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martedì 22 maggio 2018

Giuseppe Conte, curriculum abbellito, #M5S mente #cinecurriculum

Giuseppe Conte professore di diritto e avvocato di livello non aveva certo bisogno di abbellire il suo curriculum vitae e studi con i fronzoli e festoni di un mese l’anno per cinque anni di fila di frequenza e perfezionamento presso la New York University. Né aveva bisogno di ingentilire il medesimo curriculum attestando un  periodo di studi presso International Kultur Institute di Vienna. Però l’ha fatto e non si capisce perché sia stato tentato prima e conquistato poi dalla voglia di svolazzi. Vanità? Superficialità? Malintesi? Un senso diffuso e condiviso dell’aggiungi tanto non guasta?
Conte per il suo Curriculum, ha usato il metodo Giannino-Bossi jr., questo ce la dice tutta, su quale personaggio potremmo avere come premier.

Giuseppe Conte di fiocchi e nastrini non ne aveva bisogno, però li ha messi. O qualcuno li ha messi per lui e lui ha lasciato che fossero apposti. Forse compiaciuto dell’aggiunta, forse sicuro di una ormai raggiunta invulnerabilità in quanto “amico del popolo” come è stato letteralmente battezzato da Luigi Di Maio.

Fatto sta che alla New York University non risulta un Giuseppe Conte, né come studente né come docente. Al massimo, aggiungono ad New York, può essere passato da quelle parti come auditore, un paio di giorni. E questi che passano per un paio di giorni la New York University non li registra.

Fatto sta che il Kultur Institut di Vienna non è una scuola di diritto internazionale, ma più modestamente una scuola di tedesco.

Insomma nel curriculum di Giuseppe Conte presidente del Consiglio indicato come tale a Mattarella da Salvini e soprattutto da Di Maio tutto è stato messo a far brodo. Talmente tanto da risultare con lo stucchevole sapore del caramello e non proprio tutto di carne, c’è anche del dado da brodo promosso al rango di carne sul menù ufficiale.

Giuseppe Conte non ne aveva bisogno, va detto per la terza volta. Ma lo ha fatto o lo ha lasciato fare. Ha abbellito o lasciato abbellire il suo curriculum. Troppo brodo, santo chef. E lo chef è M5S. E’ tutta M5S la ricetta che consiglia, incoraggia, gusta, esalta…l’abbellimento. Mastro Chef Di Maio: “Stiamo scrivendo la storia”. Quando stava scrivendo il testo, qua e là vago, di un accordo politico e di governo. “La Terza Repubblica dei cittadini”. “Nessuno prima di noi ha mai fatto un governo partendo dai temi”. Il vizietto di fanfare e pennacchi, il vizietto di arrotondare e arronzare alla grande. Il vizietto di farsi grandi, anzi enormi, anzi eccezionali, anzi unici. Il vizietto di essere sempre, quasi obbligatoriamente, un po’ astuti, quasi furbetti. E’ un vizietto di popolo, è un vizietto M5S.

M5S che, va detto, deve sopravvivere in un habitat che a raccontarlo non ci si crede. M5S che deve convivere nella stessa realtà con chi rinfaccia a Giuseppe Conte di aver conosciuto in vita a Firenze Maria Elena Boschi e magari averle anche amichevolmente parlato. Tutto è fuori misura, gonfiato, vissuto e raccontato con isteria: Giuseppe Conte narrato come militante pro Stamina, Giuseppe Conte amico della Boschi…Grancasse, cagnare, grida di al fuoco quando forse non c’è neanche una fiammella accesa. Teatro grottesco e del grottesco di cui anche M5S è talvolta vittima. Talvolta invece impresario, regista e primo attore. Di Maio che ribattezza Giuseppe Conte “amico del popolo” e che bisogno c’era di abbellire il curriculum?

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