BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

giovedì 10 maggio 2018

B (e il suo impero) non si tocca: così il #M5S ha perso l'anima (e la faccia) #M5SLega

Il tradimento delle origini, la deriva trasformista che non hA mai abbandonato il malcostume italico, un unico dogma come programma politico: governare, costi quel che costi. Una mutazione genetica per il Movimento 5 Stelle che ormai non ha più nulla di quello che abbiamo conosciuto.



Lo scorso dicembre Di Maio disse a Berlusconi che "non aveva bisogno dei voti dei galeotti, dei corrotti e dei mafiosi" per governare.

Con un bel vafffa a Più intercettazioni, più arresti, più sequestri preventivi, pene più alte, uso di agenti sotto copertura, abolizione della prescrizione. 

A delinearle non era uno qualunque, ma il magistrato Nino Di Matteo, sostituto procuratore nazionale antimafia e pm del processo sulla presunta trattativa Stato-mafia Dalla convention di Ivrea.. È stato lui, in un lungo – e applauditissimo – discorso di 29 minuti a elencare gli interventi legislativi che occorrerebbero al nostro Paese per “(ri)scrivere la giustizia” ma i grillini l'anno già scaricato e dimenticato.


PUR di governare, il m5s chiede aiuto a B. - che è uomo di trattativa(anche di mafia), di negoziazione, di valutazione su guadagno/perdita in ogni mossa.

Le loro pressioni per la nascita di questo governo sono quindi spiegabili solo sulla base di una loro ragionevole certezza (o quanto meno di una maggiore probabilità) relativa al buon trattamento del Gruppo e del suo proprietario da parte della futura maggioranza e del esecutivo.

Insomma, questo sta avvenendo, anzi forse è avvenuto: forse non con una trattativa diretta - più probabilmente con una negoziazione mediata dalla Lega - tuttavia il M5S sta facendo proprio quello che in questi vent'anni è stato (non a torto) imputato ai Ds e al Pd, a Massimo D'Alema e Luciano Violante: piegarsi a Silvio Berlusconi per quanto riguarda il suo gigantesco conflitto d'interessi e la salvaguardia dei suoi affari. 

Una delle principali ragioni che hanno portato alla nascita del Movimento 5 Stelle è stata proprio la contestazione della timidezza - al limite della complicità – con cui la rappresentanza partitica e parlamentare del centrosinistra affrontava la questione Berlusconi.

Il popolo grillino è stato una componente fondamentale del No Berlusconi Day, il 5 dicembre 2009, tra i cui organizzatori c'erano futuri parlamentari M5s come Enza Blundo e Daniela Donno – e anche Roberta Lombardi era in piazza San Giovanni, mentre Vito Crimi organizzava i pullman da Brescia.

E poi: «Qui o si risolve il conflitto di interessi o continueremo a prenderlo in quel posto» (Beppe Grillo, 14 gennaio 2007); «Il nome di un pregiudicato, leader di un partito nato con la mediazione della mafia che ha beneficiato di leggi ad personam per la prosperità delle sue imprese a partire da Bottino Craxi sarebbe il primo della “lista di proscrizione”» (Beppe Grillo, 8 marzo 2015); «Il M5S vuole una legge seria sul conflitto d'interessi» (Danilo Toninelli, 23 febbraio 2016).

E queste sono solo alcune: le citazioni sul conflitto d'interessi di Berlusconi da parte del M5S e del suo fondatore sono infinite. La Rete non dimentica, come dice spesso lo stesso Grillo.

Dove è finito oggi tutto questo? 

L'appeasement con Berlusconi, la sparizione dalla prospettiva di una legge sul conflitto d'interessi, la trattativa seppur indiretta per non toccare le sue aziende: già oggi - e perfino se alla fine il governo non dovesse nascere per la questioni dei "nomi" su cui cui si sta discutendo - questa è per il Movimento 5 Stelle una sconfitta epocale.

0 commenti:

Posta un commento