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mercoledì 18 aprile 2018

C'è un legame tra L’avanzata dell’autismo con inquinamento e farmaci

Il ruolo dei fattori ambientali nello sviluppo dell’autismo è un punto cruciale degli studi sul tema. La genetica influenza notevolmente il rischio dello sviluppo dei Disturbi dello Spettro Autistico, ma tutto questo non dà completa spiegazione dell’autismo, e l’interesse per i fattori tossici, l’inquinamento da sostanze nocive, hanno acquistato una grande importanza.



Sappiamo, tanto per fare un esempio, che l’esposizione in periodo pre-natale alla talidomide e all’acido valproico (sostanze farmacologiche) sono connesse all’autismo. Un nuovo studio (ricercatori del King’s College London, Karolinska Institutet in Svezia, Mount Sinai negli Stati Uniti) afferma che l’autismo, i Disturbi dello Spettro Autistico, sono dovuti per il 50% a sostanze che inquinano l’ambiente.

Lo SPETTRO AUTISTICO (Autistic Spectrum Disorders: Disturbi dello spettro autistico) è il termine con il quale attualmente si definisce unitariamente e clinicamente l’autismo; e comprende diverse patologie, o sindromi, che presentano, a vari livelli o gradi, disturbi neuro-psichiatrici.

Diversi studi hanno già “suggerito” che, tra le sostanze che inquinano l’ambiente, il mercurio, ossia l’intossicazione da mercurio, può essere la causa o fattore favorevole all’instaurarsi della patologia cerebrale dovuta allo Spettro Autistico. Non va dimenticato che il mercurio è un metallo pesante molto tossico e può devastare il Sistema Nervoso Centrale.

Altri studi scientifici, sebbene prevalentemente focalizzati sul mercurio (Hg), hanno dimostrato l’associazione di vari metalli tossici come Cadmio (Cd), Piombo (Pb) e Arsenico (As). Tracce di sostanze tossiche sono state ritrovate in bambini autistici; vi è inoltre correlazione tra la concentrazione di mercurio nei capelli e la gravità dell’Autistic Spectrum Disorders.

L’autismo è considerato “multicausale” e i fattori ambientali hanno una notevole importanza; in particolare, la discussione – a livello internazionale – è focalizzata sulle neurotossine, come mercurio e piombo. Environmental Health Perspectives (Agosto 2013) riporta che l’inquinamento dell’aria contiene molte sostanze tossiche che colpiscono le funzioni neurologiche e che hanno effetti sul feto nell’utero.

Studi recenti pongono in rilievo l’associazione tra l’esposizione pre-natale all’aria inquinata e lo Spettro Autistico nei bambini. L’esposizione pre-natale, il vivere in luoghi inquinati, quindi può aumentare il rischio di autismo nei bambini che nasceranno. Sono proprio le sostanze neurotossiche, presenti nell’ambiente, che possono aumentare l’incidenza nei bambini di casi di Disturbi dello Spettro Autistico. Una delle prime sostanze imputate è la Diossina.

Studi scientifici, pubblicati dall’EPA/NIEHS Children’s Center negli Stati Uniti, affermano che il PCBs (Policlorinobifenile: una diossina) può aumentare il rischio di autismo in bambini geneticamente “suscettibili”. L’EPA è l’agenzia per la protezione dell’ambiente statunitense, l’U.S Enviromental Protection Agency. Altri studi – University of California-Davis e Washington State University – “suggeriscono” che l’esposizione al PCBs può aumentare la probabilità, in alcuni bambini, di Disordini dello Spettro Autistico. L’autorevole giornale scientifico Environmental Health Perspectives ritiene che il PCBs, anche se tale sostanza non è ritenuta “causa”, possa essere aggiunto al rischio di autismo.

Altri studi, effettuati negli Stati Uniti, affermano che i Disturbi dello Spettro Autistico, ma anche tumori e malformazioni, possono essere conseguenza, nei bambini, dell’agente Orange (contente diossina) usato durante la guerra in Vietnam come defoliante, e che ha colpito milioni di bambini vietnamiti e migliaia di soldati americani.

