BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

martedì 22 agosto 2017

DI ABUSIVISMO SI MUORE. #ischiaterremoto

Sono oltre seicento le case abusive destinate ad essere demolite sull'Isola d'Ischia. Ventisettemila, invece, le pratiche di condono presentate negli ultimi 30 anni, in virtù delle tre leggi di sanatoria degli abusi. Una marea di cemento senza controllo e fuorilegge ha letteralmente devastato il territorio dell'isola più grande del golfo di Napoli, colpita ieri sera da una scossetta di terremoto.  


Una marea di cemento 

Quarantasette chilometri quadrati, poche migliaia di abitanti che diventano 250mila in estate, per i flussi turistici, ben sei comuni piccoli e piccolissimi e una marea di cemento che ha travolto l'isola ovunque, in ogni angolo. Abusi di necessità, li chiamano. Case costruite da chi ci vive. Nessuna speculazione ma solo il bisogno abitativo. Ma case tirate su senza piani regolatori, senza servizi, senza rispetto delle normative antisismiche, in una zona che si allarga dalla caldera dei Campi flegrei, al centro esatto di un'area vulcanica.  

Calamità naturale e mano dell'uomo
Cattiva edilizia su territorio in movimento: non c'è da meravigliarsi, quindi, se con una scossa di terremoto che altrove avrebbe fatto meno danni, a Ischia si contino crolli, morti, feriti, evacuazioni. Persone sepolte sotto le pietre. La chiamiamo calamità naturale, perché un sisma lo è sempre, ma la mano dell'uomo continua a fare il suo.

Sfregio alla costa
Il rapporto annuale di Legambiente intitolato Mare Monstrum (un dossier sui reati ambientali costieri in Italia) inserisce Ischia tra le cinque zone dove l'abusivismo edilizio ha registrato i numeri maggiori in Italia. Uno spazio così piccolo per abusi tanto grandi. «Caso esemplare di sfregio alle coste del nostro paese», così definisce Legambiente l'isola verde napoletana, segnalando la mappa degli abusi e degli attacchi al territorio. 

Scontri contro le demolizioni
Proprio a Casamicciola, il centro più colpito dalla scossa di ieri sera, negli anni scorsi si registrarono veri e propri scontri tra la polizia e comitati di cittadini in ordine all'esecuzione di alcuni ordini di demolizione di case abusive. Barricate per difendere le case tirate su senza regole. Sei agenti feriti, nove denunce, un solo piccolo manufatto demolito e altre centinaia di case abusive che dovranno andare giù per mano della legge e che nessuno riesce a demolire. Ci sono, in molti casi, le ordinanze dei giudici, arrivate alla fine di iter tortuosi. Ma non vengono messe in esecuzione. 

La legge per non demolire
Lo scorso venti luglio la Regione Campania ha approvato la legge 19, che fornisce ai comuni le linee guida per individuare misure alternative all'abbattimento degli edifici abusivi. Proprio così, testualmente: non buttare giù le case abusive ma acquisirle al pubblico patrimonio e darle in locazione a chi le ha costruite e le abita, a condizione che le abitazioni siano state costruite per “condizioni di necessità”. E' necessità, quindi, la parola magica che tutto sana. Un pericoloso passo indietro nella lotta all’abusivismo edilizio in un territorio in cui il ciclo delle edificazioni illegali rappresenta una vera e propria piaga, oltre che uno storico business legato alla mafia.

Interessi diffusi

Ma la politica locale va avanti. Ufficialmente, per separare i palazzinari dal piccolo proprietario. In realtà, i numeri alti delle persone coinvolte, basi elettorali numerosi, gli interessi diffusi premono e si fanno sentire. Quelle case venute su dal nulla, nessuno vuole buttarle giù. Ma, drammatico e beffardo, arriva il terremoto a ricordarci che del territorio, e forse anche del destino, è meglio non fare abuso.

0 commenti:

Posta un commento