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sabato 23 giugno 2018

Disperati come merce

Dove c’è misera e disperazione la criminalità organizzata trova terreno fertile, fiuta l’affare e sfrutta in ogni modo la possibilità di guadagnare sulla pelle di esseri umani disperati attirati dal miraggio di una vita migliore.

Con i migranti si guadagna di più rispetto al traffico di droga, così diceva Salvatore Buzzi, ras della cooperativa 29 giugno, intercettato nell’ ambito dell’inchiesta mafia capitale.

Un migrante per giungere in Italia paga dai 3 mila si 6 mila euro e prevalentemente si rivolge ad organizzazioni criminali che organizzano il viaggio della speranza che si trasformano spesso in viaggi di morte.

Il  pagamento avviene prevalentemente in contanti o con il sistema di Money Transfer del mondo islamico,  l’ Hawala.

È una transazione basata sull’onore nella quale non esiste un effettivo trasferimento di denaro ma il soggetto pagante che deve dei soldi ad un altri soggetto effettua la transazione grazie ad un tramite, una compensazione tra debiti e crediti senza trasferimento effettivo di denaro.

L’ intera filiera del traffico di esseri umani, perché di ciò si tratta, coinvolge gruppi criminali di varie origini: nigeriani, magrebini, albanesi con il placet delle nostre mafie stipulando un sodalizio criminale che porta benefici a tutti gli attori coinvolti alimentando il traffico di droga e guadagnando su appalti e subappalti nella gestione dell’accoglienza.

Le rotte utilizzate sono sempre le medesime, la rotta Tunisia Italia nella quale il ruolo di cosa nostra è stato evidenziato in una operazione di polizia risalente al 2011 nella quale venne arrestato il boss Salvatore Greco legato al clan Santapaola.

La Tunisia è sempre stata terra di rifugio per gli uomini d’onore siciliani a partire dal periodo fascista quando” alcuni mafiosi sfuggiti alle retate del Prefetto Mori si rifugiarono a Tunisi fondando una famiglia mafiosa.

La rotta proveniente dalla Libia è diventata dopo la morte di Muhammad Gheddafi, quella prediletta. La Libia è in mano a milizie e terroristi che si finanziano con il traffico illegale di armi, droga e traffico di esseri umani.

Un business gestito da varie tribù, Fezzen-Tebu, Tuareg e Awlad Suleiman con i quali il governo italiano ha stipulato nel 2017, un patto per fermare i flussi di.migranti, un accordo che non ha sortito una diminuzione sostanziale né tantomeno uno stop del flussi migratori.

Non sono le tribù che si sporcano le mani, ma lo fanno fare alla mafia nigeriana che, grazie alla sua presenza sul territorio italiano dal 2003 non essendo più suddita delle nostre organizzazioni criminali, rendendosi indipendente, gestisce il flussi migratori e in cambio ha stipulato contratti di collaborazione con le mafie autoctone e consente il passaggio di droga dal Brasile, Colombia e Pakistan facendole transitare dalla Nigeria per poi giungere sul nostro territorio.

Mafia nigeriana e tribù libiche, quindi sono collegate coinvolgendo anche mafiosi italiani nella tratta di esseri umani.

Tutti i soggetti coinvolti hanno come unico fine il guadagno sulla pelle di disperati. Le mafie organizzano il viaggio, intascano i fondi statali previsti per la gestione dell’accoglienza, sfruttano il loro lavoro nei campi pagandoli da 1 a 3 euro all’ora, li utilizza come spacciatori (sii pensi al quartiere di Palermo Ballarò dove lo spaccio è gestione esclusiva della mafia nigeriana), sfrutta le donne attirare con la speranza di un lavoro lasciandole in strada a prostituirsi.

Si stima che ne 2016 le ragazze nigeriane prostitute sfruttate siano 11mila.e che nel primo semestre 2017 sono giunte in Italia altre 5000 ragazze costrette sulle strade.

Non può esistere buonismo di fronte ad un network criminale dedito alla tratta di esseri umani. La catena si può spezzare esclusivamente all’origine non certo quando già sbarcano nel nostro paese.

In tutti ciò non è da sottovalutare il ruolo delle ong più volte accusate  essere non dei salvatori in mare, ma dei veri e propri “taxi” chiamati nel momento in cui si è a conoscenza diretta di un carico umani in arrivo.

Sulle connessioni tra ong e traffico di esseri umani sta indagando dallo scorso anno il P.M. Zuccaro della Procura di Catania, la presenza a ridosso delle acque libiche di navi delle ong che stazionano attendendo il loro carico inviato sui gommoni di scarsa fattura, non in grado quindi di solcare le acque del mare in sicurezza è un fatto acclarato.

Non si possono sottovalutare tutti questi fattori, non è possibile parlare di migranti ma di vera e propria tratta di esseri umani molto spesso a scopo di schiavismo nei campi come sulle strade, non si può accettare che il tutto avvenga sotto gli occhi dei governi europei che non hanno avuto sino ad ora, l’intenzione di arginare il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

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