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venerdì 29 dicembre 2017

SI E’ CHIUSA LA LEGISLATURA PEGGIORE DELLA STORIA REPUBBLICANA

La legislatura è finita, le camere sciolte. Quella appena conclusa è stata sicuramente la peggiore legislatura della storia repubblicana e non tanto e non solo (si tratterebbe già di un argomento di una certa consistenza) per l’impazzare del trasformismo che ha portato al record assoluto nel proporsi l’antico rito del cambio di schieramento di elette/i.

Bisogna ricordare come i componenti delle Camera appena congedati erano stati eletti nel febbraio 2013 attraverso il meccanismo di una legge elettorale poi dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte.

Nella sentenza in questione la Corte Costituzionale dichiarò le Camere (in allora da poco elette: ci si trovava nel corso del mese di Dicembre 2013) legittime soltanto per ragione della “continuità dello Stato”: correttezza istituzionale avrebbe voluto che, a quel punto, ci si fermasse, si rispettasse la sentenza nella sua più profonda “ratio” e si procedesse al voto seguendo il sistema che era venuto fuori dalla pronuncia in questione.

Così non fu, anzi, si procedette addirittura votando la fiducia a governi,come quello presieduto da Renzi (febbraio 2014) formato da un privato cittadino mai eletto in Parlamento (cosa possibile stando alla Costituzione naturalmente, ma molto stiracchiata sul merito) che era riuscito, attraverso una manovra assolutamente extra –parlamentare e oltre rispetto alla correttezza formale, a liquidare l’esecutivo precedente ottenendo il voto delle Camere attraverso un’operazione di rottura trasformistica del fronte avversario.

Fronte avversario con il quale il precedente presidente del Consiglio (appartenente allo stesso PD) aveva stabilito un patto di governo.

Il governo Renzi, con il costante avallo di una maggioranza parlamentare uscita da quest’operazione di stampo puramente opportunistico, ha rappresentato un vero e proprio pericolo per la democrazia repubblicana.

Fu messa in piedi una gigantesca operazione di disinformazione collettiva, con la complicità di gran parte dei mezzi di comunicazione di massa, attraverso una proposta di vera e propria demolizione della Costituzione Repubblicana. Il tentativo era duello di stravolgere il senso della nostra Carta fondamentale proprio sul delicatissimo terreno del modello della rappresentanza politica, spostando l’asse dal Parlamento al Governo.

Questa manovra di palazzo è stata sventata da voto popolare il 4 dicembre 2016 ma rimane a indicazione degli intendimenti di vera e propria limitazione della libertà democratica da parte della maggioranza.

Egualmente attraverso il voto di fiducia e usando una procedura del tutto inaudita, essendo quella elettorale materia di pretta natura parlamentare, il governo Renzi aveva fatto approvare in seguito un nuovo modello di formula elettorale denominato “Italikum”, anch’esso immediatamente bocciato dalla Corte Costituzionale alla quale avevano nuovamente fatto ricorso avvocati e cittadini mossi da iniziative spontanee e non certo organizzati da parti politiche.

Ciò nonostante si è perseverato nel proporre un meccanismo elettorale, secondo il quale si voteranno i parlamentari della XVIII legislatura, che presenta ancora profili di evidente incostituzionalità sotto l’aspetto della possibilità per elettrici ed elettori di indicare i propri rappresentanti e di poter disporre di un voto eguale e personale come previsto dalla Carta Costituzionale: così che il rischio di un’ulteriore invalidazione della legge elettorale sarà ben presente anche nel momento in cui ci si recherà nuovamente alle urne il 4 marzo 2018.

Come se tutto questo non bastasse a definire il profilo anti democratico assunto dalla posticcia maggioranza parlamentare formatasi nel corso della XVII legislatura vi è da aggiungere che su iniziativa del governo Renzi, stante le Camere assolutamente prive di capacità di proposta sul piano legislativo, sono stati duramente attaccati il mondo del lavoro e quello della scuola con l’introduzione, attraverso il job act, di meccanismi di ulteriore precarietà dell’occupazione (con percentuali di disoccupazione rimaste molto elevate, in particolare rispetto alle fasce più giovani d’età) e con la cosiddetta “buona scuola” verso il cui dettato legislativo si sono pronunciati la stragrande maggioranza degli operatori scolastici a tutti i livelli.

