EUROBOND O MES? IN OGNI CASO PAGANO I CITTADINI!

Partecipazione al MES

Il Consiglio Europeo del 26 marzo si è concluso rinviando ad altro appuntamento l’individuazione delle misure per fronteggiare la crisi economica-finanziaria che investe il vecchio continente. Il documento finale prevede che il presidente della Commissione, Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, dovranno presentare proposte di lungo periodo da concordare con le altre istituzioni. Non c’è intesa sull’impiego di Eurobond, (o Coronabond) né sullo stop al patto di stabilità.

Dopo l’iniziale sostegno all’utilizzo del MES Giuseppe Conte ha fatto marcia indietro, probabilmente ricordando che già nell’autunno scorso era stato bloccato il suo salto in avanti per firmare il nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità. La più recente posizione, sposata da altri paesi dell’UE (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna), riguarda l’attivazione di Eurobond, ribattezzati CoronaBond.

Proviamo a spiegare in modo semplice cosa sono MES e Eurobond, strumenti già praticati in passato.

Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati (in inglese European Stability Mechanism; ESM), è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziario europeo per la stabilità finanziaria della zona euro.Il MES emette strumenti finanziari e titoli, simili a quelli che il FESF emise per erogare gli aiuti a Irlanda, Portogallo e Grecia (con la garanzia dei paesi dell’area euro, in proporzione alle rispettive quote di capitale nella BCE), e potrà acquistare titoli di stati dell’euro zona sul mercato primario e secondario. L’operato del MES, i suoi beni e patrimoni ovunque si trovino e chiunque li detenga, godono dell’immunità da ogni forma di processo giudiziario. Quindi il consiglio di amministrazione del MES, una volta attivato, ha carta bianca per qualsiasi iniziativa. È previsto l’appoggio anche delle banche private. Come avvenuto in passato in Grecia, le condizioni per ottenere il finanziamento necessario per salvare il bilancio dello Stato sono estremamente impegnative come imporre riforme che riducano la spesa per garantire il rimborso dei titoli emessi.

Gli Eurobond (o anche stability bond) nel contesto della crisi dei debiti sovrani nell’area monetaria euro (a partire dall’estate 2011) sono un meccanismo di distribuzione dei debito a livello europeo attraverso la creazione di obbligazioni (in inglese bond) del debito pubblico dei Paesi facenti parte dell’eurozona, da emettersi a cura di un’apposita agenzia dell’Unione europea, la cui solvibilità sia garantita congiuntamente dagli stessi Paesi dell’eurozona. Di fatto, si immette liquidità del sistema monetario rimandando la resa dei conti. Si tratta di uno strumento che vede contraria la Germania perché l’immissione di liquidità potrebbe determinare fenomeni di inflazione ai quali i tedeschi sono particolarmente sensibili sin dalla crisi del 1923. Non è un caso che i cd paesi PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), coinvolti nella crisi del 2012 propendano per questa soluzione che non porta ad attivare meccanismi di sottomissione come il MES.

Entrambi gli strumenti sono, ricordiamolo, crediti concessi agli stati sotto forma di finanziamenti diretti (MES) o di obbligazioni (Eurobond) ripartite tra le Banche centrali nazionali. In ogni caso, si tratta di strumenti di debito, ossia di somme di denaro da restituire. Tiriamo un lieve sospiro di sollievo per il fatto che il Governo abbia deciso di mettere da parte il MES, più invasivo e pericoloso perché sottrae ulteriore sovranità politica, fiscale, economica e sociale. Tuttavia anche lo strumento dei bond rischia di pregiudicare l’Italia, aggiungendo ulteriore debito al nostro disavanzo pubblico.

L’unica strada è una moneta sovrana e l’uscita da questa Unione Europea incapace di aiutare i popoli in un momento di crisi mondiale, in cui dopo i morti di oggi piangeremo quelli di domani.

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