PRESIDENTE, CI PERMETTA UNA DOMANDA …

Nel giorno di Pasqua, con l’Italia tutta ancora costretta in casa, per l’emergenza coronavirus, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato il seguente messaggio a Papa Francesco: “Nel silenzio di piazza San Pietro e della Basilica vuote di popolo – le cui immagini hanno toccato nell’intimo tutti, credenti e non credenti – particolarmente forte è risuonata l’eco del Suo altissimo appello ad abbandonare ogni illusorio egoismo e a vivere appieno il messaggio pasquale, percorrendo con coraggio la ‘via del servizio’”,

Egr. Presidente,
ci permetta una domanda.
Come considera le pensioni e gli stipendi faraonici dei politici italiani, mentre migliaia di famiglie italiane non hanno neppure una casa in cui vivere e, ora, neanche di che mangiare?
Come qualifica il comportamento di uno Stato, di cui Lei è il primo cittadino, che non paga i propri creditori, che sono imprenditori, cittadini italiani, causandone, non di rado, il suicidio?
Come stima uno stato che oggi controlla con droni, elicotteri, posti di blocco, ogni movimento dei cittadini, mentre per anni, anzi decenni, non ha mai reputato meritevole di tali capillari controlli chi vendeva morte, stuprava, uccideva sistematicamente.
Mi permetta, Presidente, di rivolgermi a tutti i componenti del Suo governo, parafrasando i versi di Primo Levi, in nome di ogni singolo cittadino italiano
Voi che vivete sicuri nelle vostre dimore principesche.
Voi che trovate tornando a sera ogni delizia e ricchezza.
Considerate se questo è un uomo:
Che vive braccato
Che non conosce pace
Che lotta per sopravvivere
Che viene cancellato, se anela verità e giustizia.
Meditate che questo è stato, e che lo è sempre di più:
Vi comando queste parole, in nome di un popolo oltraggiato.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa, andando per via,
Coricandovi, alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
I versi di Primo Levi continuano così:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Noi, cittadini italiani, di oggi, invece, benché violati in ogni nostro diritto, non auguriamo la malattia a nessuno; né tanto meno il crollo di lussuose ville o sontuosi appartamenti.
Però vogliamo giustizia sociale.
Poiché ogni singola violazione di essa è un crimine abominevole contro l’umanità.
E questa volta la otterremmo.
Ad ogni costo.

No Comments

Rispondi