BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

martedì 13 febbraio 2018

#RimborsopoliM5S, chi di moralismo ferisce, di morale perisce

“Le bugie hanno le gambe corte, e con questa storia dei rimborsi, il M5S si autoproclama campione di farse. Pensavano di farla franca, di continuare a vestire i panni dei moralizzatori, dei primatisti dell’onestà e invece si sono dimostrati dei bugiardi senza vergogna.
Diceva con saggezza Pietro Nenni, che chi si mette a fare a gara a chi è più puro prima o poi troverà sempre qualcuno più puro che lo epura. Ecco. Se vogliamo capire in modo plastico il dramma politico vissuto in queste ore dal Movimento 5 stelle, prima ancora di mettere a fuoco le conseguenze dell’inchiesta delle “Iene” che hanno scoperto l’inganno di alcuni parlamentari grillini, che invece di restituire parte del proprio stipendio a un fondo di microcredito per le piccole e medie imprese, come avevano promesso ai propri elettori, hanno presentato per anni bonifici fittizi, revocati cioè subito dopo essere stati fatti, per un totale di circa 500 mila euro, o forse addirittura un milione d’euro, niente male.
Nello specifico, stando alle carte, i 5 Stelle dell'Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente numero 00000219222 ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Considerando gli importi versati dalle tre Regioni, si arriva a un totale di 516.361, che dunque non sarebbero stati elargiti da deputati e senatori. Dal M5S confermano all'Adnkronos che l'ammanco sarebbe in realtà più alto di quello riportato su alcune testate nei giorni scorsi e spiegano che è in corso l'accesso agli atti del Mef. M5S: "Abbiamo sbagliato i calcoli" - Il M5S in queste ore sta effettuando l'accesso agli atti del Mef per verificare lo stato dei versamenti al Fondo per le Pmi. "Abbiamo verificato - confermano all'Adnkronos dai vertici M5S - che sul fondo arrivavano bonifici non solo di deputati e senatori, ma anche di parlamentari uscenti e dei gruppi M5S di alcune Regioni. Pubblicheremo in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso". Ma alla base del caso ci sarebbe anche un errore nei calcoli. A quanto filtra dai vertici del Movimento all’Adnkronos, infatti, il dato visibile sul sito ‘tirendiconto.it’ - ovvero i 23.418mila euro che deputati e senatori avrebbero versato al fondo per le Pmi - sarebbe più alto di quanto effettivamente erogato negli anni dai parlamentari 5 stelle, il che farebbe scendere la forbice tra i numeri consultabili dalle tabelle del Ministero dello Sviluppo Economico (23.192mila) e il ‘tesoretto’ rivendicato dal Movimento. Secondo i vertici pentastellati, non ci sarebbe tuttavia del dolo in questo, ma la differenza tra la cifra sul sito ‘ti rendi conto’ e i soldi effettivamente versati sarebbe riconducibile a un errore nell’inserimento dati, fatti salvi i casi in cui sarà accertata l'intenzionalità da parte degli eletti. Come nel caso di Cecconi e Martelli, i due parlamentari 'pizzicati' dalle Iene. A occuparsi delle rendicontazioni, centinaia e centinaia negli anni, sottolineano ancora dai vertici 5 stelle, ci sarebbe stato un unico tecnico che avrebbe commesso degli errori.

Per capire la presa in giro da parte del m5s occorre tornare allo scorso dieci ottobre, a una scena epica di fronte a Montecitorio. In quelle ore, il Parlamento discuteva di legge elettorale, il Rosatellum era a un passo dall’essere approvato e nella confusione generale Alessandro Di Battista decise di uscire fuori dalla Camera e di andare in piazza a parlare alla sua ggente. La scena la ritrovate ovunque: Di Battista sale su un marciapiede, impugna un megafono, si guarda intorno, sorridente, e ringrazia tutti. “Mi sentite? Grazie. Grazie a tutti. Siete tantissimi. Grazie a tutti”. Brusii, fischi. “Grazie, grazie a tutti. Vedete…”, buuuuuu, “questa è l’ennesima legge che garantisce ai partiti politici”, buuuuu, “di nominarsi i parlamentari. Io mi auguro che”, buuuuu, “non si azzarderanno a mettere la fiducia, cosa che hanno fatto due volte nella storia: prima Mussolini con la legge Acerbo e poi De Gasperi con la legge truffa”. Neanche il tempo di sbagliare un congiuntivo e Alessandro Di Battista capisce che la folla che stava provando ad arringare non era una folla grillina ma era una folla figlia del grillismo: una folla deliziosa composta da No Vax incazzati, forconi indignati, neoborbonici assetati, sovranisti arrabbiati che all’improvviso, facendo proprio l’intero manuale del perfetto fustigatore grillino, in coro, guidati dall’ex generale Pappalardo, invitano Di Battista ad andarsene a quel paese: “Siete abusivi. Fuori. Dimettiti. State con la Goldman Sachs. Di Battista, hai rotto il c…”.

