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venerdì 1 giugno 2018

DIFENDIAMO IL NOSTRO FUTURO CHE HA UN CUORE ANTICO

In un momento di inaudita gravità- in cui si sta affossando la Costituzione – e non perché Mattarella ha travalicato i limiti ma perché è  appena nato un governo i cui spiriti vitali chiaramente di destra della Carta tradiscono lo spirito e anche la lettera – si rende urgente e necessario ricostruire un forte movimento per la democrazia, reale perché ugualitaria pacifista solidale aperta contraria ad ogni forma di discriminazione di qualsiasi genere.
Quella democrazia che nel nostro paese ha un cuore antico e cuore pulsante , fatto battere dalle lotte che operai contadini intellettuali hanno condotto contro le ricorrenti forme di limitarne la portata al solo momento elettorale.
Ha il suo cuore nelle fatiche terribili dei tanti confinati che durante il fascismo hanno sacrificato tutto e che nei luoghi del confine hanno seminato il germe della democrazia e creato legioni di giovani pronti a lottare; ha il suo cuore nei tanti comunisti che a rischio della vita a tenevano i collegamenti tra le cellule pur presenti nel nostro paese e il gruppo dirigente in esilio;
Ha il suo cuore nella Resistenza, nell’Assemblea Costituente e nella COSTITUZIONE REPUBBLICANA e nei valori che solennemente enuncia e sancisce e impone che vengano raggiunti.
Ha il suo cuore antico a Portella della Ginestra, a Modena, a Melissa; ha il suo cuore antico nelle lotte contro lo Scelbismo e le discriminazioni anticomuniste, contro Tambroni,, contro gli attacchi antidemocratici e anticostituzionali ( ricordiamo il piano Solo e DeLorenzo) contro la catena interrotta di stragi e i conseguenti nascondimenti della verità.
Questo cuore antico pulsa e fa scorrere sangue forte e giovane, suscita volontà di non mollare, indica gli obiettivi da raggiungere, crea quell’intellettuale collettivo che è intelligenza e volontà trasformatrice.
A quel cuore antico bisogna tornare, non con nostalgia ma con spirito critico per ricostruire le larghe alleanze per la democrazia sostanziale
Riannodiamo le fila di un discorso di un sentire di un volere di un fare che il capitale finanziario dominante nel nostro paese ha cercato di spezzare ricorrendo ad una guerra di classe all’incontrario, che non ha esitato a ricorrere alla violenza stragista e che ha trovato poi connivenze in gruppi dirigenti che come Esaù hanno scambiato la lotta per la transizione con il misero piatto di lenticchie di una pretesa legittimazione.
Richiamare quel cuore antico significa oggi riprendere un discorso interrotto , senza massimalismi a con la convinzione che oggi nella nostra situazione di crisi o si avvia un progetto di transizione o la barbarie delle diseguaglianze si espanderanno fino a diventare a trasformare il paese in un “misero umanaio” con un nucleo sempre più ridotto di super miliardari e una sempre più vasta massa di poveri cui vengono negati anche i diritti fondamentali.

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