VIVA LA FESTA DEL LAVORO E DEL MERITO!

In una Italia in piena crisi sanitaria, dove il Governo pare allentare le restrizioni ai diritti ed alle libertà fondamentali senza basi scientifiche (non si comprende infatti cosa cambi dal 3 al 4 maggio nelle statistiche dell’epidemia), oggi si festeggiano i lavoratori.

Poteva essere la festa della riapertura delle fabbriche, del commercio e dei servizi. Invece è una ricorrenza priva dei festeggiati: i lavoratori italiani sono allo stremo. Salvo coloro che hanno lo stipendio assicurato da un contratto di pubblico impiego, tutti gli altri rischiano di perdere definitivamente il posto di lavoro. L’INPS ha registrato 117.545 domande di cassa integrazione in deroga. Un numero più alto dei positivi al Covid. Oltre centomila famiglie che hanno un futuro incerto. Per non parlare poi del popolo delle partite iva (liberi professionisti, lavoratori autonomi, artigiani, commercianti, etc.) che hanno solo ottenuto un prestito dalle banche da restituire in comode rate allo Stato quando riprenderanno a decorrere i termini per il pagamento delle imposte.

Lo scenario è apocalittico e la politica non è in grado di dare risposte ai bisogni del popolo. Né il movimento del comico garante, né il partito dell’imprenditore sceso in campo o del re del selfie né gli eredi di quel partito comunista che oggi appare sempre più un circolo di nobili decadenti e di fratelli di attori. Non parliamo poi di coloro che vorrebbero essere una Italia viva e guardano il Paese morire, con un evidente ossimoro. Chi salverà l’Italia?

Nella festa dei lavoratori, almeno quest’anno senza il concerto di Piazza San Giovanni per la gioia dei residenti dell’omonimo quartiere romano e di quanti considerano quel palco ormai privo di calore ed identità, Italia Libera vuole fare una promessa ai propri Fondatori ed a tutti coloro che guardano con interesse questa piccola carovana in movimento verso la costituzione di un partito popolare.

Quando saremo nelle Istituzioni la prima proposta che presenteremo nella Commissione Affari Costituzionali del Senato sarà una riforma dell’articolo 1 della nostra Carta fondamentale. Non certo perché vogliamo eliminare il riferimento al lavoro, che al contrario deve diventare non solo un proclama ma un impegno concreto in ogni iniziativa legislativa. Noi vogliamo che l’Italia sia “una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e sul merito”. Già il merito, il grande assente nella politica italiana. Gli Italiani non meritano questa classe politica e, grazie al merito, avranno la possibilità di scegliere donne e uomini liberi e forti per rappresentarli degnamente nelle Istituzioni. Viva il lavoro, viva il merito!

 

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