BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

lunedì 12 giugno 2017

BOOM... DI MALOX NEL #M5S, NESSUNO LI VUOL FAR AMMINISTRARE LE CITTA'

Palermo, Genova, Parma. Il M5s perde in tre città politicamente molto importanti per motivi diversi: Palermo è il capoluogo della Sicilia, dove a ottobre ci saranno le elezioni regionali, che il M5s punta a vincere, in modo da utilizzarle come volano per le prossime elezioni politiche. Genova è la città di Beppe Grillo, dove c’è stato il pasticcio di Marika Cassimatis, estromessa dal M5s dopo aver vinto le “comunarie” del movimento. “Fidatevi di me”, aveva detto tre mesi fa l’ex comico, annunciando il ritiro della candidatura della professoressa: “Mi è stato segnalato, con tanto di documentazione, che molti, non tutti, dei 28 componenti di questa lista, incluso la candidata sindaco, hanno tenuto comportamenti contrari ai principi del M5S prima, durante e dopo le selezioni online del 14 marzo 2017”. Poi c’è Parma. Il sindaco uscente Federico Pizzarotti, ex grillino, riduce il M5s, che aveva presentato un suo candidato, al lumicino. Laddove si dimostra che il franchising del M5s non è un’assicurazione sufficiente per vincere e che Pizzarotti gode di un consenso personale in grado di battere un brand consolidato come il M5s. Ma il M5s è, per ora, fuori dai giochi anche in due capoluoghi di regione come Catanzaro e L’Aquila. Insomma, ancora una volta il M5s mostrerebbe di avere un serio problema di classe dirigente, come già si è visto nei comuni dove il movimento governa (si pensi a Roma).

Sono passati 5 anni dalla vittoria di Pizzarotti, ora il Movimento deve fare i conti con la peggiore sconfitta per quanto riguarda una singola tornata elettorale. Sconfitti a Parma, divis a Genova, gli uni contro gli altri a Palermo, ancora in ritardo al Nord dove stentano a togliere voti alla Lega. Alcuni imputano il tutto anche al cattivo clima creato dalle gestioni Raggi ed Appendino a Roma e Torino. Un fallimento quello della gestione Di Maio secondo i cosiddetti ortodossi: critiche esplose nei minuti successivi ai primi exit poll. Il vicepresidente della Camera è il delegato agli enti locali. Sono in molti a puntare l’indice sulla strategia di seguire Renzi: andare subito al voto, mossa, quella dell’ex premier, riconducibile secondo alcuni sulla prevedibile sconfitta targata M5S alle amministrative.

Quasi tutti, però, sono concordi nell’affermare che il vero errore sta a monte: ovvero nella trattativa fallita sulla legge elettorale. Il vero problema, forse il vero motivo della sconfitta, è l’abbandono riservato ai consiglieri e sindaci. La cosiddetta piattaforma Rousseau destinata alla condivisione tra gli enti locali, non è risultata sufficiente. L’invito di molti è comunque quello di restare calmi e ripartire da dove le cose hanno o sembrano funzionare: Sardegna e Piemonte. Quello che sembra mancare, però, è una coordinamento, una struttura fisica: quella di cui ha sempre parlato, denotandone la mancanza, lo stesso Pizzarotti ieri ancora vittorioso nella sua Parma. Ne testimoniano le divisioni di Palermo (con la questione firme false) e soprattutto a Genova: la “musica non è decisamente cambiata” come sperava Pirondini: da una parte Alice Salvatore, dall’altra lo stesso Pirondini, con il risultato che nessuno di loro è arrivato al ballottaggio.

La Sconfitta del M5s passa attraverso la delusione causata dal governo politico delle città da loro amministrate che è stato un tonfo complessivo. Nessun cittadino ha voluto correre i rischi della loro inesperienza e approssimazione, lasciando cadere la non proposta grillina. È un forte segnale che indica una scelta concreta delle persone che al di là di tutto vogliono amministrazioni che decidono e creino benessere e diano indicazioni politiche al territorio. A mio parere è cominciato un declino complessivo di questo movimento che non rappresenta più una minaccia per il paese in quanto il popolo non si riconosce più in idee giustizialiste,populiste e fasciste loro legate. Si ricomincia nel paese a discutere di sana politica di competizione fra politiche diverse e portatori di interessi diversi. Ben venuta in questo panorama la nuova sinistra unita che ha dato speranza e volontà di cambiamento rispetto ad un Renzismo opprimente e democristiano. Staremo a vedere come il centrosinistra riuscirà a trovare elementi comuni per poter governare le città!

Insomma, una notte di fallimento che sposterà ora l’attenzione non solo sulle critiche verso Di Maio ma anche su una profonda riflessione che riguarda la capacità o meno del Movimento di darsi una struttura in grado di affrontare non solo le future tornate elettorali ma anche, qualora ne uscisse vincitore, la sfida di governare sia a livello locale che nazionale.

0 commenti:

Posta un commento