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venerdì 16 giugno 2017

Nel degrado dell’informazione, ITALIA-LIBERA.NET rimane un porto sicuro

I lettori, quelli veri e con un pò di sale in zucca, avranno sicuramente notato quanto sia scesa vertiginosamente l’asticella della qualità dei blog e gruppi d'informazione online. Nel novero dei fatti spendibili sulla propria testata telematica è entrato a gamba tesa un inedito genere giornalistico: il commento. Ci ha stupito la mole e la fattura (infima, violenti e percolosa) dei commenti giunti dai social a seguito di alcuni dei nostri post; sopratutto se criticano in modo oggettivo e mai partigianamente i no-vac e i 5s.


 Il tema non diventa più, dunque, la notizia vera e propria, bensì il commento alla notizia. Ovviamente, basta un commento qualunque. Per alcuni è un vizio, per altri è un metodo. Fatto sta che parliamo di una pratica tutta italiana.

Si tratta di aspettare che un tema caldo infuochi l’utenza e poi, con un minuzioso lavoro di ricerca, scandagliare siti, blog e pagine Facebook per catturare un commentatore sprovveduto e offrirlo ai propri lettori. Tendenzialmente è apprezzata qualunque forma di inciviltà espressiva. Meglio ancora se il commento risulta condito da una grammatica avvilente, un aggressivo utilizzo dei segni di interpunzione e la sindrome del Caps lock. Dopodiché bastano un titolo urlato, neanche dieci righe di introduzione al commento e uno screenshot a pagina intera dell’ira funesta dell’utente di turno. La notizia è pronta, il piatto è servito e può essere dato subito in pasto agli internauti, famelici di contenuti ad alto tasso di emotività.

Il problema è che il singolo commento è in grado di distorcere completamente la percezione che l’utenza ha di un determinato segmento della popolazione. Chi vota un partito, chi sostiene una causa, chi ha una certa provenienza geografica etc. Ovviamente i redattori web, fini conoscitori della psicologia della Rete, questo lo sanno perfettamente. Sanno benissimo che ergersi a detentori della morale di turno è solo un misero escamotage per scatenare bagarre, tra chi difenderà strenuamente l’insultatore (per affinità ideologica) e chi demolirà l’insultatore (per un malriposto senso di superiorità etica). Il commento ardito viene volutamente sacrificato per generare altrettanta riottosità, che online si traduce in engagement sui social network e visualizzazioni di pagina sul sito. Ai tempi del web marketing, al purché se ne parli si sostituisce il purché si interagisca.

Qualunque lettore intriso di spirito critico coglierà le evidenti lacune etiche di un simile approccio. Un singolo commento non è una notizia e non fotografa in maniera rappresentativa una realtà elettorale. Prenderlo come modello di una certa popolazione è uno strumento indegno di delegittimazione politica. Specie perché nella maggior parte dei casi non viene immortalato il commento di un parlamentare o di un attivista, ma di quello che in gergo viene definito simpatizzante. Il simpatizzante è distante anni luce dagli uffici stampa del proprio schieramento politico di riferimento, eppure la sua voce viene sovrapposta a quella ufficiale. Nessun giornalista si prende ovviamente la briga di verificare quanto il mostro sia effettivamente legato a quella causa, e non importa se il suo peso politico sia pressoché nullo. L’importante è attribuirgli un’etichetta, perché quell’etichetta è l’assicurazione sulla vita che l’informazione online ha stipulato sul proprio traffico: senza etichetta viene meno il riferimento identitario e gli utenti non possono schierarsi. Cioè essere motivati a “interagire”.

E allora via con la retorica degli insulti su Facebook, delle campagna d’odio su Twitter, del clima di terrore in Rete, della necessità di regolamentare il web a causa dell’hate speech dilagante. Reazioni spropositate causate dall’incomprensione del fenomeno. Come se il problema dell’ignoranza dei commentatori fossero l’eccessiva libertà della Rete o il colore politico, e non il drammatico grado di analfabetizzazione funzionale degli italiani, frutto di decenni di politiche miopi nel campo devastato dell’istruzione.

È sotto gli occhi di tutti quanto il graduale passaggio da cartaceo e digitale abbia drasticamente cambiato il rapporto tra lettore e giornalista. Lo sforzo cognitivo che una volta sottostava all’invio tradizionale della lettera al direttore di un giornale, allo stato attuale, non ha nulla a che vedere col vomito di bile che viene quotidianamente riversato online dagli utenti. L’opinionismo da quaquaraqua è sbarcato sui social network, spargendo a macchia d’olio porzioni di inciviltà una volta relegate nei peggiori bar di quartiere. L’assenza di un volto e di un nome ha deresponsabilizzato i commentatori, accentuando il tono anche laddove sarebbe ragionevole attendere un’argomentazione moderata. Alla riflessione profonda e obiettiva si è sostituita l’impulsività commentizia violenta.
 

I redattori web si facciano un enorme esame di coscienza e si domandino che tipo di compromessi stanno accettando (anche in Rete) pur di far lievitare i profitti contrabbandando fake news per vangeli.

FREE ITALIA (ITALIA-LIBERA.NET) si distingue in quanto propone  un nuovo modello di informazione , un’informazione che si basa sul tentare di far riflettere i lettori, Inasprire il dibattito politico, alimentare flame fini a se stessi, generalizzare reazioni politiche a partire dal singolo. Questo non ha niente a che vedere con l’etica del giornalismo, con la narrazione della realtà, con la formazione di una sana coscienza pubblica che giudano il nostro operato.
 

Pertanto il gruppo FREE ITALIA è informazione dAvvero libera, indipendente e sopratutto responsabile che si speri possa rappresentare un serio punto di riferimento PER VOI lettori e per offrirvi un porto sicuro lontano dal degrado intellettuale e morale del paese.

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