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mercoledì 15 agosto 2018

#Genovaponte, LA SCONFITTA CIVILE E MORALE PER L'ITALIA


L’allerta meteo era arancione per oggi, e ciò che mi si para davanti gli occhi poco prima di mezzogiorno mi ricorda la stessa quantità di pioggia che “devastò” Genova nelle due alluvioni.



Abbiamo spalato fango, pianto i nostri morti e cercato di dare forma alla nostra rabbia, percorrendo dopo la seconda alluvione la Valbisagno ancora martoriata verso il centro cittadino e gridando a gran voce che l’unica vera e grande opera a Genova era la messa in sicurezza del territorio e la manutenzione di una città martoriata, senza che venissero fatte altre colate di cemento.

Inutile dire che quel grido è stato inascoltato.

Facendo zapping su FB vedo una foto che mi gela il sangue, immediatamente dopo un post che non ho il tempo nemmeno di metabolizzare tanto è assurdo.

Quell’immagine immediatamente l’associo ad un contesto di guerra, le sinapsi del mio cervello aprono una voragine su ciò che ho visto direttamente con i miei occhi in scenari bellici, come se un bombardamento avesse demolito il ponte Morandi.

Telefoni a casa a parenti ed amici, sincerandoti che stiano tutti bene: è uno strano rituale, a cui purtroppo sono abituato dai terremoti in Emilia, dalle alluvioni della Superba e dagli attentati che hanno costellato le capitali europee.

Un racconto al telefono di un parente stretto di una persona a me cara, per interposta persona, ti rigela nuovamente il sangue: guidando sul ponte, ha sentito dietro di sé un boato e sull’altra carreggiata ha visto i camion inchiodare disponendosi in seno obliquo rispetto al senso di marcia, e fare segno affinché le macchine si fermassero.

Pensi a quante volte hai fatto quel ponte da un lato all’altro della Superba, o per andare al mare a Ponente, in una di quelle giornate spensierate di riposo, cantando stonato un brano sparato dallo stereo.

Pensi a quel gigante, un po’ anziano, che posava sui piloni dominando la Valle lungo quella lingua di cemento, senza soluzione continuità, figlia dello sviluppo industriale e della speculazione edilizia.

Genova ancora oggi mi sembra una bestia ferita inseguita dai cacciatori di frodo che ne cantano “le umane sorti e progressive” nel mentre vogliono accorparla, magari pronti a fare gli sciacalli per “venderci” soluzioni peggiori dei mali che viviamo.

Genova mi sembra un gigante dai piedi d’argilla che si è trovata in eredità un modello di sviluppo che non da ai suoi figli di che campare e che sono costretti ad emigrare o ad “arrabattarsi” in qualche modo.

La pioggia è cessata, ma non laverà via le nostre lacrime, le nostre preoccupazioni, il senso di vulnerabilità, l’essere in mano ad una manica di criminali senza scrupoli…

Difficile inventarsi qualcosa di più vicino all’impossibile e all’irreale. I ponti non vengono giù per un fulmine. Mai. E’ come ipotizzare un albero venga sradicato da un tuono. E’ come ipotizzare una scossa di terremoto possa far precipitare un aereo con lo spostamento d’aria. Ma qualcuno ci ha creduto. E più d’uno lo ha mandato in rete e in onda. Peggio ancora, o meglio ancora se misurato con la scala della balla ignorante, quella del ponte abbattuto dal nubifragio. I temporali non ammazzano i ponti. Ma qualcuno ci ha pensato. E più d’uno lo ha mandato in rete e in onda.

Per qualche ora…Per qualche ora si è vista un’Italia più che comprensibilmente sotto choc mostrarsi però istintivamente o ormai quasi naturalmente incline, propensa, pronta e credere, prestare orecchio alla…qualunque. Senza nessun argine di plausibilità da parte del sistema di informazione e comunicazione di massa. Anzi. Per qualche ora, poi sono arrivate le parole e tesi “politiche” sul perché ponte Morandi è venuto giù. Poi è arrivato il peggio. Il peggio oltre ogni immaginazione.

Ha cominciato Danilo Toninelli ministro dei Trasporti. A quasi due ore dal crollo Toninelli ha detto ad ogni tv  che il problema era la manutenzione, che la manutenzione anche minima era trascurata, che lui da 60 giorni aveva dato ordine di curare la manutenzione, ma quelli di prima…Quindi a quasi due ore dal crollo ministro Toninelli letteralmente non sapeva di che parlava: ponte Morandi era il più monitorato e manutenuto d’Italia. Da decenni. E’ venuto giù non certo per mancata manutenzione. Ma Toninelli non aveva letto in due ore neanche una scheda o nessuno del suo staff gliela aveva fatta leggere. O forse a Toninelli è venuto d’istinto solo fare campagna elettorale: noi buoni, quelli di prima…A quasi due ore dal crollo, questo lo spessore di competenza e anche di civismo di Toninelli ministro.

Col trascorrere delle ore non poteva mancare la spiega suol perché ponte Morandi è venuto giù fornita dal ministro in topless estate 2018, alias Matteo Salvini. Che ha spiegato che la colpa è, indovina? Dalla Ue, dell’Europa che ha imposto l’austerità e quindi ha negato i soldi per far star su ponte Morandi. Ponte Morandi intorno al quale da decenni si spendono e si sono spesi soldi senza che nessuno facesse obbligo di austerità. Si spendevano, è documentato, perché quel ponte era in qualche modo un malato cronico. Bastava consultare una scheda per saperlo, bastava chiedere a un competente, magari chiedere solo a Google. Ma a Salvini che interessa sapere? L’Uomo è spiccio e quindi: venuto giù per colpa dell’Europa e “tutti in galera” i colpevoli.

