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venerdì 31 agosto 2018

OPPORSI AL FASCISMO è UN DOVERE

“ Fuorviati dal mito della “brava gente” non colsero la modernità di una politica totalitaria efficace e coerente”.
Fa effetto questa frase, estrapolata da un contesto di un articolo che sottolineava come – al tempo delle leggi razziali del fascismo (1938) – l’antifascismo avesse sottovalutato il peso di quel provvedimento e anche chi come Nenni e Rosselli avevano intuito la gravità di quella svolta si erano limitati a denunciare la barbarie di Mussolini assolvendo il popolo.

La frase in questione appena sopra riportata è parsa il miglior commento all’incontro Salvini – Orban.

Non è solo razzismo, è qualcosa di più profondo che sta incontrando consenso e aggregazione nei settori più diversi del popolo: appunto Un quadro totalitario anche in quest’occasione, dopo 80 anni, efficace e coerente.

 Questo tipo di analisi deve allora rappresentare uno spunto fondamentale di riflessione per chi deve organizzare la Resistenza e l’Alternativa al quadro totalitario che si sta presentando.

L' ideologia fascista è sbagliata perché è chiusa, e non andrebbe neanche tollerata.Come si può, in un mondo dove anche i fascisti usufruiscono della globalizzazione, dei prodotti e del lavoro di altre nazioni, essendo parte dello sfruttamento altrui, credere di "murare" un'ideantità nazionale dimenticandosi che la vera nazione è la Terra stessa, e non una singola nazione creata, solo dopo tantissimo sangue, dai nostri avi?

Dal fascismo non può nascere nulla di buono perché, se partono con l'idea che l' uomo è corrotto (in stile Hobbesiano) e necessita di uno Stato forte, autoritario e violento, allora è un' ideologia da punire e sopprimere.

 Usare impropriamente il termine fascismo dimenticandone le peculiarità storiche, ci dice, può dunque portare a confusione, a spostare in astratto problemi che sono interni alla democrazia stessa, creare confusione e non aiutare ad affrontare nodi (economici, sociali, culturali) molto importanti e, soprattutto, specifici della nostra età contemporanea. Infine, usare la categoria di fascismo in modo disinvolto ad esempio come equivalente di razzismo, può portare a un mascheramento del fatto che anche chi si professa democratico o non fascista può scoprire di essere razzista. Il razzista può essere in ciascuno di noi e usare il termine fascista in certi casi può coprire, nascondere e costituire un alibi per non affrontare un problema culturale che esula dalla cultura fascista.

Siamo consapevoli che non solo le idee hanno reso possibile la concretezza del regime, ma anche e soprattutto le condizioni storiche specifiche legate all’economia, alla cultura, alla società, alla fine di una guerra mondiale che aveva cambiato radicalmente la vita delle persone, al loro ritorno dalle trincee o nelle nuove fabbriche in una società di massa, all’aspirazione di ascesa sociale di classi o frazioni di classi che si stavano costruendo, preludio e incarnazione stessa della modernità e della sua crisi (cfr. Modernità totalitaria, a cura di E. Gentile, Laterza, Roma-Bari, 2001). Non siamo alla fine di un conflitto mondiale, all’orizzonte non pare aprirsi un biennio rosso, le forze economiche egemoni (ma gli equilibri politici possono mutare) dimostrano di rivolgersi altrove rispetto a una sentinella nero vestita.

Eppure non abbiamo sempre detto, con Primo Levi, che occorre meditare perché “questo è stato”, perché non accada ancora? Dal momento che il fascismo è stato soprattutto una storia italiana, poi esportata con “successo”, non conviene prestare particolare attenzione ai contenuti politici contemporanei piegati a quello spazio simbolico, sia pure oggi minoritario, ma in crescita, che ha una presa particolarmente forte a causa della semplificazione del messaggio di chiusura, esclusione, identitarismo? La destra, quella peggiore, è già diventata egemonica sul tema migranti, spostando dalla sua parte tutto l’arco costituzionale, con effetti devastanti, di cui le condizioni documentate delle carceri e dei centri di detenzione libici non sono che una delle conseguenze visibili . Non pare di essere allarmisti di fronte a un’avanzata identitaria così prepolitica e dunque con alta capacità d’infiltrazione, concreta.

E come si può concepire da un punto di vista fascista o neofascista un Movimento 5 stelle che in alcune regioni ha fatto votare una giornata delle vittime dell’unità nazionale. Sono osservazioni utili, che ci servono per chiarire concetti e fare ecologia di parole. Allo stesso tempo si deve notare che ormai da tanto la Lega sta gradualmente abbandonando la propria collocazione tradizionale e che questo cammino l’ha portata a cancellare dal simbolo la parola “nord”. Una parola che era anche un programma politico estremamente importante e mutato proprio con la segreteria di Salvini, che ha completato l’operazione sostituito lo slogan “prima gli italiani” – che oggi condivide con altre forze di estrema destra più o meno parlamentari – a quello precedente: “prima il nord”.

Così il neoborbonismo se dal punto di vista storico-filologico si pone in contraddizione con l’idea di nazione e di unità nazionale, riprende al contempo quella di piccola patria, una sorta di ipernazionalismo che esaspera ancora di più la ricerca di mitologie fondative e identitarie, riavvicinandosi a qualcosa che ci fa evocare il fascismo, o alcuni dei suoi tratti elementari, da un altro versante. Un versante più profondo che non è solo un problema del 5 stelle o della Lega, che con Salvini ha intensificato il suo flirt a destra (nonostante qualche distinguo di componenti attualmente in minoranza) ma è un fiume carsico che inquina e sta inquinando l’intera cultura politica italiana, diventando senso comune, idea di normalità.

Bene le manifestazioni, ma non basta la piazza: serve la politica organizzata, serve un accanito contrasto culturale, occorre un esercizio quotidiano di controinformazione e di denuncia del pericolo in tutti i campi.


In gioco c’è molto non solo della nostra democrazia, ma anche del nostro pensiero, del nostro modo d’essere individuale e collettivo.

Teniamone ben conto agendo con intelligenza, comprendendo come quanto ciò che sta accadendo si lega alla condizione materiale di vita (e quindi ai temi della sopraffazione, dello sfruttamento, della crescita esponenziale delle disuguaglianze a tutti i livelli) e di come sia necessario offrire (e praticare) una visione alternativa della società, senza nostalgie ma comprendendo appieno i gravi pericoli in atto e guardando avanti chiamando all’aggregazione sociale e all’elaborazione di un progetto politico.

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