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giovedì 30 agosto 2018

POLYBIUS: IL MISTERIOSO VIDEOGAME NATO PER CONTROLLARE LE MENTI

Quella che vi raccontiamo oggi tratta della leggenda metropolitana (piuttosto recente) nata attorno a Polybius, un videogioco dagli effetti nefasti. Un videogioco che è tutto un mistero: lo si è visto (e giocato) esclusivamente per un periodo limitato di tempo, in poche sale giochi di un'area circoscritta degli USA agli inizi degli anni '80: la sua storia si tramanda "da nerd a nerd" da allora, diffondendosi come un virus su centinaia di pagine web.


Una delle leggende metropolitane più singolari riguarda il fantomatico Polybius, un misterioso videogame arcade distribuito nel 1981 (che in molti affermano che non sia mai esistito) creato da Ed Rotberg, un programmatore famoso per aver sviluppato molti giochi, e realizzato dalla Sinneslöschen, una presunta azienda della Repubblica Ceca.

Il videogame deve il suo nome a Polibio, storico greco vissuto nel 200 a.C., noto perché affermava che gli storici non dovrebbero mai narrare di avvenimenti che non possano essere verificati con fonti e testimonianze, e per l’invenzione della Scacchiera di Polibio, un celebre sistema crittografico.

Polybius era un coin-op, un videogioco a gettoni per intenderci, dalle grandi potenzialità per l’epoca (per via dell’uso dell’innovativa grafica vettoriale) che però, mettendo il giocatore di fronte a particolari forme geometriche e suoni psichedelici, provocava disturbi psichici di vario tipo quali amnesia, epilessia, incubi notturni e perdita di interesse verso altri videogiochi.

Le caratteristiche “stupefacenti” del gioco sembra andassero ben oltre la dipendenza e gli attacchi epilettici, con misteriosi messaggi subliminali come “suicide yourself – suicidati” che erano nascosti nel gioco e apparivano all’improvviso durante le partite.


Queste particolari funzioni venivano impostate e programmate tramite una sorta di backdoor, un’interfaccia nascosta utilizzata da alcuni “uomini in nero” che saltuariamente visitavano le sale giochi di Portland (dove Polybius fece la sua comparsa) per “settare” i cabinati, raccogliere dati dal gioco e testarne gli effetti stupefacenti sui giocatori i quali, si narra, formassero file lunghissime nella speranza di poter fare qualche partita.

Uomini in nero come i celebri Men in Black di Hollywood, videogame ipertecnologici (per l’epoca) che creano dipendenza e il fatto che Polybius sparì improvvisamente dalle sale giochi circa un mese dopo la sua distribuzione, hanno contribuito ad alimentare, per l’appunto, una delle teorie cospirative più singolari ed affascinanti di sempre.

Nel 1998 il sito Coinop pubblicò una pagina web, che è ancora online, in cui si descrive Polybius come un puzzle game arcade che in realtà nascondeva un progetto segreto della CIA per il controllo comportamentale.

Il mistero di Polybius torna ciclicamente a far parlare di sé, tanto che nel 2006 un certo Steven Roach, che aveva commentato la pagine dedicata al gioco su Coinop.org, sostenne di aver lavorato alla realizzazione di Polybius nel 1980, spiegando che i fantomatici uomini in nero altri non erano che dei dirigenti della società che gli aveva commissionato il gioco e che, saltuariamente, verificavano personalmente le sale giochi presso le quali si verificavano gli attacchi epilettici.

Roach fornì anche una descrizione del videogioco, parlando dell’interfaccia e della struttura, cosa che suggerì ad un gruppo di appassionati di ricreare il gioco sulla base delle parole di Steven, progetto che vide la luce con un arcade game (visibile qui di seguito) ben fatto e con un’ottima grafica ma, ovviamente, senza effetti psichedelici di sorta o funzioni nascoste per il controllo della mente.

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