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martedì 27 giugno 2017

USTICA, LA STRAGE DIMENTICATA

Nelle scorse ora la Cassazione ha affermato che il depistaggio relativo alle indagini sul disastro aereo di Ustica del 27 giugno 1980 debba ormai considerarsi “definitivamente accertato”. Un passaggio importante perché sancisce che occorra un nuovo processo civile per valutare la responsabilità dello Stato in merito alla tragedia dell’ Itavia andando a confermare la tesi del missile sparato da aereo ignoto.Tesi che, sottolinea la Cassazione, risulta “ormai consacrata”. Una sentenza di notevole importanza e che ribalta quanto era stato affermato in fase di appello in data 4 ottobre 2010; in quella circostanza la corte di appello aveva respinto la richiesta di risarcimento avanzata dai figli di Aldo Davanzali, patron dell’Itavia (compagnia aerea italiana che ha operato dal 1958 al 1980) e considerato responsabile del cedimento strutturale del DC9 a Ustica e conseguentemente della morte di 81 persone. La sentenza emessa dalla corte di Cassazione in data 22 ottobre 2013 ribalta quel verdetto in quanto, spiega, quella sentenza “erra nell’escludere l’eventuale efficacia dell’attività di depistaggio e il suo effetto sul dissesto”.




Ci fu depistaggio nelle indagini:


Per la terza sezione della Cassazione è quindi necessario valutare l’effetto di tali depistaggi nel crac dell’Itavia del 1980 dato che questi hanno gettato “discredito commerciale” sulla compagnia a seguito della “diffusione della falsa notizia del cedimento strutturale”. Una sentenza storica e per certi versi rivoluzionaria quella che rimette al centro della pubblica opinione la vicenda della strage di Ustica; adesso si rende necessario un nuovo processo civile da tenersi davanti ad un’altra sezione della corte di appello di Roma per stabilire se il dissesto della compagnia aerea sia dovuto alla “riconosciuta attività di depistaggio” o se, viceversa, sia stato preesistente al disastro del 27 giugno 1980 nei cieli di Ustica. Dire che forse verrà finalmente fatta luce su una delle vicende più oscure e misteriose del nostro paese, fatta di depistaggi, insabbiamenti e mezze verità, potrebbe sembrare un eccessivo esercizio di ottimismo; tuttavia grazie a questa sentenza si va ad accertare un’opera di depistaggio in fase di indagini su quell’episodio. Fattore non da poco.
Ricostruzione della strage di Ustica:


Ma cosa accadde quel 27 giugno 1980 ad Ustica? Cosa sappiamo della strage di Ustica? È il 27 giugno del 1980, ore 21 circa, quando il Dc9 della società Itavia in volo da Bologna verso Palermo con 81 passeggeri a bordo scompare dai radar; la torre di controllo cerca disperatamente di ristabilire contatti con il pilota del volo ma è tutto inutile. Non arriva alcuna risposta e del Dc9 sembra non esserci più traccia. E risposte dall’ aereo non potrebbero arrivare perché questo è esploso in volo ed è scomparso, inabissandosi, nel tratto di mare compreso tra le isole di Ponza e di Ustica. I soccorsi, si dice, tardano ad arrivare e giungono quando ormai il velivolo si sta inevitabilmente inabissando; fattore che getterà un ulteriore alone di mistero sulla vicenda. Nell’incidente periscono tutti gli 81 passeggeri a bordo; la prima spiegazione fornita per trovare una causa del disastro parla di un difetto strutturale dell’aereo. Un cedimento per l’esattezza; tesi che resisterà per un paio di anni come spiegazione ufficiale della tragedia di Ustica. La società proprietaria dell’aeromobile, l’Itavia, diventa capro espiatorio della vicenda al punto che sarà costretta a sciogliersi; Aldo Davanzali, il patron dell’ Itavia, è considerato responsabile della strage. Nel frattempo partono le indagini delle procure di Palermo, Roma e Bologna; viene anche aperta una commissione di inchiesta da parte dell’allora ministro dei trasporti (Rino Formica); commissione che venne sciolta senza aver portato a termine il proprio incarico. Secondo lo stesso ministro dei trasporti l’aereo dell’ Itavia era precipitato a causa di un cedimento strutturale dovuto, probabilmente, ad una cattiva manutenzione. Ma la versione dopo un po’ inizia a fare acqua; c’è qualcosa in quella storia che non quadra ed in molti iniziano a credere che dietro la strage di Ustica ci sia dell’altro.
Depistaggi, versioni alternative e condanne:


Il governo italiano allora in carica sembra essere più di ostacolo che d’aiuto e non collabora a trovare un vera risposta sulla strage; negli anni si inseguono varie versioni, voci, testimonianze, ipotesi. C’è chi parla di un intrigo internazionale (e come non farlo, essendoci di mezzo l’Italia?); chi di un attentato terroristico, specificamente di un ordigno esplosivo; chi vede legami con la strage di Bologna che si consuma proprio in quei giorni. Ma quale sia la verità ‘vera’ non è dato sapersi. In data 2007 l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che ai tempi della strage di Ustica era presidente del Consiglio, attribuisce la responsabilità ad un missile francese destinato ad abbattere un aereo sul quale viaggiava il dittatore libico Gheddafi. Tesi simile a quella che porta alla condanna, il 10 settembre 2011, dello Stato italiano (nello specifico, ministero della Difesa e ministero dei Trasporti) da parte del tribunale civile di Palermo. Secondo quella sentenza, nessun attentato causò la strage ma l’aereo fu invece abbattuto durante una azione di guerra svoltasi nei cieli italiani senza che nessuno degli enti preposti al controllo facesse qualcosa; per queste ragioni, i due ministeri in questione devono pagare oltre 100 milioni di euro in favore dei familiari delle vittime della strage di Ustica poiché, si legge nella sentenza, i due ministeri non hanno fatto abbastanza per prevenire il disastro
Lo Stato condannato a risarcire familiari delle vittime:


In data Il 28 gennaio del 2013 la corte di Cassazione conferma la sentenza condannando lo Stato italiano a risarcire i familiari delle vittime della strage di Ustica affermando che “tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia di un velivolo militare precedentemente nascostosi nella scia del Dc9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto ed il Dc9”. Tutt’altra verità quindi rispetto a quella che era stata considerata attendibile per molti anni. E adesso, con la sentenza della Cassazione del 22 ottobre 2013 che certifica il depistaggio su quella strage, si potrebbe riscrivere in parte la storia di quella vicenda andando finalmente a rispondere ad una domanda che da oltre 30 anni ci portiamo dietro: cosa successe quel 27 giugno 1980 ad Ustica?



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