IL DECRETO DI DON ABBONDIO

Non è assolutamente un uomo molto coraggioso e dimostra anzi in numerose occasioni la sua viltà e la sua codardia, che sono all’origine anche della scelta di farsi prete: non dettata da una sincera vocazione, ma dal desiderio di sfuggire i pericoli della vita ed entrare in una classe agiata e dotata di un certo prestigio, che offre una discreta protezione in tempi in cui regna la violenza e la legge non dà alcuna garanzia agli uomini quieti. 

Questa è la descrizione di Don Abbondio, personaggio del romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni in cui, circostanza bizzarra, si racconta anche di una epidemia di peste nel 1630 e di tumulti.

Nel leggere il copione della sua nuova conferenza stampa, il prof. Giuseppe Conte, primo ministro mai scelto dal popolo italiano neppure con un seggio in Parlamento, prosegue nella sua strategia del rigore che ci rimanda col pensiero ad un altro professore, il senatore a vita Mario Monti. Con il rigore di quest’ultimo, tra il 2012 e il 2013, sono stati introdotti il pareggio di bilancio ed è stata aperta la strada al  MES ed al Fiscal Compact.  Dell’austerity di Monti il nostro sistema sanitario porta profonde ferite in questo tempo di guerra al Covid-19. Oggi si fa strada il Recovery Fund.

Inutile sottolineare tutte le sbavature di un discorso di un avvocato del popolo che sta lasciando il popolo al suo inesorabile destino: disoccupati, partite iva, artigiani, piccoli e medi imprenditori, tutti privi di tutela. Solo coloro che hanno la fortuna di un reddito sicuro (pensionati, dipendenti pubblici ed i redditi di cittadinanza) possono ancora trovare giovamento nei discorsi di un Governo che neppure le mascherine intende mettere gratuitamente a disposizione degli Italiani.

Vogliamo però sottolineare un passaggio del discorso in cui il Presidente del Consiglio ha invitato a:

Pensare a cosa ciascuno di noi può fare per risollevare questa nostra comunità, per consentire una rapida ripresa. Dipende da noi.

Ebbene, mettiamo da parte la rabbia e concentriamoci a costruire questa nostra comunità politica di donne ed uomini liberi e forti. Partendo dall’idea bizzarra di 4 persone siamo diventati, in un mese, oltre 250 Fondatori e di questo passo cambieremo il volto della politica italiana. Quando ce lo consentiranno, e non potranno vietare per sempre la libertà di riunione sancita in Costituzione, ci ritroveremmo in piazza per fondare un nuovo partito popolare in modo da attuare la Costituzione repubblicana, calpestata da decine di anni.

Lasciamo che Don Abbondio, il curato di provincia continui a svolgere il suo ministero tenendosi fuori da ogni contrasto, mantenendo la neutralità in qualunque controversia o litigio, non contrastando mai i potenti (esemplare è la sua sottomissione a don Rodrigo).

Noi troviamo il coraggio di Renzo e Lucia per mettere al mondo una nuova Italia. E’ tutto pronto, manchi solo tu nelle Commissioni del Programma e nei Coordinamenti Territoriali.

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