Su Molecular Psychiatry (2014) è stato pubblicato uno studio che valuta e investiga l’associazione tra l’esposizione perinatale alla diossina e i “tratti” autistici in bambini, di circa tre anni, in aree contaminate del Vietnam. Va specificato che per perinatalità si intende il periodo che precede e segue la nascita, e che va dalla ventinovesima settimana di gestazione e a sette giorni dopo il parto.

Livelli elevati di diossina nel latte materno sono stati ritrovati in madri residenti in aree contaminate vicine a basi aeree in Vietnam; si è pensato perciò a un’esposizione perinatale per i loro bambini. Questo studio evidenzia uno specifico impatto perinatale della tetraclorodibenzo-p-diossina (TCDD) sui “tratti” autistici dei bambini.

La rivista scientifica PLOS COMPUTATIONAL BIOLOGY JOURNAL ha pubblicato (2014) dei dati, raccolti su più di 100 milioni di cittadini americani, in cui si evidenzia come lo Spettro Autistico sia una patologia che, oltre a fattori genetici, includa anche fattori ambientali. La forte influenza dell’inquinamento ambientale, come l’esposizione prenatale ai pesticidi, è attualmente dimostrata, anche se c’è ancora molto da studiare e valutare.

Per i ricercatori autori dello studio (Università di Chicago negli Stati Uniti) l’esposizione della madre durante il periodo della gravidanza, e quindi del feto, a sostanze inquinanti come i pesticidi, può rappresentare un grave rischio di contrarre l’autismo. Il professor Andrey Rzhetsky, Department of Medicine Section of Genetic Medicine and Department of Human Genetics, University of Chicago, ha spiegato nel programma statunitense Fox News che alcune molecole, microscopiche particelle “[…] come quelle di farmaci, di prodotti plastificanti, di pesticidi, possono alterare il normale sviluppo del feto”.

Non solo piombo, mercurio e arsenico dunque, ma i pesticidi. Pochi giorni fa, negli Stati Uniti, lo U.S. Center for Disease Control and Prevention afferma che risulta colpito dai Disordini dello Spettro Autistico un bambino su 68. Una “pandemia silenziosa”; questo è il nome che i ricercatori del Mount Sinai School of Medicine di New York usano per gli “avvelenamenti” da piombo, mercurio, arsenico e pesticidi.

Nel 2012 il Mount Sinai Chldren’s Environmental Health Center ha pubblicato una lista, delle dieci sostanze più sospettate di essere causa di Autismo e altri problemi di intelligenza e apprendimento nei bambini. Le sostanze sono:

1) Piombo

2) Metilmercurio

3) PCBs

4) Pesticidi organofosforici

5) Pesticidi organoclorurati

6) Endocrine disruptors

7) Automotive exhaust

8) Idrocarburi policiclici aromatici

9) Brominated flame retardans

10) Composti Perfluorurati (PCF)

Come Endocrine disruptors – interferenti e distruttori endocrini – che si riferiscono al sistema endocrino e agli ormoni, si indicano le sostanze artificiali e non. Queste sostanze possono provocare gravi danni alle popolazioni esposte e non hanno una tossicità acuta. Tra i possibili danni vi sono i problemi legati allo sviluppo, tumori, deformazioni corporee, problemi nello sviluppo sessuale, del cervello, seri deficit dell’attenzione, disturbi dell’attenzione. Queste sostanze includono anche gli idrocarburi policiclici aromatici, tra gli inquinanti ambientali.

Gli Automotive Exhaust sono, detto molto schematicamente, i gas di scarico delle autovetture che producono numerosi effetti avversi alla nostra salute; tra questi vi sono il monossido di Carbonio, il diossido di Azoto e di Zolfo, le particelle sospese PM-10 (particelle di meno di 10 micron), il Benzene, la Formaldeide, gli Idrocarburi Policiclici.

