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martedì 22 agosto 2017

#Ischia, si può morire per un terremoto di magnitudo 4.0?

Sapere che in un Paese "avanzato" si possa morire per una scossa di magnitudo 4, quindi di moderata entità al di là della necessaria contestualizzazione del caso Ischia, è semplicemente ASSURDO. 

L’Italia si Riconferma estremamente vulnerabile, non solo rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico. Ora è facile polemizzare ipocritamente sulla sicurezza, sulla consapevolezza dei cittadini, sulle responsabilità della politica, dalle autorità locali a quelle nazionali, rispetto a una condizione di precarietà esistenziale inaccettabile, ma quello che lascia più interdetti è la totale mancanza della cultura e sopratutto di atti concreti per la prevenzione. Parola, prevenzione, evocata e ripetuta come un mantra nei "day after" dell'Italia dei terremoti, spesso guardando dritto in camera, per poi scivolare sempre più giù nell'agenda del da farsi.

A Ischia, come in tutto il sud, nel corso dei decenni è stata sottoposta a una sistematica speculazione edilizia: si è costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto di fretta, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e senza prevedere alcun accorgimento antisismico.


La storia geologica dell’isola di Ischia è nota agli addetti ai lavori. Si spiega con il Tirreno, un oceano in movimento che si va aprendo. Nulla a che fare con le faglie dell’Appennino. Quella è un’altra storia. L’asse Norcia-Visso-L’Aquila è un sistema sismico a sé, che al limite può essere visto come la coda dell’Irpinia. Ma se quelle sono faglie che un momento (geologicamente parlando) dormono, un altro si risvegliano, con il mar Tirreno non c’è scampo: il movimento del sottosuolo è continuo, il rischio di scosse immanente. 

Il governo e il parlamento si assumano la responsabilità di decidere in proposito senza farsi distogliere da interessi e lobby varie, come a proposito del fascicolo del fabbricato: ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo del fabbricato? Far conoscere lo stato sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile. Le misure per la prevenzione non possono non essere al centro dell’agenda del prossimo governo.

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