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giovedì 8 febbraio 2018

E' tutto un copia-incolla

Nella tesi di dottorando della Madia qualcuno avverte che sono presenti vari, pezzi, testi di economia del lavoro non di pugno del ministro ma copiati. Così come copiati sarebbero (almeno secondo chi li accusa) ampia parte del programma elettorale di governo niente meno che di M5S: brani, pezzi, testi di economisti, sociologi, interrogazioni parlamentari e testi parlamentari anche non made in M5S, wikipedia a volontà…

Ora il cerca, copia e incolla non è di per sé né vergogna, tanto meno truffa e neanche indizio di ignoranza e impreparazione da parte di chi cerca, copia e incolla. Dipende però da come cerchi, dove cerchi, come e perché copi e, non ultimo, cosa pensi di incollare.

Ora si dà il caso che dal politico di qualsiasi parte, passando per l’ufficio stampa o relazioni sociali di qualsiasi azienda, attraversando i prospetti elaborati negli studi professionali, guardando in contro luce le richieste di finanziamento pubblico o di fondi europei, leggendo gli elaborati di ricercatore universitario, analizzando cioè ciò che la gente scrive quando pensa di scrivere serio, informato e documentato…Sempre si vede che cercare, copiare e incollare non è stato uno strumento per sapere e studiare ma un sostituto-impostore del sapere-studiare.

Il copiato è la più triste dimensione del nostro fallimento intellettuale e creativo, un furto del sapere e del tempo altrui, un'infantile regressione ai banchi delle elementari e i copioni sono sempre esistiti. Solo che il copiato spinto più raramente arriva da fonte cartacea, più difficile da scovare e noiosa da trascrivere. Così per i docenti scatta la caccia alle frasi lunghe tre o trenta righe, copiate da articoli scientifici o di giornale, da abstract di tesi, da riflessioni d'autore o da pietosi contenuti da blog di terza categoria. Contenuti che vengono copiati e incollati tra di loro per poi apparire un elaborato unico. Firmato senza scrupoli dall'autore. Autore (lo studente) che nella stragrande maggioranza dei casi ignora persino il vero significato di quanto plagiato e che, spesso, non si accorge di essere pure precipitato fuori tema. E' pure vero che non tutti gli argomenti di ricerca possono trovare un preciso riscontro sul web. Molti nascono per essere frutto di percorsi originali e di ricerche sul campo, che difficilmente trovano riscontro nel già scritto. Ma è proprio per questo che gli irriducibili del copia e incolla vengono riconosciuti a distanza. I copioni parlano un linguaggio che non è il loro e si imbattono in temi lontani mille miglia dalla loro portata e dal buon senso.

Si è cominciato tanto tempo fa nella scuola e nell’Università (non diamo sempre addosso al Web, allora non c’era). Si è cominciato con l’idolatria delle tesine, cioè testi brevi, standard, privi di spessore quantitativo e qualitativo la cui presentazione e compilazione esentava dalla fatica dell’approfondimento e soprattutto del ragionar individuale sul tema, questione o problema.

Si è costruita una generazione di diplomati e laureati a misura di tesine (e lo si vede negli standard professionali vertiginosamente calati in tutte le professioni). Poi ci si è messo il web, la Rete. Dove è praticabile un cercare che ti esenta perfino dal sapere e distinguere dove vai a cercare.

E quindi l’attività conoscere-comunicare è diventata per tutti cercare senza criterio alcuno tanta è l’abbondanza del raccattabile, quindi copiare on per documentare ma per fare volume, incollare il trovato e copiato.

Di chi è la colpa? . Prendiamocela con l'insicurezza di una età biologica che non risparmia nessuno, prendiamocela con una generazione abituata al web tanto da confonderlo con la realtà stessa, allo stesso modo di come i nostri padri si guardavano stupiti per esclamare: “E' tutto vero, l'ha detto la tv”. Prendiamocela con la scuola, che non prepara adeguatamente gli studenti alla scrittura, all'analisi ed alla ricerca degna di questo nome, commissionando surreali gite lampo su Wikipedia. Ma quelle frasi prefabbricate di cui ci si appropria, quei saggi brevi costati ad altri mesi di lavoro, fatica e denaro, quelli gridano vendetta. La “gratificazione istantanea” dei nostri giorni, invece, se ne frega. Quella invece rimbecillisce gli studenti, e in certi casi, ahimè, pure giornalisti e docenti di ogni ordine e grado. Copiano anche loro, a volte, con conseguenze più gravi.

Già, perché non c’è scandalo nel copiare. C’è invece il baratro senza fondo della sopravvenuta inattitudine al pensiero autonomo, quel po’ o tanto di pensiero che ciascuno, dopo aver studiato e riflettuto, può produrre. Politici, assistenti universitari, giovani e meno giovani in carriera, cervelli di M5S o di chi vi pare non è che mai più leggano, ci pensino sopra e poi scrivano dopo aver pensato. Si condonano tutti il pensiero.

Cercano, copiano e incollano perché una pagina tutta intera e tutta da soli che abbia un senso non la sanno più scrivere.

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