PLASMA O VACCINO: LA VERA CURA E’ UNA CONSULTAZIONE PUBBLICA E TRASPARENTE

In attesa che il governo sforni il nuovo decreto (ex aprile, ex maggio ora rilancia Italia) non possiamo trascurare il dibattito che si è aperto negli ultimi giorni sulla cura contro il Covid-19. Non stiamo parlando del precedente decreto di marzo, i cui effetti ancora non si fanno vedere, ma della discussione che l’uso del plasma come terapia ha aperto in palese contrapposizione alla soluzione individuata in un nuovo vaccino.

Intanto prendiamo atto che l’uso sempre più diffuso dei social network per far circolare l’informazione impedisce il formarsi del pensiero unico che i media hanno provato a favorire ricordando che la Fondazione di Bill e Melinda Gates era già pronta da aprile a finanziare un vaccino da distribuire in tutto il mondo. Anche i più strenui difensori della prevenzione vaccinale hanno dovuto ammettere che pare inverosimile testare un nuovo vaccino per pochi mesi per poi inocularlo nelle persone sane, senza alcuna possibilità di verificare gli effetti collaterali. Peraltro, in Italia la discussione sul vaccino è già aperta da qualche anno e ciascuno si è potuto formare una propria opinione.

Ha così suscitato clamore la guarigione di una paziente all’Ospedale Carlo Poma di Mantova sotto la cura dell’equipe del prof. Giuseppe De Donno. La terapia somministrata ha riguardato l’utilizzo di plasma da parte di persone che hanno contratto il virus. I pazienti guariti donano il plasma che contiene gli anticorpi da utilizzare contro il Covid-19. Ogni donatore riesce a far guarire due pazienti riceventi grazie al quantitativo di plasma che può essere raccolto. A Mantova e Pavia si sono salvate 48 persone.

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Stiamo parlando di una soluzione trovata da un medico di frontiera il quale attende che la sua ricerca scientifica sia validata dal Comitato etico e dal Comitato tecnico-scientifico presso AIFA.

Mentre si registrano le contestazioni a tale semplice intuizione scientifica a partire da Roberto Burioni (virologo di chiara fama), ascoltate bene il sintetico intervento del prof. Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma presso il quale furono trasportati i primi malati di Covid-19 il 30 gennaio scorso.

Il breve filmato non lascia molti dubbi sulla posizione del medico che parla del vaccino come “atto d’amore per noi stessi e anche per l’altra persona”. Si tratta di un video sponsorizzato dalla Regione Lazio.

Nelle contese scientifiche la politica deve prendere posizione è può farlo soltanto mostrando la propria competenza. Ricordando l’etimologia del termine derivante dal verbo latino (“cum” e “petere”: chiedere, dirigersi a), la competenza del politico è soprattutto la capacità di unire le conoscenze tecniche, a volte difficili da approfondire perché nel mondo scientifico esistono pensieri molto distanti, per trovare la soluzione che risponda in maniera più appropriata all’interesse pubblico.

L’individuazione dell’interesse pubblico richiede un confronto aperto e trasparente tra tutti gli interessi in gioco (diritto alla salute, libertà di cura, ricerca scientifica, produzione farmaceutica, costi per il SSN etc.), senza poter affidare ad un ristretto numero di persone la decisione su una cura evitando il coinvolgimento dell’intera comunità scientifica e di tutti coloro che sono interessati alla sanità pubblica (associazioni di malati e industrie farmaceutiche comprese).

Italia Libera chiede ad AIFA ed al Ministero della Salute di promuovere la più ampia forma di consultazione per aprire un dibattito che non sia ridotto ad una contrapposizione di studi scientifici né al teatrino di interviste televisive e video fatti circolare sui social network. La salute è pubblica ed il diritto ad una piena informazione appartiene a ciascun cittadino.

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