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domenica 3 settembre 2017

Le tragedie invisibili

In questo mondo dove si professa l'universalità della comunicazione e l'unicità di ogni vita, scopriamo sempre più divisioni e menefreghismo. Abbiamo tutti visto e tutti pianto i morti per catastrofi naturali e non (terrorismo) in UsA o in Europa,  abbiamo considerato quelle tragedie parte di noi e del nostro intimo. Ci sono tuttavia stragi ancora più colossali ma che non vogliamo vedere o sentire, non per lontananza fisica, ma semplicemente perchè quei morti non hanno peso 'politico' degno da essere ricordati. Ecco quali..


Le peggiori inondazioni degli ultimi anni stanno colpendo India, Bangladesh, Nepal e Sierra Leone e hanno causato complessivamente, finora, la morte di almeno 1700 persone, migliaia i feriti e milioni di sfollati, intere famiglie costrette ad abbandonare le proprie case verso il nulla.

Asia Meridionale

In India, Bangladesh e Nepal le inondazioni sono frequenti durante la stagione delle piogge portate dal monsone, un vento ciclico, caldo, tipico dell’Oceano Indiano, che ne influenza profondamente il clima da giugno a settembre. Ma quest’anno, hanno dichiarato la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, le piogge sono le peggiori degli ultimi decenni.
Secondo le Nazioni Unite sono 41 milioni le persone colpite dalle inondazioni che, iniziate alla fine di luglio, solo in questi giorni sembrano ritirarsi. Le organizzazioni umanitarie parlano di 16 milioni di danni. La Croce Rossa ha denunciato che “si sta dando molta attenzione ad altri disastri in altre parti del mondo in questo momento (malcelato riferimento al Texas, ndr) ma quanto sta accadendo nel sudest asiatico è ignorato”.



Corinne Ambler, operatrice della Croce Rossa in Bangladesh, ha dichiarato alla Bbc che si tratta delle più disastrose inondazioni degli ultimi 40 anni. “Credo – ha aggiunto Ambler – che nel resto del mondo la gente non ha idea della scala di questo disastro: quasi 9 milioni di persone sono state colpite, milioni di case distrutte o danneggiate”. Ambler ha poi raccontato che durante un sorvolo delle zone inondate in piccoli villaggi del Bangladesh non c’era più nulla, solo acqua, acqua fin dove arrivava la vista”. La protezione civile ha comunicato di aver trovato, dalla prima ondata di fine luglio, 487 corpi e decine risultano persone scomparse. Quasi 8 milioni sono state colpite dall’alluvione.

In India la zona particolarmente colpita è lo stato di Bihar, dove sono state accertate oltre 500 morti e 450 mila gli sfollati. A Mumbai, capitale finanziaria dell’India, dove vivono 20 milioni di persone, al momento sono stati ritrovati 5 corpi ma la città è nel caos assoluto e molte zone della città rimangono allagate. Le continue costruzioni su terreni a rischio come la quantità di residui plastici che ostruiscono i canali di drenaggio, rendano la città particolarmente vulnerabile alle tempeste. In Uttar Pradesh, altro stato indiano di 243 mila chilometri quadrati, la metà del territorio è sott’acqua. Sono morte 82 persone e oltre 2 milioni gli sfollati. Nel Bengala Occidentale, stato dell’India nord-orientale, sono morte 152 persone, migliaia le persone sfuggite al disastro con imbarcazioni e zattere improvvisate per raggiungere le stazioni di aiuto governative più vicine. Nell’altro stato indiano di Assam, anche questo colpito da due ondate in tre mesi, sono morte 71 persone e diversi animali selvatici nativi tra cui una tigre del Bengala e 15 rinoceronti unicorne. Nella regione dell’Himalaya nel nord-ovest dell’India, le frane causate dalla pioggia, hanno travolto e ucciso 54 persone.

In Nepal invece, che ancora combatte per riprendersi dal terremoto del 2015, l’Onu ha classificato le inondazioni come le peggiori degli ultimi 15 anni. Le autorità nepalesi hanno comunicato di aver ritrovato finora i corpi di 146 persone ma decine sono gli scomparsi e più di 100 mila le famiglie sfollate. La dimensione del disastro è però ancora sconosciuta perché, secondo un report dell’Onu, “molte aree colpite restano inaccessibili ai soccorsi per danni a ponti e alle strade di collegamento”.

Africa- Sierra Leone

Le piogge torrenziali cadute nella seconda settimana di agosto a Freetown, capitale della Sierra Leone, hanno inondato molte zone della città provocando smottamenti nell’area montagnosa di Regent. La Croce Rossa riporta che almeno 500 persone hanno perso la vita e 600 risultano disperse. Circa duemila famiglie sono rimaste senza casa ed hanno bisogno di alimenti, indumenti e medicine, oltre che di una nuova casa. In particolare a Regent, secondo la Croce Rossa, molti dei dispersi sarebbero rimasti sepolti dagli smottamenti del territorio e dal crollo delle case. Il tempo e le condizioni del terreno rendono lentissime le escavazioni per il ritrovamento dei corpi. La mancanza di pianificazione urbanistica e di sistemi fognari uniti alla forte deforestazione che tolgono radici alle montagne, rendono questa zona della Sierra Leone molto vulnerabile alle forti piogge. La Sierra Leone continua ad essere uno dei paesi più poveri al mondo, al 179mo posto su 188 nella lista del Programma Onu per lo sviluppo (Pnud).

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