Brominated flame retardans sono, in pratica, i ritardanti di fiamma e vengono commercializzati come ritardanti chimici; i brominati sono la varietà più usata e sono comunemente usati nei prodotti elettrici e elettronici (computer, telefoni cellulari) e riducono la loro infiammabilità. I brominati (BRFs) sono composti organo-bromidici, con componente plastica, adoperati anche in molti oggetti di uso comune e sono presenti anche in mobili e vestiti, cuscini, materassi. Il brominato è potenzialmente neurotossico.

Il Glifosato, che negli ultimi anni viene correlato all’autismo e quindi allo Spettro autistico (Autistic Spectrum Disorder, Disturbi Persuasivi dello Sviluppo, è il protagonista di numerosi studi che vengono incentrati su questo erbicida molto adoperato in agricoltura. Uno studio scientifico pubblicato nel 2018 afferma che “Oggigiorno, sembra esserci un consenso sulla natura multifattoriale dei disturbi dello spettro autistico (ASD).”

Pesticidi e agrotossici sono inclusi nella lunga lista di fattori di stress ambientali correlati all’ASD. L’ingestione di glifosato (GLY), erbicida sistemico ad ampio spettro, può ridurre i batteri benefici nel microbiota del tratto gastrointestinale senza esercitare alcun effetto sulla popolazione di Clostridium, che è altamente resistente al glifosato. Nello studio è stata effettuata una revisione sistematica per valutare la relazione tra i batteri di Clostridium e la probabilità di sviluppare e/o aggravare l’autismo nei bambini.”2).

Come affermano numerosi scienziati e ricercatori, in particolare quelli del MIT (il Massachusetts Institute of Techonology), negli Stati Uniti, nel 2025 un bambino su due sarà autistico; un autentico disastro!

Stephanie Seneff ricercatrice del MIT (non specializzata in epidemiologia) in un articolo (2014) afferma che, oltre agli organismi geneticamente modificati (OGM), “Le prove evidenziano la tossicità del glifosato derivante dall’uso eccessivo dell’erbicida Roundup della Monsanto”. Più recentemente, in una Tavola Rotonda sugli OGM, ha rimarcato che l’autismo è correlato alla tossicità del Glifosato. Affermazioni che meritano sicuramente una grande attenzione e una seria discussione scientifica.

Sappiamo che dal 1980 il numero dei bambini affetti dai disturbi dello Spettro Autistico (ADS) è drammaticamente aumentato e questo non solamente per i progressi e gli avanzamenti delle pratiche diagnostiche; “È noto che il rischio di autismo è associato con l’età paterna avanzata e con il diabete nella madre durante la gravidanza [2]. Esiste una ben nota preponderanza maschile nei casi di ASD [1]. Sebbene l’autismo sia ritenuto, da molti esperti, causato da fattori ereditari, nessuna singola specifica alterazione della sequenza del DNA è stata trovata per spiegare un certo numero di casi.

Un recente rapporto di Yuen et alii [3] ha sollevato interrogativi sull’argomento dei difetti ereditari del gene in relazione alla causalità dell’autismo; poiché l’autismo spesso è già presente nelle famiglie, gli esperti hanno ipotizzato che i fratelli affetti da autismo ereditassero i geni, che predispongono all’autismo, dai loro genitori. Negli ultimi studi effettuati, invece, sembra che potrebbe non essere così.

In uno studio di Koller et alii [4], cellule epiteliali buccali umane sono state esposte solo al glifosato in un test; mentre, separatamente, in un altro test è stata utilizzata la formulazione contenente glifosato nota come Roundup®. Ogni test aveva concentrazioni con una diluizione di 450 volte superiore alle concentrazioni utilizzate nelle irrorazioni di colture in agricoltura.

