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martedì 26 giugno 2018

I ricchi ci stanno smutandando, ma per i politici e per la maggioranza degli italiani il problema sono i migranti

La ricchezza dei super paperoni cresce per il sesto anno consecutivo. Merito, sostiene il rapporto, anche delle cosiddette criptovalute.

In Italia il numero è aumentato di circa il 9%, passando da 251.500 a 274.000 individui. Nella classifica mondiale prima del nostro Paese ci sono gli Usa, il Giappone, la Germania, la Cina, la Francia, il Regno Unito, la Svizzera, il Canada e l’Australia. I dati Capgemini confermano la crescita delle disuguaglianze e delle differenze sociali tra aree geografiche e tra le classi sociali. I ricchi sono sempre più ricchi, mentre una parte sempre più numerosa della popolazione mondiale s’impoverisce.

Nel 2017, 68,5 milioni di persone sono fuggite da guerre, violenze e persecuzioni (rapporto annuale Global Trends, pubblicato da l’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati). Le persone costrette alla fuga ‘sono pari al numeri di abitanti della Thailandia’, cioè, nel mondo, una persona ogni 110. L’85% dei rifugiati risiede nei paesi in via di sviluppo e ‘quattro su cinque rimangono in paesi limitrofi ai loro’. Gli esodi di massa verso altri paesi sono piuttosto limitati (Turchia e Libano), due terzi sono sfollati all’interno del proprio paese.

Quindi, è venuta meno la sua ragione sociale: la difesa del mondo del lavoro, la difesa dei più deboli e poveri, fino a subire l’egemonia culturale del neoliberismo dove gli interessi dei cittadini sono subordinati a quelli degli azionisti, dove le lobby economico-finanziarie contano più della collettività e dei governi, dove l’interesse privato viene anteposto a quello pubblico.

In nome della governabilità, della mera riduzione del danno, larga parte della sinistra ha limitato il suo orizzonte concettuale, dimenticando il conflitto.

Come scriveva Machiavelli, il conflitto è sempre la dimensione originaria della politica. E’ grazie al conflitto che si è realizzata la modernità e la democrazia.

Dimenticando tutto ciò, ha anche ignorato quel blocco sociale che da sempre era stato il suo maggior punto di riferimento: il mondo del lavoro, degli svantaggiati, dei pensionati a basso reddito, degli artigiani e di tutti coloro che il lavoro non riescono più a trovarlo.

Ci sarà un motivo se blocchi sociali caratterizzati da lavoratori, precari, disoccupati, non incontrano più la sinistra e si consegnano alla destra o alla sterile protesta.


Un mondo ingiusto, diviso in due, ma per i nostri politici e per la maggioranza degli elettori italiani il problema sono i migranti la cui unica colpa è quella di fuggire da guerre e carestie.

Allora dobbiamo rimetterci in gioco seriamente e riallacciarci a quel tessuto sociale confuso e smarrito.


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