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mercoledì 3 gennaio 2018

Il silenzio dei colpevoli

In un mondo intimorito dalle fake news, oramai si fa fatica a fidarsi dei giornali, e si tende a dar retta solo a testate di una certa fama e statura. In pochi, per esempio, mettono in dubbio le notizie riportate dal New York Times. Lo storico giornale non è nuovo a pubblicare inchieste scomode – per fortuna qualcuno ancora fa inchiesta, o dovremmo rassegnarci ad essere informati soltanto su quando iniziano i saldi, quanto abbiamo speso per i cenoni e quante sono le scissioni del PD – riguardanti i teatri di guerra e, per augurarci buon anno, ne ha esternata una in data 29 dicembre nella quale ci comunicava che, tra le armi utilizzate nella vile e sanguinosa guerra in Yemen, di cui i mass media italiani si occupano davvero di rado per non dire mai, si utilizzano anche bombe di produzione italiana.

La notizia non è nuova, il Fatto Quotidiano la ha prontamente riportata e se ne è parlato anche su questo blog qualche giorno fa, ma i meno attenti non saranno stati raggiunti da questa informazione, tanta è stata la velocità con cui l’informazione di massa ha chiuso entrambi gli occhi su questo fatto, dando pochissimo spazio ad una notizia raccapricciante, avvilente e che ci fa anche davvero arrabbiare, per non utilizzare altri termini che sarebbero molto poco eleganti, seppur decisamente più efficaci per descrivere lo stato d’animo di chi scrive e, probabilmente, anche di molti tra quelli che leggono.

Semplifichiamo un pò il concetto per essere sicuri che tutti capiscano di cosa si sta parlando, e chi ne sa poco possa reperire in rete gli articoli integrali: in Sardegna si producono bombe – non pistole, non carabine, non moschetti: bombe, di quelle che gli aerei sganciano in città per distruggere case abitate da anziani, donne e bambini – che il nostro governo vende al maggior acquirente mondiale di armi, l’Arabia Saudita, la quale senza troppi patemi le riversa sui centri abitati dello Yemen. Mi piacerebbe pensassimo a questo quando ascoltiamo Renzi e Gentiloni vantarsi di essere riusciti ad aumentare il PIL del nostro Paese; mi piacerebbe sapessimo che trucidiamo persone in nome di un bilancio in attivo; mi piacerebbe fossimo coscienti di come a nessuno di quelli che stanno nei palazzi interessi nulla dell’articolo 11 della nostra Costituzione, quello dove si ripudia la guerra, e di come tutti i politici abbiano comunque festeggiato l’anniversario della redazione del documento del ’48, non più tardi di una settimana fa; mi piacerebbe che tutti i lettori di questo articolo prendessero coscienza una volta in più di quanto ipocriti siano i nostri rappresentanti, quelli che stanno per inscenare l’ennesimo teatrino che chiamiamo campagna elettorale; e mi piacerebbe anche sapere dai miei connazionali come facciano a svegliarsi ogni giorno sapendo di vivere in un Paese il quale, pur di ridurre gli sbarchi di profughi, preferisce lasciare dei disperati nelle carceri libiche, in pasto a persone che non possono nemmeno essere chiamate con questo nome, e che si rende complice, anzi addirittura causa, fornendo gli ordigni, di eccidi e massacri come quello che sta avvenendo nel dimenticato stato yemenita, palcoscenico di un conflitto di cui si parla troppo poco, vista la catastrofe che in realtà è. Personalmente faccio molta difficoltà a tollerare sia le decisioni del nostro scellerato governo, sia l’atteggiamento di una nazione che queste notizie le  trascura, tanto da una parte – quella di chi le notizie dovrebbe diffonderle, come tv e giornali – quanto dall’altra – quella di chi dovrebbe recepirle, dunque l’intera popolazione.

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