LIBERI DALL’IGNORANZA DEI GOVERNANTI

Le parole del Ministro Azzolina nella conferenza stampa di presentazione delle nuove misure del Governo per fronteggiare la crisi sanitaria, che ha ucciso già 17.000 persone, sono uno schiaffo in faccia ad un 1 milione di persone.

Pensando di essere compatita il Ministro dell’Istruzione ha ripetuto il ritornello “nessuno deve restare indietro” aggiungendo poi:

Una piccola nota dolente, qui chiedo io scusa a tutti i precari della scuola a nome del Ministero dell’Istruzione. Non riusciamo ad aggiornare le graduatorie d’istituto, e questo è dovuto a procedure vetuste a lacune nella digitalizzazione del paese, in particolar modo anche del mio Ministero. Non riusciamo a portare avanti un milione di domande cartacie, con raccomandate e ricevute di ritorno e bolli. Chiedo scusa io a nome di tutti i precari e di tutti i precari e di chi lavora con me al Ministero dell’Istruzione. Riaggiorneremo l’anno prossimo con una procedura digitalizzata come quella che io avevo voluto come quella nel decreto scuola che era stato approvato a dicembre.

Si, avete letto bene. Con una piccola nota dolente, il Ministro non ha chiesto scusa a un milione di precari, ma a nome dei precari. Ma se a capo dell’istruzione si sbaglia anche l’uso della lingua italiana che altro aspettiamo per liberarci dall’ignoranza?

Entriamo però nel merito. In Italia le norme sulla dematerializzazione dei procedimenti esistono dal 1997. Nel 2005 è stato varato il Codice dell’Amministrazione digitale che prevede espressamente il passaggio dei documenti cartacei (analogici) in digitale. Se non si possono toccare le domande ed i bolli (soldi spesi dai precari) per paura del virus, circostanza opinabile, non si comprende perché non si possano riaprire tutti i termini e consentire la presentazione di una domanda telematica usando gli strumenti previsti dal predetto Codice, quale lo SPID, la firma digitale o la PEC.

Italia Libera vuole un popolo consapevole e la crisi sanitaria può essere l’occasione per accrescere le competenze di studenti di ogni ordine e grado. Immaginiamo l’immissione entro un mese di 1.000.000 di docenti sulle piattaforme utilizzate dalle scuole. I nostri giovani potrebbero fare lezioni più semplici, riducendo drasticamente il numero di partecipanti per aula virtuale. Il Governo ci ripensi, applichi la legge e garantisca il diritto di studio. Altrimenti dobbiamo credere che valga il detto, attribuito ad Ernesto Che Guevara, condottiero tanto popolare soprattutto tra i ragazzi:

Un popolo ignorante è un popolo facile da ingannare

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