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lunedì 18 giugno 2018

Che affoghino tutti..??? noi stiamo già affogando..

Sondaggi d’opinione (ma basta ascoltare in strada) registrano approvazione di massa per porti chiusi alle navi cariche di migranti. Percentuali arie vengono fornite ma la dimensione è quella di circa il 70 per cento di favorevoli. Porti chiusi piace. E non solo all’elettorato leghista dove porti chiusi è plebiscito. Porti chiusi sfonda tra l’elettorato M5S, porti chiusi conquista un terzo dell’elettorato di sinistra.


Non è stata sottoposta a sondaggio ma la probabilità che piaccia anche la seconda e conseguente mossa di Matteo Salvini ministro, plenipotenziario o quasi, è alta. La seconda e conseguente mossa, quella gemella e sorella di porti chiusi è lo stop alle navi Ong. Le navi delle Organizzazioni non governative cariche di migranti non dovranno attraccare mai più o quasi nei porti italiani.

La seconda mossa di Salvini, il blocco alle navi Ong, si basa su dati di fatto e su dati di ideologia. Entrambi reciprocamente si sostengono. L’ideologia salviniana è nota: l’invasione degli stranieri, lo snaturamento della società che ne consegue, la difesa delle radici e della identità. Insomma la cultura della terra e del sangue come appunto elemento identitario e della corruzione di una purezza al contatto con l’alterità.

I numeri degli arrivi. Per quanto riguarda i flussi via mare, il 2018 è di certo l’anno con il numero più basso di sbarchi nel nostro paese. Secondo i dati del ministero dell’Interno dal 1 gennaio al 14 giugno sono arrivate 15.445 persone (di cui 10.700 dalla Libia), il 76% in meno rispetto al 2017 quando nello stesso periodo sono arrivate 65.427 persone. Sul totale annuo già l’anno scorso era stato registrato un calo complessivo dopo gli accordi tra il nostro paese e la Libia. Alla fine del 2017 le persone sbarcate sono state 119.369 mentre nel 2016 erano 181mila, 154 mila nel 2015 e 170 mila nel 2014.

Ma quante delle persone arrivate in Italia sono state salvate dalle navi delle ong? Uno dei temi al centro del dibattito politico è proprio quello che riguarda il salvataggio in mare ad opera delle organizzazioni umanitarie. Secondo il rapporto realizzato dal comando generale della capitaneria di porto e Guardia costiera, dal titolo Attività Sar nel Mediterraneo centrale, nel 2017 su 114 mila persone soccorse in mare, 46.601 sono state salvate dalle navi delle organizzazioni non governative: Moas, Seawatch, Sos Mediterranèe, Sea Eye, Medici senza frontiere, Proactiva Open Arms, Jugend Rettet, Save the children. Di queste ora in mare, operative per le operazioni di Search and Rescue, sono rimaste solo Sos Mediterranèe con la nave Aquarius e Sea Watch. Il resto dei soccorsi ha riguardato le navi di Guardia Costiera, Marina militare italiana e Guardia di finanza per un totale di 29.190 soccorsi, a questi si aggiungono i 14.976 tratti in salvo dalle navi di Frontex, gli 11.355 dalla navi mercantili, 10.669 dalle unità militari di EunavforMed e 1.495 dalle unità militari esterne. Interessante anche il dato relativo al periodo 2014-2017. Come evidenziato anche da  Ilaria Sesana su Altreconomia: in questi questi quattro anni le navi delle ong hanno soccorso 114.910 persone su un totale di 611.414, pari al 18,79% del totale. Ben più significativo è stato il contributo congiunto di Guardia Costiera (GC), Marina Militare (MM) e Guardia di Finanza (GdF) italiane, che complessivamente hanno tratto in salvo 309.490 persone, pari al 50,62% del totale.

Altro dato oggi molto contestato è sul reale numero delle persone che una volta salvate in mare e arrivate nel nostro paese hanno diritto a restare. Nel 2017 le domande accolte in prima istanza sono stare 33. 873, il 40 per cento di quelle esaminate (81. 527). Di questo l’8 per cento ha ricevuto l’asilo, un altro 8 per cento la protezione sussidiaria, mentre il 25 per cento la protezione umanitaria. Il 58 per cento invece ha visto la sua domanda respinta. Il dato è più o meno simile nel 2018. Nei primi 5 mesi sono state esaminate 40.064 domande di protezione: nel 6,5 per cento dei casi le persone hanno ricevuto lo status di rifugiato, nel 4,1% la protezione sussidiaria e nel 28,2 per cento la protezione umanitaria. Nel 61, 2 per cento un diniego.

Con tutta probabilità è propaganda ostile e infondata accusare le Organizzazioni non governative di fare soldi e affari con i migranti. E’ però sostanzialmente corretta l’accusa di svolgere una sorta di servizio taxi per i migranti portati appunto alla stazione taxi in mare dagli scafisti.