In ciascuno dei due test effettuati, è stato riscontrato che il danno al DNA si verifica nelle cellule epiteliali esposte. Gli esperti, quando analizzano le cause che potrebbero provocare l’autismo, spesso invocano cambiamenti epigenetici, citando reazioni non specificate, o influenze ambientali. Tali cambiamenti epigenetici, pur non modificando il codice di sequenza del DNA, sono ritenuti ereditari e causali, e potrebbero influenzare il neurosviluppo precoce/fetale. Le cause ambientali quindi non sono state escluse e l’esposizione all’inquinamento atmosferico, soprattutto particolato e metalli pesanti, è riconosciuta come elemento di maggior rischio per l’autismo …” 3)

E’ quanto si riporta in un lavoro scientifico del 2015 sulle cause ambientali o “contributive” dell’autismo; vi è dunque una correlazione, direi consistente, tra il Glifosato (ma anche altri diserbanti) e l’Autismo.

L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC o CIRC, International Agency for Research on Cancer, o Centre international de Recherche sur le Cancer), che fa parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato, nel 2015, il Glifosato come probabile cancerogeno negli esseri umani.

Nello studio di The Great Plains Laboratory, si evidenzia come il Glifosato sia, come già detto, correlato ai Disturbi dello Spettro Autistico: “Lo studio è anche significativo perché dimostra un potenziale meccanismo attraverso il quale il glifosato potrebbe causare danni al cervello. Le persone sono esposte a quantità elevate di glifosato quando consumano cibi geneticamente modificati che sono progettati per sopravvivere alla tossicità del glifosato…” )

Altra questione, molto importante, è la correlazione tra l’uso di alcune sostanze farmacologiche e l’Autismo; in particolare il Paracetamolo, o Acetominofene, e l’antibiotico a uso orale quale l’amoxicillina + acido clavulanico, cioè l’Augmentin.

“Il riconoscimento che i fattori ambientali influenzano l’espressione genica ha portato a sintesi di questo tipo: una ‘epidemia epigenetica’, provocata da agenti ambientali pervasivi che alterano l’espressione di geni vulnerabili, inducono biochimiche autistiche in molte madri e bambini. Due tossine più implicate nell’epidemia di autismo, negli Stati Uniti, sono il paracetamolo analgesico/antipiretico (Tylenol) e l’antibiotico orale amoxicillina/clavulanato (Augmentin). Recentemente il glifosato da erbicida (Roundup) è stato implicato in modo esponenziale…” E’ quanto riportato, molto recentemente, in uno studio scientifico sul Paracetamolo che afferma: “L’acetaminofene è uno dei pochissimi antidolorifici considerati generalmente sicuri da usare durante la gravidanza. Un nuovo studio, tuttavia, suggerisce che potrebbe non essere così sicuro dopo aver identificato un legame tra esposizione prenatale al farmaco e sintomi di autismo e disturbo da deficit di attenzione e iperattività”.

I ricercatori sostengono che le donne incinte, che usano il paracetamolo, hanno maggiori probabilità di avere bambini con sintomi di autismo o ADHD. Lo studio che lo dimostra è condotto da ricercatori del Centro di ricerca sull’epidemiologia ambientale (CREAL) di Barcellona, in Spagna, ed è pubblicato sull’International Journal of Epidemiology.

Il paracetamolo è uno dei farmaci da banco più comunemente usati durante la gravidanza, circa il 65% delle donne incinte, negli Stati Uniti, lo usa; dovrebbero invece consultare un medico, ma per la maggior parte delle future mamme, l’uso di acetaminofene è ancora considerato “sicuro”.

Uno studio del 2010 condotto dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) non ha rilevato un aumento del rischio di difetti alla nascita con l’uso di paracetamolo nel primo trimestre di gravidanza. Ci sono state prove che l’uso di acetaminofene durante la gravidanza possa interferire con lo sviluppo cerebrale dei feti. Nel 2014, uno studio pubblicato su JAMA Pediatrics ha evidenziato che le future mamme che usavano il paracetamolo avevano maggiori probabilità di avere bambini con comportamenti associati al disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)…”

Alcuni esperti sostengono invece che non ci sono prove della correlazione tra paracetamolo e autismo nei ragazzi; uno studio scientifico del 2017, pubblicato sul Journal of International Medical Research, dimostrerebbe però il contrario: “L’ampia gamma di fattori associati all’induzione dell’autismo è inevitabilmente collegata a entrambi, infiammazione o stress ossidativo. L’autismo può essere associato maggiormente all’uso di paracetamolo nei bambini che durante la gravidanza; forse a causa di ben note carenze nella degradazione metabolica dei farmaci durante lo sviluppo iniziale.

