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lunedì 4 settembre 2017

IL NEMICO DEL POVERO IL NON DEVE ESSERE UN ALTRO POVERO

E' pesante il clima di odio palpabile nel Paese e nella nostra società. Questo odio è l'inganno e la strumentalizzazione delle paure che vengono espiate da chi desidera soltanto gestire una crisi economica sul piano della sicurezza per distrarre gli sfruttati, quelli che possiamo defimire “moderni proletari”, dalla loro condizione: per non pensarsi “poveri”, per non subire questa terribile e temibile onta sul piano sociale, si deve dare alle masse un argomento che le unisca e le faccia sentire protagoniste di una lotta contro qualcosa, contro qualcuno.

Davanti a cosa si cimenta l’amor di Patria se non si suscita il sentimento di odio verso un nemico comune?
Davanti a cosa può emergere la difesa della Patria (“sacro dovere del cittadino”, come recita la nostra Costituzione, in uno dei pochi passaggi – comprensibili – ma meno apprezzabili – e ce ne scuserete – visto il nostro convinto antimilitarismo) se non si alimenta ogni giorno attraverso titoli altisonanti di quotidiani e telegiornali, sensazionali e spesso false notizie internettiane, creazione di una opinione pubblica che non è pubblica ma generata dal privato, la sensazione palpabile, quindi la quasi verità che il nemico è in casa nostra, davanti a casa nostra, presso casa nostra: ci circonda, ci attende al varco, si prende gioco di noi e ci “invade”.
Giornali e forze politiche di destra costruiscono così qualcosa di più coriaceo di una propaganda che istiga all’odio: creano una vera e propria percezione di massa fondata sulla velocità di comunicazione, sull’immediatezza. E’ il sasso lanciato e la mano velocissima che si ritrae.
Se Joseph Goebbels avesse avuto a disposizione i mezzi che abbiamo noi oggi, avrebbe fatto certamente di meglio quale acuto manipolatore della convinzione popolare da trasformare e adattare, di volta in volta, al disastro ulteriore e progressivo che si abbatteva sulla Germania nazista.
Allievi non ne ha avuti, almeno si spera, ma anche senza i suoi insegnamenti molti hanno imparato bene l’arte della creazione del falso nemico per unire la nazione (quindi il popolo) in un sentimento non scindibile e non atomizzabile: una compattezza che si rivela tale, con ovvie sfumature, dal sottoproletariato suburbano delle periferie alla buona borghesia imprenditoriale dei centri economici.
Quindi, il terribile problema dei nostri tempi per tutti gli sfruttati di italica stirpe non è la classe dei padroni, degli imprenditori; non sono le speculazioni finanziarie di pochi a scapito di molti; non sono nemmeno i trattati transoceanici che vorrebbero imporci acquisti di merci geneticamente modificate per il solo scopo di far profitti con roba che nessuno vuol mettere nel proprio stomaco.
No! Il problema, cari amici e care amiche, sono i migranti. Per i poveri il problema sono altri poveri come loro stessi.
Per i padroni il problema sarebbero i poveri, ma i poveri non se ne accorgono e pensano che il nemico sia chi vive come loro, chi è come loro sfruttato. Con la differenza che il migrante ne ha coscienza, l’italiano no.
L’anestetizzante e ipocrita società dei consumi ci ha illuso tutte e tutti di vivere nel benessere. Invece basterebbe vedere come il governo prova a correre ai ripari promettendo pensioncine ai giovani con venti anni di contributi (ammesso che un giovane riesca ad andare in pensione prima dei 70 anni e a mettere da parte ben 20 anni di “marche”…) per capire che i primi ad essere spaventati da un risveglio di coscienza di classe sono proprio loro: i padroni e chi al governo li rappresenta più che degnamente.
In Italia il dramma e il paradosso paiono sempre andar di pari passo (siamo peraltro vicini all’8 Settembre). In questo caso, però, non si tratta di reucci in fuga, bensì di ministri dell’Interno in carica.
Nella fattispecie, il ministro signor Minniti il quale ha dichiarato che, di fronte ai recenti sbarchi di migranti ha temuto per la democrazia, non è dato sapere se ciò a causa dei branchi di fascistelli webeti che il suo Ministero potrebbe agevolmente sanzionare col Codice esistente o dei giovani, due volte sfruttati, giunti in Europa e meritevoli di comprensione ed accoglienza, non certo di repressione e diabolizzazione.

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