Dunque Salvini l’ha pensata così: impedisco alle navi Ong di attraccare e sbarcare nei porti italiani. Ne fermo una , poi altre due, poi e sempre il più che posso. Ma neanche Salvini che è Salvini può fare delle coste e dei porti italiani un muro invalicabile e presidiato da armati. Non si può (e si spera non sia necessario spiegare perché non si può) impedire a chiunque di soccorrere in mare e quindi condurre in porto chi è stato soccorso. Non si può chiudersi nella “fortezza Europa” e fregarsene di quel che accade nel tratto di mare tra Libia ed Italia.

Quindi Salvini l’ha pensata così: niente navi Ong, però a soccorrere in mare ci pensano le navi italiane (domani magari europee coordinate dall’Italia). Navi italiane che soccorrono e raccolgono in mare migranti, però molte miglia più in là. Più in là, più indietro rispetto alla Libia e rispetto alla linea che occupano le navi Ong. Più indietro, più vicino all’Italia le navi che soccorrono, molto più vicino all’Italia. E molte più miglia da percorrere in mare da gommoni e barcacce.

Così…così cosa? Così gli scafisti tornano ad usare le navi madri come facevano una volta, le navi che poi arrivate vicino all’Italia scaricano gommoni e barcacce? Così gli scafisti rinunciano perché il viaggio dei migranti in mare diventa troppo lungo e pericoloso? Così migranti si imbarcano di meno perché aumentano i rischi? Così…affogano?

Sì, certo: porti chiusi gran consenso. E folle, politicamente folle, chi non comprende cosa questo significhi e continua a inventarsi un popolo dell’accoglienza che non esiste. Sì, certo le navi Ong facevano e fanno da taxi (non da complici). Ma tenere la linea di soccorso a ridosso delle acque territoriali italiane non è poi questa gran trovata. Si faceva anche prima e si è cambiato perché i migranti arrivavano molto più di quanto non arrivino ora e per di più ne affogavano molti più di adesso.

Ed ecco allora l’altra grande misura, idea, progetto. Mica solo di Salvini, stavolta europea. Si pronuncia hot spot in Africa. Vuol dire che si fanno dei campi raccolta di migranti e si fanno in Africa, per meglio dire come dice la definizione ufficiale “nei paesi di origine e/o transito”. In questi campi hot spot il migrante va, chiede asilo politico o status rifugiato o fa domanda in quanto migrante economico, aspetta risposta e documenti dai paesi europei. In caso di risposta affermativa ottiene permesso e parte legalmente per l’Europa. In caso di risposta negativa se ne torna a casa sua. Nel frattempo nel campo hot spot è stato assistito, nutrito, rispettato. Insomma non un albergo ma un campeggio, magari lungo ma un campeggio con ospedale, mensa, sala giochi, palestra, ufficio postale, rappresentanze consolari…

Questa l’idea cui sta lavorando l’Europa stufa di accogliere migranti. Idea che ha la solidità del cono gelato al sole di agosto. Hot spot nei paesi di origine? Cioè campi sicuri e che rispettano legalità e diritti umani in paesi dai quali si fugge perché ci si scanna e perché non c’è legge? Hot spot nei paesi di transito? Cioè ad esempio in Libia. Affidati a chi? Ai libici? Il che almeno in quota parte è come dire affidati agli scafisti.

E i moltissimi soldi che occorrono, ammesso che gli Stati europei decidano di sborsarli, in mano a chi? Ai governi dei paesi africani coinvolti, ai gruppi che detengono il potere nei territori, alle tribù e clan? Oppure in mano ad una sorta di corpo di spedizione sanitario, sociale, diplomatico, burocratico europeo che accoglie, inquadra, smista i migranti in terra d’Africa? Corpo di spedizione che andrebbe protetto, e quindi militari europei laggiù. E i paesi africani ce lo farebbero fare, ci darebbero il permesso? A quanto lo venderebbero il permesso ad una “legazione” europea sul loro territorio?

Spostare la frontiera europea in Africa è una bella pensata se uno pensa agli elettorati e alle società europee: migranti arrivano solo quelli buoni e legali, migranti in porto e in strada non si vedono più, tutto è spostato lontano dagli occhi. Ma mettere la frontiera europea in Africa vuol dire prendersi in Africa una mini colonia e gestirla. Con possibili infiniti guai se non lutti.

Porti chiusi grande consenso, campi migranti in Africa grande miraggio. Ed Europa che sotto la pressione migratoria sviluppa anticorpi fascisti, ad ogni sbarco di migranti europa che imbarca acidi e veleni che corrodono e intossicano la democrazia. Così stanno le cose, qui e adesso. Possono migliorare, certo. Possono peggiorare, non è da escludere.

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