L’uso di paracetamolo quindi potrebbe essere una delle cause maggiori di aumento dei casi di autismo, con presenza di infiammazione e stress ossidativo; si nota neurotossicità in neonati e bambini. Tutto questo impone un’estrema urgenza nel sondare gli effetti a lungo termine sull’uso di paracetamolo nei bambini e la possibilità che molti casi di autismo infantile possano effettivamente essere indotti dall’esposizione al paracetamolo poco dopo la nascita.”

Sul fronte opposto, il Sulforafano è un composto del gruppo degli isotiocinati che si ritrova in diversi vegetali come quelli appartenenti alla famiglia delle Crucifere come, a esempio, broccoli, cavoli e cavoletti di Bruxelles, cavolfiori, rafano, rucola, cavoli rapa, senape, ravanello, crescione.

Il Sulforafano ha oggi una grande attenzione scientifica soprattutto per quanto riguarda la sua capacità anticancerogena; è molto importante sapere che il Sulforafano ha una biodisponibilità (la quantità sufficiente di un farmaco che raggiunge un organo bersaglio per produrre un’attività terapeutica) nettamente più elevata ad altre sostanze vegetali quali la curcumina, la silimarina e il resveratrolo ).

Le capacità terapeutiche di questo gruppo di piante come antitumorali, erano note da tempo e, per quanto riguarda il cavolo nero, o nero crespo di Toscana, si conoscono numerose varietà. Il cavolo nero, assieme ad altri cavoli, rappresenta un cibo funzionale (functional food); è cioè un cibo che, oltre al valore nutritivo, può dare benefici riducendo il rischio di insorgenza di diverse malattie (cuore, tumori).

Si ritiene che i cavoli siano antitumorali per il loro contenuto in polifenoli, ma anche per il contenuto di glucosinolati: gruppo di sostanze fitochimiche precursori naturali degli isotiocinati. Non bisogna dimenticare che il sulforafano, secondo uno studio, potrebbe agire contro le cellule tumorali della leucemia linfoblastica acuta; ossia il tumore delle cellule sanguigne più diffuso nell’età pediatrica e potrebbe essere d’aiuto nei ragazzi con spettro autistico 10). Alcuni anni fa un piccolo studio clinico, apparso online sugli atti della National Academy of Science, suggeriva che ragazzi in età compresa tra i 13 e 27 anni avevano, nella maggioranza dei casi, un miglioramento sostanziale dopo la somministrazione di sulforafano. Miglioramenti che riguardavano la letargia, movimenti ripetitivi, insoliti manierismi, iperattività, consapevolezza e comunicazione.

Farmacologi del Department of Pharmacology and Molecular Sciences, Johns Hopkins University, Baltimore, I carichi sociali, medici ed economici di ASD (Sindrome dello Spettro Autistico) su famiglie e operatori sanitari sono profondi. Recentemente abbiamo dimostrato in una piccola sperimentazione clinica che il sulforafano (SF) dei germogli di broccoli potrebbe ridurre significativamente i sintomi comportamentali dell’ASD.

Molti genitori e assistenti hanno articolato gli effetti positivi del SF, sia durante la fase di intervento sia nei successivi 3 anni; queste osservazioni possono contribuire alla comprensione dell’ASD e ai trattamenti che possono alleviare alcuni dei suoi sintomi. Le terapie a base di dieta e integratori meritano un’attenta considerazione perché potrebbero fornire informazioni cliniche e biochimiche sull’ASD. Saranno necessari ulteriori studi per confermare l’utilizzo del Sulforafano nei Disturbi dello Spettro Autistico.

Alcuni studi “osservazionali” danno conferma che bambini con autismo migliorano con l’insorgenza di “effetto febbrile”e il Sulforafano potrebbe avere degli effetti metabolici che in qualche modo assomigliano a quelli della febbre 12).

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