BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

lunedì 23 luglio 2018

No, noi non celebreremo #Marchionne

In queste ore in cui precipitano le condizioni di salute di Sergio Marchionne vediamo già all’opera stampa e telegiornali che ne santificano la figura mentre, più pragmaticamente, il gruppo dirigente FCA lo sostituisce prima della riapertura dei mercati.


Difronte a questa beatificazione incontrastata vogliamo ricordare brevemente alcune sue grandi gesta:

Campione nel capitalismo “mordi e fuggi”, per decenni si è appropriato di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico per poi trasferire la sede legale e fiscale all’estero, mantenendo in Italia stabilimenti fantasma dopo aver paventato un “progetto Italia” utile solo come ricatto per vincere il referendum del 2010 a Pomigliano d’Arco, risultato raggiunto anche e soprattutto grazie alla complicità dei sindacali confederali, questa vittoria ha significato un salto di qualità nell’azzeramento dei diritti e della dignità dei lavoratori in Italia, fungendo da apripista al Jobs Act Renziano.

La politica non ha posto vincoli a lui e alla Fiat, questa è la ragione per cui oggi Marchionne lascia l’azienda in mezzo a un guado, con la certezza che la famiglia Agnelli non sia in grado da sola di reggere la sfida del futuro. La politica poteva fare altro? La risposta apolide, denazionalizzante di Marchionne è stata accettata: nessun governo ha chiesto a Marchionne di investire in Italia, nessuno gli ha chiesto di non omologare l’operaio italiano a quello di statunitense o a quello turco. Nessun governo ha chiesto, soprattutto, la restituzione – con investimenti – delle risorse pubbliche che l’Italia ha dato alla Fiat.

Del “modello Marchionne” oltre all’attacco al contratto di lavoro ricordiamo anche il carattere coercitivo e repressivo, come le minacce di licenziamento ai dipendenti in malattia, i turni massacranti, i reparti confino, i riposi forzati o la cassa integrazione.

All’ombra del “mito” Marchionne ci sono migliaia di vite invisibili che sono state schiacciate e travolte in nome della ristrutturazione competitiva dell’azienda.

Per questo non potremo mai unirci al coro di chi lo vuole celebrare, per noi è e rimarrà un padrone, e davanti al padrone mai ci toglieremo il cappello.

2 commenti:

  1. Se stessimo in un paese democratico marchionne ora starebbe a marcire in galera! Si e' pappato intorno ai 500milioni di euri nella sua permanenza alla fiat e sono soldi nostri di tutti gli italiani! Altro che grande uomo!

    RispondiElimina
  2. Se stessimo in un paese democratico marchionne ora starebbe a marcire in galera! Si e' pappato intorno ai 500milioni di euri nella sua permanenza alla fiat e sono soldi nostri di tutti gli italiani! Altro che grande uomo!

    RispondiElimina