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venerdì 13 luglio 2018

L'antimafia è un grosso business

In un mondo sempre più mercantilistico, anche nobili ideali come l'antimafia possono essere sfruttati e merceficati per creare ingenti profitti.

Il Procuratore Nicola Gratteri ha utilizzato parole tanto chiare e vere: ” Le associazioni antimafia stanno diventando un business e bisogna smetterla di erogare contribuiti in maniera così consistente, così come bisogna smetterla di far intervenire gli studenti ad incontri molto spesso inutili sulla legalità e sulla criminalità organizzata. Si potrebbero organizzare di pomeriggio in orari extrascolastici e non di mattina quando i ragazzi devono fare lezione. Basta insomma con l’antimafia di parola e di maniera”.

Una antimafia di parola che fa proclami, che riempie le piazze ma che concretamente si alimenta grazie ad un business milionario.

Sono circa 2000 le associazioni antimafia iscritte nei registri delle regioni e dei comuni.

Fondare una associazione antimafia è semplice: si utilizza il nome di un eroe antimafia per attirare l’attenzione, ci si costituisce in associazione onlus ambito regionale.

Associazioni che non vivono esclusivamente dei contributi dei propri iscritti, ma hanno la possibilità di accedere al 5 per mille. Grazie a progetti nelle scuole come ad acquisizioni di e si stila  uno statuto per poi iscriversi all’albo regionale delle organizzazioni di volontariato.  Anche per le fondazioni l’iter è semplice e  possono richiedere il riconoscimento alla prefettura operando a livello nazionale o in bandi nazionali o locali oppure tramite finanziamenti, si arriva a far circolare svariati milioni di euro nelle varie associazioni e comitati, inoltre la trasparenza non è di casa con bilanci spesso introvabili

Non solo finanziamenti, esiste infatti un modo lecito e semplice per ingrassare le casse delle associazioni antimafia, costituirsi parte civile nei vari procedimenti istruiti in tutte le procure italiane.

Alcune associazioni hanno sedi in tutta Italia proprio per potersi costituire nei vari processi sparsi da nord a sud..

In uno dei processi più importanti degli ultimi anni, Mafia Capitale,  le richieste delle associazioni per costituirsi parte civile sono state 64: 41 bocciate e 23 accolte.

L’associazione antimafia più nota “Libera” fondata da don Luigi Ciotti nel 1995, già fondatore del Gruppo Abele, nell’anno 2014 ha ottenuto un risarcimento di 500 mila euro nel processo “Meta” , proventi reimpiegati per l’assistenza legale dei familiari vittime di mafia o per i testimoni di giustizia.

Libera è iscritta dal 2002 nel registro nazionale delle Associazioni di promozione sociale, gode di una rete di oltre 1500 associazioni locali, comitati  e gruppi, 20 coordinamenti regionali, 82 provinciali e 278 presidi locali.

Una associazione presente su tutto il territorio nazionale che ha quindi la possibilità di costituirsi parte civile nei vari procedimenti penali istruiti per reati di mafia, da Nord a Sud. Solo nel 2016 Libera si è costituita parte civile in 23 procedimenti con annessi i vari stralci.

Al processo “Infinito” la Federazione Antiracket Italia è riuscita ad ottenere un risarcimento di 50 mila euro ed è molto attiva nei vari tribunali informandosi sui possibili procedimenti nei quali potrebbe costituirsi parte civile.

Non importa se l’imputato possa o meno risarcire perché in caso di inadempienza ed incapacità patrimoniale, interviene lo Stato pagando le associazioni attingendo al fondo vittime di mafia.

Altro business sono i beni confiscati nel quale campo Libera gode di una sorta di “monopolio”  grazie alle numerose associazioni satelliti che le gravitano intorno. Arriva a gestire circa 10 milioni di euro in beni confiscati.

Con un tale giro d’affari è inevitabile che la mafia si interessi all’antimafia e quanto dichiarato dal pentito  della ‘ndrangheta Luigi Bonaventura non fa altro che metterci il carico da novanta: “La ‘ndrangheta studia a tavolino la possibilità di avvicinare associazioni antimafia per continuare i propri affari”.

Non sono pochi i casi nei quali soggetti facenti parte di associazioni antimafia siano incappati nelle maglie della giustizia per una mala gestione dei beni a loro assegnati o per fondi spariti.

L’antimafia si fa business e così facendo, si rischia di snaturare il vero senso civico dell’antimafia, parrebbe che l’unico scopo sia cercare di ottenere la fetta più grossa disponibile sul mercato, così l’antimafia è diventata un mestiere.

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