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martedì 16 ottobre 2018

GIU' LE MANI DAI BAMBINI

Pagare la retta dello scuolabus e della mensa non è una trovata della sciagurata sindaca di Lodi. Lo fanno tutti i comuni. Perché alla scuola sono stati tagliati i finanziamenti, non da oggi, da quando al governo c’era Berlusconi, alle Finanze c’era Tremonti e Gelmini – “beata ignoranza”- stava al ministero dell’istruzione, senza neanche capire che ci stava a fare.





Non è giusto ed elegante speculare sui nomi degli avversari politici ma la tentazione nel caso dell’assessore leghista Suellen (!) Belloni è troppo forte. La farmacista/amministratrice che espelle i bambini dalle mense delle scuole lodigiane, perché i genitori non riescono a produrre certificati del Togo o dell’Ecuador circa il loro(eventuale) stato patrimoniale, rappresenta “scientificamente”, con quel nome tratto direttamente dalla soap opera “Dallas”, l’antropologia della destra italiana.

Un’antropologia nutrita dal combinato disposto di americanismo e provincialismo, che nel berlusconismo televisivo (il passaggio dopo pochi mesi di Dallas dagli schermi della Rai a quelli canale 5 fece epoca) ha trovato, prima che nel berlusconismo politico e nel leghismo, l’incubatore.

La scuola italiana, pur con tutti i suoi limiti e con sempre maggiore fatica è stata, nei decenni di Dallas e poi di Dynasty e poi del grande fratello e un argine a questa destra. Un argine democratico, popolare, nazionale: democratico, perché pur agendo pesantemente in essa le sempre più forti diseguaglianze sociali ha mantenuto un orizzonte di cittadinanza costituzionale, popolare perché la scuola è rimasta l’unico spazio pubblico presente anche nei settori più emarginati (dalle periferie urbane ai piccolissimi centri), nazionale perché ha costituito un potente fattore di integrazione nazionale sotto il profilo culturale ma anche sociale, di cui è manifestazione un corpo docente prevalentemente meridionale ( che non a caso è stato tra i bersagli preferiti della Lega)

E se certo non si può dire che a scuola si è tutti uguali perché c’è il riconoscimento di ogni diversità si devono riconoscere i grandi sforzi fatti per mantenere aperta, molto più che in altri ambiti della società italiana, questa tensione positiva tra uguaglianza e diversità. La scuola ha affrontato così con un orientamento positivo, anche se con enormi limiti, la questione delle migrazioni, sia della migrazione dal Sud del paese (in forte quanto nascosta ripresa) sia di quella dai tanti Sud del mondo.

Forse anche per questo la scuola è stata sottoposta ad un violentissimo attacco tanto dai ministri dell’istruzione berlusconiani quanto da quelli renziani. Un attacco che ha lasciato molti segni.

In un paese in cui l’evasione dall’obbligo scolastico è sempre in agguato, in cui i diplomati sono meno del 50%, al di sotto della soglia europea e i laureati neanche il 10%, la metà degli altri paesi, imporre queste gabelle agli scolari è un crimine contro il diritto all’istruzione, l’accesso alla cultura, una discriminazione economica, contraria alla nostra Costituzione. Ostacolare la scuola pubblica è rendere zoppa la democrazia. Un crimine non casuale: si definanzia la scuola pubblica, si foraggia la privata.

Oltre alla dispersione scolastica, il basso numero di diplomati e la penuria di laureati, il fenomeno dell’assenza di strumenti pubblici che forniscano l’autoformazione, la cura della propria istruzione e cultura è uno dei fenomeni che colpisce la popolazione italiana: per dirlo chiaro, l’analfabetismo di ritorno e la mancanza di stimoli all’apprendimento è la causa fondamentale del bassissimo numero di lettori di giornali e libri. Un popolo ignorante è quello che ci vuole a certe politiche.


Per questo è gravissima l’azione della giunta di Lodi, non solo per il suo carattere ignobile e grottesco. Essa segna, simbolicamente, un salto di qualità nell’attacco alla scuola della Repubblica. L’apartheid della mensa, prepara l’apartheid nella società, esso è in clamoroso contrasto con il lavoro faticosissimo che decine di migliaia di insegnanti compiono ogni giorno contro gli stereotipi, esso è un fatto che colpisce direttamente il lavoro educativo di cui lo spazio e il tempo della mensa fanno integralmente parte.

Non a caso viene da quel leghismo che, in piena collaborazione tanto con i forzisti (Formigoni, Aprea, Gelmini) quanto con settori renziani ha fatto della scuola lombarda un laboratorio di politiche liberiste (laboratorio da cui proviene il ministro Bussetti) e adesso punta alla rottura del carattere nazionale del sistema dell’istruzione con la regionalizzazione di risorse e competenze.

Ostacolare la scolarizzazione di massa nei primi anni di vita scolastica con gabelle alla mensa è anche un inno all’ignoranza delle norme basilari di uno stile di vita sano: si rinuncia alla diffusione dell’educazione alimentare del paese che ha inventato la dieta mediterranea.


Questa deriva deve trovare una forte resistenza, lotta per espellere il razzismo dalle aule (e dalle mense) è parte essenziale per difendere la scuola della Costituzione. È stato giusto raccogliere i soldi per sanare queste insopportabili discriminazioni. Ma è tempo di raccogliere le forze per proteggere e diffondere il diritto all’istruzione per tutti.

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