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mercoledì 6 settembre 2017

Myanmar, la strage dimenticata dei Rohingya

Myanmar, Da quasi un anno, ottobre 2016 la minoranza dei musulmani Rohingya è oggetto di brutali violenze da parte dell’esercito, della polizia e delle milizie buddiste del paese.
Il mondo sta assistendo nella più totale indifferenza al genocidio di questa etnia di religione musulmana. Poche e frammentarie le notizie sulla stampa internazionale e da parte delle associazioni dei diritti umani.


In questi ultimi giorni gli episodi di violenza hanno avuto un’escalation. Tanto che molti osservatori internazionali cominciano a parlare di pulizia etnica e genocidio. I Rohingya, privati della loro cittadinanza e dei più elementari diritti civili, vengono braccati, bruciati, violentati e uccisi. Molti stanno cercando rifugio nel vicino Bangladesh.

I villaggi musulmani vengono sistematicamente distrutti e dati alle fiamme insieme ai loro occupanti. Migliaia le vittime. Decine di migliaia i rifugiati. È in atto vera e propria politica del terrore portata avanti dal governo di Myanmar.


Il dramma di questa minoranza si aggrava ulteriormente a causa delle mine, quelle che il Governo del Myanmar ha sparso lungo il confine con il Bangladesh. Secondo le autorità di Dakka, che hanno protestato per la decisione del Paese limitrofo, si tratta di una misura studiata per evitare il rientro in patria degli esuli, che secondo le stime sono ormai 125mila.

Ironia della sorte, il capo del governo, Aung San Suu Kyi, nel 1991 ha ricevuto il premio Nobel per la pace “per la sua battaglia non violenta per la democrazia e i diritti umani”.

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