Caduto il governo Renzi dopo il voto referendario è subentrato il governo Gentiloni, fondato sulla stessa maggioranza : il peggio doveva ancora arrivare.

Peggio rappresentato dal patto promosso dal ministro degli Interni Minniti (che in pratica sta ricoprendo sia il proprio dicastero, sia quello degli esteri) con i capi di bande di predoni libici finanziandoli al fine di fermare il flusso di disperanti migranti che risalgono il deserto dal cuore dell’Africa cercando di sfuggire alla guerra,alla morte, alla fame.

Le organizzazioni dell’ONU e vari altri soggetti impegnati sul piano umanitario hanno condannato questa operazione definendola foriera di eccidi e di torture: si è trattato di un gravissimo episodio di vera e propria miseria morale che segna davvero il volto della legislatura, nel corso della quale del resto i parlamentari hanno continuato a votare le missioni di guerra al cui riguardo ci troviamo di fronte alla novità dell’impiego di truppe italiane sul fronte del Niger, a conferma della vocazione di destra colonialista che la maggioranza uscente ha continuato ad esprimere con grande continuità nel corso di questi mesi.

Infine la vicenda, davvero riprovevole nella sua modalità, riguardante lo “ius soli”: commedia finale che ha coinvolto l’emiciclo parlamentare anche attraverso il dosaggio delle assenze in modo da cercare di scaricare il barile nelle più improprie direzioni al fine di giustificare il fallimento.

Così possono essere riassunti i passaggi fondamentali verificatisi nel corso di questi 5 anni tralasciando per economia di discorso il tema europeo e quello riguardante il vero e proprio scandalo bancario che ha attraversato non solo l’Italia ma anche il governo.

Nel frattempo il tentativo di impadronirsi della cosiddetta “antipolitica” da usarsi come punto d’appoggio per una mediocre scalata al potere come nel caso del M5S, si è rovesciato in un processo aperto di “impolitica” attraverso il quale si è ulteriormente scavato un fossato profondo nella società italiana nella quale si dimostrano segnali inquietanti di disuguaglianza, volontà di sopraffazione e di sfruttamento da parte di pochi potenti “clan” di potere.

Una strada di vero e proprio degrado politico quella percorsa durante la XVII legislatura. sulla scia dal veleno inoculato nel sistema politico italiano dall’idea maggioritaria, del personalismo, del “partito proprietario”, di un modello di centrodestra razzista e qualunquista che ha governato il paese a più riprese nel primo decennio del 2000 e al quale hanno risposto confusi schieramenti contrapposti, pur essi coinvolti in una logica governativista d’accatto. Soggetti via via mutanti nella denominazione e nella composizione che nel frattempo hanno snaturato l’identità storica della sinistra italiana fino a cadere nel baratro di un PD privo di identità, tenuto assieme soltanto da una inopinata “vocazione maggioritaria” attraverso la cui espressione meramente verbale si sono avventati tutti i comprimari dell’individualismo competitivo formando cordate e “gigli magici” in certe situazioni dimostratisi anche inquinati da infiltrazioni pesanti sul piano della “questione morale”.

Quello della XVII legislatura non può che essere segnalato come un bilancio fortemente negativo dal punto di vista di una almeno minimamente accettabile proposizione etica del ruolo delle istituzioni da parte della stragrande maggioranza dei gruppi parlamentari.

Beninteso il giudizio non è morale ma etico e di conseguenza propriamente politico. Adesso il voto, con grandi incognite sulla sorte del Paese e della pace a livello globale.

Con una certezza: servirebbe una forte opposizione sociale da opporre rispetto alle futuribili combinazioni parlamentari che sorgeranno sicuramente come proposta di continuità e di peggioramento con il quadro che si è cercato di presentare in questa sede.

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