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giovedì 22 febbraio 2018

LADRI a 5stelle: le prime ammissioni e il buco sale a 1,5 milioni di Euro

Lo scandalo dei conti gonfiati, che riportavano restituzioni di stipendi mai effettuate dai parlamentari grillini, sta travolgendo Luigi Di Maio che rischia di dover ridimensionare le proprie ambizioni di gloria. Sommerso da questa vicenda e dalle altre relative ai falsi rimborsi chiesti all'europarlamento, dalle polemiche sulla pagliacciata delle 'parlamentarie', su numerose candidature imbarazzanti di massoni, ex comunisti, riciclati, parenti ed amici, lunedì al candidato premier del Movimento 5 stelle non è rimasto altro da fare che chiedere aiuto a Beppe Grillo, il comico genovese che almeno in apparenza si era allontanato dalla sua creatura, probabilmente prevedendo che sarebbe presto crollata sotto il peso di tutte le vicende che finora erano state nascoste sotto il tappeto.

Intanto arrivano le prime ammissioni proprio da parte dei vertici pentastellati: "Dai calcoli che abbiamo fatto noi mancano più soldi di quanto affermato dai giornali". Poche fredde parole, diffuse lunedì alle 14.30 attraverso un comunicato ufficioso dello staff di Di Maio, alle quali se ne sono aggiunte altre qualche ora dopo: "È possibile che ci sia stato un errore di calcolo nella somma totale delle restituzioni di questi cinque anni. È una cifra più alta di quanto hanno in realtà restituito i parlamentari". Dunque, la differenza (più che un buco, una voragine) tra quanto dichiarato dai 5 Stelle sul sito tirendiconto.it e quanto risulta dai versamenti effettivi nel fondo di garanzia per la microimpresa raccolto dal Tesoro gestito al Mise è frutto di falsificazioni e bonifici truccati.

La cifra di 226mila euro mancanti, sulla quale Di Maio aveva detto "non è un buco ma c'è stato un errore nella contabilità" era stata calcolata ampiamente per difetto. La voragine supera di gran lunga il milione di euro: sarebbe di almeno 1,401 milioni. Dal 2 febbraio, quando l'inchiesta delle Iene ha incastrato Andrea Cecconi e Carlo Martelli, il M5s è andato nel panico. I due, entrambi ricandidati, dopo aver confessato hanno cercato di metterci una pezza con bonifici pari a 95mila euro, altri colleghi hanno fatto lo stesso arrivando al totale dei 226mila euro magicamente apparsi in pochi giorni. Nonostante questo, l'ammanco resta comunque pari a 1,4 milioni di euro, secondo una stima che potrebbe rivelarsi in difetto: difficile stabilire l'entità della truffa.

La truffa, sia chiaro, non è ai danni dello Stato, ma degli elettori che avevano riposto fiducia nel Movimento proprio per la promessa di restituire metà dello stipendio, e dei cittadini ai quali era stata raccontata la bugia delle restituzioni effettuate, con tanto di immagini dei bonifici che ora sappiamo essere false, in quanto venivano revocati immediatamente dopo. Senza contare che alle decine di deputati e senatori coinvolti ci sono da aggiungere europarlamentari (606mila euro) e consiglieri regionali di Liguria, Emilia, Veneto e Trentino (530.599 euro), dei cui versamenti pare non ci sarebbe traccia. Ma non è finita, perché diversi ex 5stelle accusano il Movimento di aver conteggiato anche i soldi che loro hanno continuato a versare, dopo essere stati espulsi dal partito.

"Era una promessa elettorale" ha spiegato Cristian Iannuzzi alla Stampa "e ho pensato che fosse giusto verso i miei elettori farlo anche se mi hanno cacciato". Il deputato è stato espulso nel gennaio 2015, ma ha inviato bonifici sul fondo del microcredito fino al dicembre 2015, per un totale di 40mila euro che nulla hanno a che vedere con i 5selle. Lo stesso ha fatto la madre, eletta al Senato ed espulsa come il figlio nel gennaio 2015: 40mila euro per un anno. Dal 2016 in poi entrambi hanno dirottato la parte della loro indennità ai terremotati. Nel totale ci sono anche i 144.382 euro versati dal gennaio 2015 (mese della sua espulsione) al gennaio 2018 da Giuseppe Vacciano e 40mila euro provengono dai conti di due deputati epurati per le firme false di Palermo, Nuti e Di Vita.

Si tratta solo di superficialità o invece come sostengono molti, anche dall'interno del Movimento, i 5stelle sono in realtà un partito di 'furbetti'? "In origine il sito del rendiconto era aggiornato manualmente. Ci sono stati degli errori" spiegano dallo staff di Di Maio. "Ma soprattutto abbiamo sbagliato a non creare noi un meccanismo di controllo sui versamenti effettivi". Non saranno invece gli elettori ad aver commesso lo sbaglio di dare fiducia a dei bugiardi? Eclatante il caso dei senatori Buccarella e Lezzi sui quali sono in corso verifiche: intervistati dalle Iene, avevano ammesso davanti a Di Maio di essere assolutamente a posto con i versamenti. Tra i parlamentari sotto accusa anche Danilo Toninelli, che è un fedelissimo del candidato premier, Carlo Sibilia e Vito Crimi.

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