Le proporzioni sono diverse ma la scena vissuta a ottobre da Alessandro Di Battista di fronte al Parlamento è, in piccolo, la stessa identica scena vissuta oggi da Luigi Di Maio: il grillismo moralizzato, colpito dalle stesse armi oscene con cui il grillismo ha provato a demolire i propri avversari negli ultimi anni, moralizzandoli cioè con ogni mezzo a disposizione. In questo senso, la storia dei rimborsi tarocchi dei parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli – e non solo loro – può essere raccontata utilizzando due chiavi di lettura. La prima è quella utilizzata da gran parte degli osservatori che in queste ore ci sta raccontando che ah, quanto era bello il grillismo originario. E’ una chiave a sua volta grillina e suona più o meno così: lo vedi, questi grillini sono come tutti gli altri, imbrogliano i propri elettori, raccontano molte frottole, mettono in lista massoni anche se dicono che i massoni non li vogliono, mettono in lista picchiatori anche se dicono che i picchiatori non li vogliono, mettono in lista chi non rispetta il loro codice etico anche se dicono di non accettare chiunque non rispetti il loro codice, e alla fine sono lì a tradire i sani principi da cui erano partiti (una volta qui era tutto un vaffa, signora mia). La seconda chiave di lettura, invece, che è quella che proviamo a offrirvi, è una chiave più sofisticata. Ovverosia: non esiste una forma di moralizzazione buona e una forma di moralizzazione cattiva e non esiste un grillismo buono e uno cattivo. Esiste, molto semplicemente, una dannosa truffa politica chiamata moralismo, che un pezzo importante del nostro paese ha scelto da anni di considerare non un virus letale ma al contrario un utile antibiotico da somministrare all’Italia per provare a guarirla dai suoi mali. E in nome di questo principio, è ovvio, diventa moralmente accettabile solo chi sceglie di abbracciare alcuni valori chiave: l’approvazione della gogna, la denigrazione dell’avversario, la codificazione della cultura del sospetto, la trasformazione di ogni accusa in una condanna, la legittimazione di ogni battaglia politica combattuta per via giudiziaria, la benedizione di ogni forma di killeraggio giornalistico, la prevalenza dell’agenda moralista sull’agenda riformista e l’affermazione dell’idea che l’unica forma di onestà necessaria per un politico sia quella che compete non alla sua capacità ma alla sua morale.

Il grillismo, l’idea dell’uno vale uno, l’idea che la non competenza possa essere non un drammatico disvalore ma un formidabile valore, nasce proprio da questi princìpi. Nasce cioè dall’idea che per guidare un paese non sia necessario sapere far qualcosa, ma sia necessario essere solo genericamente “onesti”, solo genericamente “alternativi alla casta”, solo genericamente “alternativi a un sistema che non funziona”. Nasce, in sostanza, dall’idea che le uniche competenze necessarie per guidare un paese non siano quelle che appartengono a un preciso modello di governo, ma quelle che appartengono a un preciso modello di opposizione – e non è un caso che uno dei candidati su cui il Movimento 5 stelle ha scelto di investire in modo più generoso in questa campagna elettorale sia un particolare candidato, una ex Iena, ovviamente Dino Giarrusso, che, in attesa di essere moralizzato a sua volta, ha fatto delle campagne contro l’establishment un tratto distintivo del suo essere giornalista, fino a utilizzare la campagna del Me Too come se fosse una prosecuzione naturale, solo con altri mezzi, della battaglia giustizialista contro il sistema corrotto e marcio. Le uniche competenze sono queste: andate tutti a quel paese. Conta solo il moralismo. Conta solo l’anticasta. Conta solo la demolizione dell’avversario. Tutto il resto – ovvero la competenza, l’esperienza, il garantismo, la Costituzione, lo stato di diritto, il rispetto della privacy, la complessità della politica, il rispetto delle istituzioni – sono solo chiacchiere buone per qualche gargarismo. E’ chiaro? E’ chiaro. Questo giochino per qualche anno può funzionare – e funziona benissimo in quei paesi dove anche la classe dirigente triangola con i populisti a colpi di battaglie anticasta, ops – ma a un certo punto arriva sempre un momento in cui anche chi ha spacciato per antibiotico il virus capisce che un virus resta sempre un virus. E capisce, cioè, che se a un moralista togli il moralismo non resta più nulla.

0 commenti:

Posta un commento