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lunedì 22 ottobre 2018

Movimento 5 Stelle, siete finiti, morti, zombie

Mi sono imbattuto ad un pezzo del discorso (letto) che #CasaleggioJr. ha tenuto alla pagliacciata romana del Movimento Cinque Stelle. Una manfrina sciapa riscaldata; un concentrato assolutamente mediocre di ormai stantie banalità sulle virtù taumaturgiche e superemocratiche della rete. Cose che andavano tanto di moda a cavallo degli anni ottanta/novanta tra i pionieri della cyberculture. I quali, già allora, inneggiavano alle favolose virtù che avrebbero finalmente consentito di abbattere i “privilegi della casta dei politici di professione” ed inaugurare una nuova luminosa epoca della “partecipazione diretta dei “cittadini” al processo di formazione delle decisioni.



Un mantra stanco e ripetitivo che ormai fa letteralmente a pugni con la verticalizzazione delle decisioni che vengono assunte da un gruppo dirigente ormai “professionalizzato”, che ha abbandonato da un pezzo le velleità antisistema e che si è perfettamente incardinato in un sistema di “convergenze parallele” (il contratto con la Lega) che se ne frega altamente delle pastoie della democrazia digitale.

Dalla lunga dialettica contraddittoria  tra l’esigenza di mantenere una parvenza di democrazia diretta attraverso la rete e le continue interferenze autoritarie del leader, il M5S è uscito con un nuovo gruppo dirigente professionalizzato che media su tutto, che ha abbandonato gran parte delle grandi promesse del passato, che inanella una gaffe dietro l’altra, ma cerca di fare anche di questo un idem sentire con la gente qualunque; come ha spiegato proprio ieri dal Guatemala “Dibba” a proposito dello scivolone sulla fatidica “manina” del suo sempre più goffo alter ego, Giggino Di Maio.

Un gruppo di scappati di casa che, dopo aver passato il casting lanciato in rete dalla Casaleggio Associati, è già totalmente immerso nelle solite pratiche politiciste e interclassiste di dorotea memoria, con Beppe Grillo sempre più relegato nella parte del vecchio nonno rompiballe, nostalgico dei vecchi tempi e dei passati ardori.

Il giocattolo che veniva spacciato per autentico movimento antisistema si sta rompendo sotto gli implacabili colpi di maglio dell’“alleato” Salvini, ma anche e soprattutto per effetto delle tante, troppe incongruenze e dei malintesi circa le promesse di costruire reali percorsi di democrazia diretta del popolo, tutte già naufragate davanti alla necessità di assumere decisioni politiche all’interno delle istituzioni di democrazia rappresentativa e nei confronti dell’Unione Europea “delle banche” e dei così detti “poteri forti”.

Equivoci, approssimazioni e tante bugie non fanno un’alternativa. Ed a poco vale buttarla sulla solita trita, ritrita e sempre più patetica retorica degli onesti contro i farabutti che poi diventa un boomerang implacabile perché, immancabilmente, chi di giustizialismo ferisce, poi, perisce.

Quanto durerà? Ancora un po’ di sicuro, soprattutto per l’assenza di antagonisti credibili che poi sono quelli che hanno governato fino all’altro ieri lasciandosi dietro solo macerie su macerie. E tuttavia  le contraddizioni del M5S non sono molto lontane dal punto in cui possono di colpo esplodere. Con queste premesse, è solo questione di tempo, ma mica tanto. Le grandi aspettative che il M5Stelle ha suscitato sono inevitabilmente destinate ad infrangersi contro il muro delle troppe contraddizioni interne che lo rendono incapace di interpretare e ad affrontare le grandi questioni del paese.

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