BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

domenica 1 luglio 2018

Mafia e slot machine, binomio fortunato

Le slot machine rappresentano la classica gallina dalle uova d’oro per le mafie, infatti i proventi illeciti ricavati dal gioco d’azzardo, servono ai clan per finanziare i latitanti come per mantenere le famiglie degli affiliati rinchiusi in carcere al 41 bis.

Non esiste inchiesta contro le mafie che non includa il capitolo giochi d’azzardo con organizzazioni operanti su tutto il territorio nazionale.

Fra i primi a comprendere la potenzialità derivante dai giochi illeciti è Paolo di Lauro detto Ciruzzo o Milionario che già nel 2002, iniziò questo business emergente rivelatosi poi una vera e propria manna.

Oggi il giro d’affari illecito con le slot machine è secondo solo al traffico di droga e spesso i capimafia preferiscono spostare i loro affari proprio sul gioco d’azzardo essendo più redditizio e meno rischioso.

È il caso di Rocco Fermia boss arrivato in Emilia Romagna in soggiorno obbligato capace di controllare tutta la filiera del gioco dai produttori di macchine alla distribuzione, arrivando a piazzare più di 2500 slot machine truccate in tutta Italia.

Sono apparecchi del tutto simili a quelli legali ma non collegate alla rete informatica della Sogei,
 la società del Ministero dell’Economia che controlla ogni giocata.

Le mafie si buttano a capofitto dove c’è la possibilità di guadagni facili e , come è noto, gli italiani sono un popolo di giocatori e di scommettitori.

Tale mercato sempre di più crescente è passato dai 96 miliardi di euro del 2016 ai 101 miliardi del 2017, la metà di questo giro d’affari proviene dalle slot machine.

Dal 2004, anno in cui le slot vengono legalizzata, le mafie hanno creato in business utilizzando diversi canali: la gestione delle slot frutta circa 1000 euro la settimana per ogni macchina truccata, le mafie controllano le sala giochi e sono in grado di creare software clandestini grazie a programmatori prevalentemente provenienti dall’Est Europa formando una vera e propria rete a disposizione delle consorterie criminali

Tra  essi il re del poker on line Gino Tancredi che ha introdotto il poker on line in Italia con un fatturato di 18 miliardi di euro l’anno.

La mafie si affidano al gioco d’azzardo perché sanno che le slot machine illegali non sono facilmente individuabili poiché per stabilire se una macchinetta mangiasoldi è truccata o meno sono necessari controlli molto approfonditi.

Le schede clonate sono in grado di occultare il 20/30% delle giocate  reali ai Monopoli.

Sta tutta qui la difficoltà nell’arginare questo fenomeno ed il costante aumento delle slot rende impossibile un controllo capillare.

0 commenti:

Posta un commento