BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 16 agosto 2018

Mentre il governo è impegnato a dire falsità, ecco i ponti già crollati e quelli a rischio

Mentre sto Governo di BUFFONI dopo la strage provocata dal cedimento del Ponte Morandi di Genova, sono impegnati a fare propaganda (non revoca più la concessione a #Atlantia,Non revocherà le concessioni e nel frattempo sicuramente non blocca l'aumento dei pedaggi  ), dire cazzate (vincoli europei che non esistono) e sciacallaggi politici.




Il disastro del ponte Morandi a Genova potrebbe ripetersi. In realtà non è nemmeno il primo episodio del genere in Italia, ma solo il più letale. Soltanto negli ultimi due anni sono ben quattro i viadotti venuti giù: nel 2017 è toccato al cavalcavia sull’A14 ad Ancona (due morti), al viadotto della tangenziale di Fossano (Cuneo), a quello di Fiamara Allaro, in Calabria. L’anno prima era accaduto in Lombardia, con il crollo del viadotto che passa sopra la Valassina (Milano-Brianza, un morto).

C’è poi la mappa dei ponti che stanno ancora in piedi ma sono a rischio crollo. Come due dei quattro ponti sulla superstrada Milano-Meda, in Brianza, e il viadotto dei Lavatoi, in provincia di Como. E ancora, spiega La Stampa: in Piemonte sono a rischio i viadottidi Stura di Demonte, Ferrania e Chiaggi, in Abruzzo quelli danneggiati dal terremoto sulla A24/A25, in Campania quello di Ariano Irpino, in Sicilia il ponte sulla statale 18 tra Gioia Tauro e Palmi e quello sulla stata 107.

La Sicilia, del resto, non è nuova a crolli simili a quello di Genova: nel 2009 in provincia di Catania sulla strada statale 626 Caltanissetta-Gela si spezzò in due il viadotto Geremia. Nel 2013 collassarono il viadotto Verdura, tra Agrigento e Sciacca, e un pezzo del ponte ferroviario tra Caltagirone e Gela. Nell’estate del 2016 venne giù il viadotto Petrulla sulla strada tra Licata e Ravanusa. La strada panoramica 28 di Enna ha iniziato a cedere nel 2009 e ha continuato così fino al 2015, anno in cui venne giù anche il viadotto Scorciavacche. “Ho chiesto il nome del responsabile. Pagherà tutto. È finita la festa” twittò allora il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Corsi e ricorsi della storia.

Sotto accusa questa volta è finito anche l‘ingegner Morandi (1902-1989). La storia recente non lo favorisce. Già altri ponti firmati da lui avevano ceduto o erano stati chiusi prima di poter provocare morti e distruzione. Il primo esemplare di Morandi era stato eretto in Venezuela, a Maracaibo, nel 1962, ma già due anni dopo venne giù: una petroliera in avaria urtò due pilastri e tre campate si sbriciolarono. In quel crollo ci furono sette morti.

“Morandi non mise in conto che una nave potesse sbagliare campata. Era un ingegnere di grandi intuizioni ma senza grande pratica di calcolo”, dice al Corriere della Sera l’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova e critico del viadotto sul Polcevera.

Lo scarso senso pratico dell’ingegnere venne fuori anche nel terzo ponte costruito, quello inaugurato nel 1970 in Sicilia per collegare Agrigento a Porto Empedocle. Venne chiuso nel marzo del 2015, riaperto due mesi dopo ed infine interdetto definitivamente nel 2017, dopo che i video diffusi da un’associazione ambientalista avevano mostrato fiotti d’acqua tracimare dai pilastri. Nonostante l’annuncio di “celeri lavori di manutenzione” ad oggi il ponte è ancora sbarrato.

In Italia ci sono ancora il ponte San Nicola a Benevento, il Ponte Amerigo Vespucci sull’Arno a Firenze, il viadotto Bisantis a Catanzaro, il ponte sull’Arno tra Empoli e Spicchio di Vinci, demolito nel 2011 dopo i danni subiti durante l’alluvione del 1966. Anche in quel caso non mancarono le polemiche.

0 commenti:

Posta un commento