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mercoledì 29 agosto 2018

Solo la cultura ferma le mafie

Non è retorico affermare che la cultura veicola una forza che può accomunare generazioni, etnie, gruppi sociali, ideali politici diversi per raggiungere un unico grande obiettivo, quello di sconfiggere definitivamente i sistemi mafiosi che ancora oggi arrecano incalcolabili danni alla vita civile ed economica del nostro Paese.


Non è retorico perché i frutti di questa battaglia che si combatte ogni giorno, ad ogni livello, dalla più piccola biblioteca di quartiere fino alle grandi campagne guidate dalle associazioni nazionali come Libera, sono sempre più visibili e tangibili, e rappresentano la concretizzazione di quella che è nata come una grande speranza, come un grido unanime che ha iniziato ad attraversare la Penisola dagli ultimi due decenni del secolo scorso per prendere sempre più forza dopo l’assassinio di Falcone e Borsellino.

Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Parole di Paolo Borsellino che racchiudono  l’importanza e la necessità di informare ma soprattutto di formare i giovani attraverso percorsi mirati in base al loro grado di istruzione.

La lotta alla mafia non è fatta solo di arresti e processi alla criminalità, ma di quel movimento culturale che dovrebbe coinvolgere tutti soprattutto le nuove generazioni educandoli alla legalità.

E’ necessario che tale argomento , diventi una consuetudine scolastica; non solo nell’approssimarsi del 21 Marzo giornata della memoria delle vittime di mafia o il 23 maggio nel ricordo di Falcone e Borsellino.

Il fenomeno della criminalità organizzata è in forte espansione ed ha cambiato pelle: non più a suon di omicidi, notevolmente diminuiti, ma attraverso il giro di affari leciti che nascondono il riciclaggio dell’illecito inoltre, se nei decenni passati si pensava che il fenomeno fosse circoscritto ad alcune aree geografiche, allo stato attuale l’infiltrazione mafiosa si è estesa a macchia d’olio su tutto il territorio nazionale condizionando il tessuto economico e politico.

Si spera sempre che, di generazione in generazione, si possa constatare un cambiamento e tutti coloro che spendono volentieri il loro tempo a parlare di legalità nelle scuole,  continuano a crederci.

I giovani non sono così superficiali come si è soliti dipingerli,  interessati solo ai loro smartphone, poiché quando ci si confronta con essi su tematiche complesse, sono molto profondi e più coinvolti di quanto si possa pensare.

Le mafie non sono estinte,  sono silenziose e  trattano molti più affari  grazie alla complicità di imprenditori e liberi professionisti compiacenti come certi politici facilmente corruttibili. Per questi motivi, nella lotta alla criminalità, è centrale il tema culturale ed il ruolo delle nuove generazioni.

La cultura è la più grande nemica della mafia, è in grado di far perdere consensi.

E’ la scuola Il mezzo attraverso Il quale si può e si deve divulgare la cultura della legalità.

La scuola insegna il senso civico, il rispetto degli altri, la mafia li distrugge. La scuola deve puntare sulla qualità della vita di tutti, la mafia supporta gli interessi di pochi.

Legalità significa giustizia, libertà, rispetto, uguaglianza e coraggio. Bisogna insegnare ai ragazzi ad essere futuri adulti liberi in grado di rispettare il prossimo, capaci di esprimere le proprie opinioni liberamente avendo il coraggio di non abbassare lo sguardo di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, all’illegalità.


Tra le parole più importanti della Costituzione c’è ovviamente il lavoro, diritto fondamentale di ogni cittadino, che non è più tollerabile, in una democrazia avanzata, sia soggetto a un potere basato sul clientelismo, sull’ingiustizia, sul malaffare.
Ci sono inoltre cultura e paesaggio: i capisaldi, anch’essi individuati con grande lungimiranza dai padri costituenti, di una comunità che sceglie di non sottostare alla legge del più forte ma di credere invece nella bellezza, che è la più grande ricchezza di cui siamo eredi e che dobbiamo trasmettere a chi verrà dopo di noi: una bellezza costituita non solo dal più grande patrimonio storico e artistico del mondo, ma anche dalla ricchezza delle nostre tradizioni, delle culture locali, delle produzioni agricole e artigianali, nonché dalla nostra capacità di progettare industrie pulite, città più sicure e accoglienti, comunità più coese e solidali, che non sfruttano e non rifiutano chi viene da lontano per fuggire dalla guerra e dalla povertà.

La conoscenza, l’informazione, il coraggio di costruirsi una strada alternativa rispetto a quelle già tracciate da chi vede le persone solo come strumenti al servizio dei propri interessi: questi sono i migliori antidoti al potere mafioso.
«Io credo nel mistero delle parole – ha scritto Sciascia ne “Gli zii di Sicilia” – e, che le parole possano diventare vita, destino; così come diventano bellezza»; e dunque, ancora, non è retorica, ma è anzi indice di fiducia in un reale cambiamento il credere che contro la mafia e il suo silenzio omertoso il potere più grande sia quello delle parole che raccontano di cultura, di legalità, di bellezza e di futuro.


“La mafia teme la scuola più della giustizia. L’istruzione taglia l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, parole di Antonino Caponnetto che fanno comprendere ancor di più quanto sia indispensabile che la lotta alla mafia passi anche attraverso i banchi di scuola.

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