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domenica 2 luglio 2017

RIGOSI E LA SUA LOCOMOTIVA





Rigosi era un aiuto macchinista (fuochista) delle Ferrovie italiane. È noto perché il 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva in sosta e la lanciò sui binari alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era davvero notevole. La sua intenzione era quella di andare contro a un treno di lusso che vedeva transitare quotidianamente per distruggerlo, ma il personale tecnico delle ferrovie riuscì a deviare la corsa, e così finì con lo schiantarsi contro sei carri merci in sosta lungo una linea morta della stazione di Bologna.   La locomotiva era la 3541, una delle 130 unità comprese nel gruppo 350 della Rete Adriatica; trainava il treno merci 1343. In una sosta nella stazione di Poggio Renatico, approfittando dell'assenza del macchinista titolare Carlo Rimondini, Rigosi (che lavorava in quella stazione) l'aveva staccata dal convoglio in questione e l'aveva portata via. Dopo essersi schiantato nella linea morta, nonostante il poderoso impatto, Rigosi ne uscì ancora vivo (ma in pessime condizioni). Fu ricoverato in ospedale, dove gli si dovette amputare una gamba, e il suo volto restò sfigurato da numerose cicatrici.   Nessuno seppe mai il vero motivo del suo folle gesto, ma un cronista della Gazzetta Piemontese riportò che, dopo il ricovero, l'uomo si lasciò sfuggire la frase:[1]   « Che importa morire? Meglio morire che essere legato! »   Non ricevette nessuna pena giudiziaria, ma soltanto un esonero dal servizio in ferrovia per motivi di salute (e non un licenziamento netto) e la corresponsione di un sussidio non molto elevato. Però quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell'esonero (“buona uscita”), cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”.   Rigosi era di idea profondamente anarchica, e queste sue azioni vennero da molti interpretate quindi come un disperato gesto di protesta contro le difficilissime condizioni di vita e lavoro dell'epoca e contro l'ingiustizia sociale che, a quel tempo, si manifestava in forme inaccettabili in tutti gli ambienti, e quindi anche nel mondo del suo lavoro, quello del trasporto ferroviario. In esso le carrozze e i convogli di prima classe erano di gran lusso, e per le "classi" inferiori c'erano carrozze completamente fatiscenti e scomode.

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