BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

mercoledì 15 agosto 2018

#Genovaponte. non è fatalità

Ponte Morandi, perché è venuto giù? Per qualche ora l’Italia superstiziosa e bambina, impressionabile e fantasiosa, implausibile e ciarliera, ignara di fatti ma ghiotta di impressioni…per qualche ora dopo il crollo questa Italia e le sue televisioni e giornali e siti e social hanno condiviso fosse venuto giù per un fulmine. O per un nubifragio. 


Una tragedia che colpisce ancora una volta il nostro paese, lasciando dietro di se morti e devastazione e tante domande che rimangono senza risposta.

Alcune cose però le sappiamo, una di queste è che le fatalità non esistono.

Il primo (ed anche l’ultimo) a rendersi conto che la cosa non poteva funzionare fu Bettino Craxi, nella seconda metà degli anni ’80.

Un’autostrada costruita negli anni ’50-’60 per il traffico dei turisti (pochi, come i soldi a disposizione) dei pendolari (pochi, le ferrovie funzionavano) e per i trasporti locali (e cosa vuoi portare, i pomodori in Spagna?!? C’avranno ben i loro!) iniziava a dare segni di “terza età”: diamo il merito a Craxi d’essersene accorto. O, almeno, d’aver ascoltato i suoi consiglieri. Oppure per una tangente? Va bene, magari anche per quello.

Craxi pose il problema ed il governo dell’epoca iniziò a studiare i costi per un “passante” che sarebbe dovuto passare alle spalle di Genova, da Voltri a Nervi, quasi tutto in galleria: chi era solo di passaggio (come gran parte dei TIR, che vanno dalla Spagna alla Romania e viceversa), poteva scansare tutti i rallentamenti dovuti ai 7 caselli dell’area urbana di Genova, e non scendere quasi in città a rompere i cosiddetti. Costo, 5,5 miliardi di lire. Poi arrivò Tangentopoli, e tutto passò in cavalleria.

Perché, la realtà di Genova è quella d’esser lunga 30 km e sottilissima, al punto che i viadotti dell’autostrada, oramai, in alcuni punti sono in piena città. Secondariamente, i genovesi sono obbligati ad usare l’autostrada per recarsi al lavoro o, comunque, per non infilarsi nel mortifero traffico cittadino: nel tratto autostradale di Genova, incontri anche autobus del trasporto locale, i camion dell’immondizia, ogni sorta di furgoni, furgonetti e camioncini.

L’ingegnere Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova già nel 2016 affermava che il crollo del viadotto Polcevera o Morandi, costruito tra il 1963-1967 dall’impresa Condotte progetto dell’ing. Morandi era una tragedia annunciata.  il viadotto è lungo 1.182 metri, che consentono all’A10 di attraversare non solo il fiume Polcedera, ma anche i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano di Genova. La campata maggiore raggiunge i 210 metri, l’altezza delle pile arriva a 90 metri e, per realizzare l’opera, è stato utilizzato cemento armato precompresso e cemento armato ordinario per l’impalcato per le torri e le pile. L’ingegner Morandi, brevettò un sistema di precompressione denominato ‘Morandi M5′ che applicò ad altre sue opere. Caratteristica è la struttura del ponte a cavalletti bilanciati che riassume l’unione tra la trave precompressa isostatica e le strutture strallate che si ritrova nel viadotto Polcevera, ma anche sul più lungo e precedente Ponte General Rafael Urdaneta sulla baia di Maracaibo (Venezuela), lungo 8,7 km con 135 campate, di cui solo le 6 centrali con schema statico strallato. In un’intervista del 2016 l’ingegner Antonio Brencich aveva affermato: Il Viadotto Morandi ha presentato fin dall’inizio diversi aspetti problematici. Come il ponte di Maracaibo nei primi anni 2000, anche il ponte sul Polcevera fu interessato da imponenti lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine anni ’80 primi anni ’90, con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. Brencich inoltre ha spiegato: & Oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati, è necessario ricordare un’erronea valutazione degli effetti differiti (viscosità) del calcestruzzo che ha prodotto un piano viario non orizzontale. Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità”.               &Anche in questo periodo sul ponte erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto, ha comunicato Autostrade per l’Italia in una nota aggiungendo che ”i lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della direzione di tronco di Genova”.

La riflessione oggettiva a cui si giunge, alla luce della vita utile che dovrebbe avere una struttura del genere (almeno 100 anni) – si legge ancora su Ingegneri.info – è che fin dai primi decenni il ponte è stato oggetto di manutenzioni profonde (fessurazione e degrado del calcestruzzo, nonché creep dell’impalcato) con costi continui che fanno prevedere che tra non molti anni i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto sarà giunto il momento di demolire il ponte e ricostruirlo.

Inoltre i lavoratori dell’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti Amiu nel centro di via Argine Polcevera a Genova Campi avrebbero più volte segnalato all’azienda “la caduta di calcinacci” dal ponte autostradale Morandi prima del crollo./ Lo ha scritto su Facebook la moglie di un lavoratore dell’Amiu impiegato nella sede.



LA NATURA E LE PESSIME CONDIZIONI STRUTTURALI DEL VIADOTTO HANNO ANTICIPATO LA DEMOLIZIONE, CON, PERO’, UN COSTO UMANO E MATERIALE ALTISSIMO.

Prioritario, e lo dimostra la tarantella sulle grandi opere che 5 stelle, leghisti e pd stanno facendo da quando questo governo è stato eletto, è l’equilibrismo politico, quello dei grandi interessi, il business delle grandi opere inutili figlie degli interessi dei soliti noti. Il denaro è ciò che muove il business delle grandi opere, non la sicurezza dei cittadini, un sistema che il governo “del cambiamento” aveva detto avrebbe disarticolato ma noi lo vediamo ancora vivo e vegeto, pronto a drenare altri soldi pubblici ed indirettamente sottrarre a tutti noi il denaro necessario per vivere senza rischiare di morire nei nostri territori.

Non c’è solo qualcosa che non funziona, non si tratta di fare tarantelle polemiche, è un sistema marcio che continua a vivere e rinnovarsi, nonostante le roboanti dichiarazioni dei volti politici della tv. I politici nostrani tramite tweet e brevi dichiarazioni si accusano a vicenda, provando a tenere per ora bassi i toni nonostante la campagna elettorale perenne e convergendo su un generico “le responsabilità verranno accertate dalla magistratura”.

Abbiamo sperimentato in questo ultimo anno sulla nostra pelle cosa vuol dire svegliarsi in mezzo alle fiamme o avere la montagna che ti crolla sulla testa, pensiamo a quello che accade nel nostro paese ogni volta che piove un po’ più del dovuto, quando la terra trema, quando i treni deragliano. Tutti questi morti sono nostri, sono famiglie, gente comune, persone che vanno a lavorare, che portano i figli a scuola, che tirano avanti per come si può.
/

Siamo vicini a tutte le famiglie colpite da questa ennesima tragedia.

0 commenti:

Posta un commento