Tutti in galera chi? Esclusi come si è visto Zeus lancia fulmini, Giove pluvio e gli agenti del Maligno che non facevano manutenzione al ponte, chi resta da mandare in galera? Non l’Unione Europea che è troppo vasta e comunque non c’entra non avendo mai scippato euro o bloccato euro per ponte Morandi, chi ci mandiamo in galera? Perché davvero ponte Morandi è venuto giù, sotto quale peso?

Sotto il peso insostenibile di un’Italia codarda. Codardia, vigliaccheria civile civica della politica e della gente, la pubblica opinione e i partiti e i movimenti e i governi e la gente uniti e concordi nel codardo non fare. Ponte Morandi era, non col senno di poi ma con documentazione e proposte stese e scritte nero su bianco, da demolire e rifare. Non perché stesse crollando, allora e subito quando fu proposta la demolizione. Ma perché non ce la faceva più con la sua struttura a reggere 25 milioni di transiti veicolari l’anno. Ponte Morandi era del 1967. Ne andava rifatto uno nuovo.

Ma una politica codarda e un gestione vigliacca della cosa pubblica non se la sono mai sentita di “imporre” alla città, alla gente, all’elettorato un paio di anni di lavori e disagi. E la gente, i comitati, i movimenti si oppongono, impediscono, bloccano, ricattano la politica: se apri cantiere sotto casa mia non ti voto e organizzo cagnara contro. Una pubblica opinione, una brava normale gente codarda e vigliacca che vuole i viadotti ma non i cantieri, gli smartphone ma non le antenne, l’ energia ma non i gasdotti…E che ha paura, diffida della scienza, dell’industria, dei cantieri, delle opere pubbliche.

Aggiungi un sistema di lottizzazione dei poteri e delle decisioni costruito al preciso scopo di bloccare ciascuno l’altro, aggiungi una burocrazia funzionale al sistema condominiale dei poteri, aggiungi la fobia del cantiere uguale tangente, aggiungi la totale sparizione nella pedagogia sociale e nella consapevolezza del cittadino made in social (ma anche made in tv) del concetto di beneficio differito nel tempo e ottieni il peso sotto il quale è venuto giù Ponte Morandi.

Nessuna azienda che se l’è sentita di investire e affrontare grane e la certamente infinita battaglia per demolire e ricostruire. Nessuna forza politica o responsabilità (?) di governo che se l’è sentita di andare contro vento e imporre demolizione e ricostruzione. Nessun ceto sociale dirigente, nessuna casta (sì, casta) della competenza e responsabilità che abbia avuto l’ardire e la forza di dire che l’opinione disinformata e incompetente non è democrazia ma solo casino istituzionalizzato.

E mica solo quelli di prima come dice Toninelli. M5S in veste locale di No Gronda andava denunciando la “favoletta del ponte Marconi che veniva giù” come bugia di coloro che volevano costruire altra opera pubblica, niente meno che un’altra tangenziale per Genova. M5S in veste No Gronda andava dicendo che Ponte Morandi sarebbe stato in piedi altri 100 anni. Non sapevano, non sapevano nulla. Erano incompetenti. E non sono certo loro i colpevoli del crollo. Ma parlavano a vanvera e avevano come solo obiettivo, sola fobia quella di non far costruire nulla, mai. Sono quelli di oggi, al governo. L’Italia codarda si è incarnata, inverata anche in loro.

E allora chi mettiamo in galera, tutti in galera chi? Autostrade società e poi le amministrazioni comunali e regionali di Genova e Liguria per mezzo secolo o quasi? E i ministri dei Trasporti e poi le associazioni e i comitati dei cittadini e i No qualcosa e i No tutto di tutta Italia e la pubblica opinione e la gente che si oppone e ferma? E i contribuenti che no, se no sono altre tasse e i vigilantes delle tastiere e la brava normale gente che se fanno un altro ponte è per mangiarci sopra? E le burocrazie e le magistrature che l’un l’altra si marcano in una eterna partita quando si tratta di costruire e le imprese che quando perdono un appalto regolarmente ricorrono ai Tar così tutto si blocca fino a spartizione?

Non per fulmine, pioggia, incuria o mancanza di soldi è venuto giù Ponte Morandi. E’ crollato sotto il peso di una società civile ammalata di pavida indifferenza di fronte alla cosa pubblica, malata di panico del perdere o disturbare l’unica cosa a cui tiene e cioè la cosa privata, personale, di lobby o di territorio.

E’ crollato sotto il peso di una politica vigliacca che neanche si sogna di creare consenso a qualche buon fine, il consenso le basta e avanza, qualunque sia il fine. Una politica vigliacca e ceti professionali e ceti una volta dirigenti impauriti e proni. E pubblica opinione, gente, brava gente comune afflitta da codardia civile e culturale. Fino a dar forma compiuta al cittadino irresponsabile, irresponsabile di tutto in piena consonanza e concordia con la sua rappresentanza politica. Diritti sì, tutti. Doveri no, nessuno. E che nessuno si azzardi e soprattutto ognuno si faccia i fatti suoi. Ecco l’insostenibile peso sotto il quale ponte Morandi  Genova è venuto giù.

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