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giovedì 15 giugno 2017

A chi non vuole lo IUS SOLI....



130 milioni tra italiani e oriundi, fai parte di quel popolo di santi, poeti e trasmigratori, diffusi nella penisola e ai 4 angoli del globo. In più tu sei genovese, appartieni cioè a quella risma di marinai che hanno attraversato gli oceani non solo in sottocoperta, ma che i piroscafi li hanno costruiti e guidati. Non erano gommoni, ma navi. La compagnia italiana SNIA (che poi si mise a produrre Viscosa) divenne grande per trasportare dal porto di Genova, milioni di italiani verso le Americhe. (Tra tanti di voi scorre sangue misto…).
Ma già molti decenni prima i tuoi concittadini marinai e le loro famiglie, fondavano la Boca a Buenos Aires, e popolavano Montevideo dall’altra parte del Rio de la Plata, ben prima che ci arrivasse Garibaldi (il quale ci andò proprio perché c’era già una colonia di genovesi). Risalivano il Paranà e l’Uruguay, si diffondevano nel Brasile, a partire da Victoria e da Santos, verso l’interno del continente latino-americano per ogni lato, fino in Colombia, fondando ad esempio, Genova (paesino interno della Colombia)… che diede i natali a un certo Marulanda.
Ma questo è solo un pezzetto di storia contemporanea: retrocedendo  di qualche secolo, i tuoi avi hanno colonizzato pezzi di India occidentale, dove mi dicono che si parli ancora un dialetto genovese e si adori tra i tanti dei anche Gesù Cristo. Il re del Portogallo e la corona di Spagna si servirono di loro e delle loro raffinate carte nautiche per le missioni più audaci, con ciurme miste di napoletani, amalfitani, e di altre etnie peninsulari.
Il genovese fu per secoli la lingua franca dei mari e la navigazione moderna è stata una vostra invenzione.
Ben prima dei Tanos (napolitanos), genovese era sinonimo di italiano. E questa tradizione imperitura, si mantiene costante girando per molte zone del pianeta.
Non so quanti italiani nel mondo abbiano origini liguri o genovesi (non pochi), ma certamente sono tutti figli e nipoti o bisnipoti di migranti liguri o di altri lidi sempre da voi traghettati.
Ho avuto occasione di conoscere molti liguri in Germania, in Francia, in Brasile, in Argentina, in Uruguay, in Canada, in Australia; caso strano, parecchi di loro erano ex partigiani e continuarono a distinguersi nelle lotte contro le ingiustizie e l’oppressione anche nei diversi paesi in cui erano capitati.
Genova, in questo senso, è un po’ come una porta mundis di civiltà: lo è stata per l’Italia, durante la resistenza, negli anni ’60 e lo ha riconfermato nel 2001, durante il forum  sociale mondiale, nato 6 mesi prima a Porto Alegre, in Brasile, nel Rio Grande do Sul colonizzato dagli italiani e riconfermato  in Europa in quelle tragiche giornate di luglio.


Ma VOI questa vicenda dei diritti di cittadinanza per gli immigrati, che vanno a braccetto con quelli che rivendichiamo da decenni per i nostri milioni di emigrati, non fare passi falsi: l’emigrazione è figlia di quei mali che sei stato bravissimo a far emergere; e sono mali quasi sempre nostrani, sia quando riguardano la nostra nuova emigrazione che dilapida le nostre risorse umane giovanili verso il nord Europa, l’America o l’Asia, sia quando da questi stessi continenti e dall’Africa arrivano a noi migliaia di disperati di altri colori.
Sono sempre quei famosi movimenti di capitali con annessi eserciti, multinazionali e sacerdoti del liberismo sfrenato a condurre il gioco: ma che c’entrano le persone che in qualche modo debbono salvarsi , coi criminali che impongono queste logiche?
Non è forse meglio l’integrazione e il riconoscimento universale dei diritti di ciascuno e lavorare insieme per abbattere un sistema di oppressione generalizzato che riguarda noi, ma anche buona parte del resto del mondo ?
In diversi paesi gli emigrati italiani insegnarono a costituire i sindacati: negli USA la IWW cantato da Woody Gutrie fu un loro prodotto. La metà dei desaparecidos argentini era di origini italiane. Dai un’occhiata al movimento dei Sem Terra in Brasile, alla Pastorale della Terra, e a Via Campesina, guarda a chi ha re-inventato il concetto di sovranità alimentare e il cosiddetto KM-zero. E alla congiunzione coi movimenti indiani e dell’Africa. Anche questo lo trovi, se vuoi, su Wikipedia.
Infine, ti faccio osservare che la rete è piena di migranti. Anzi loro sono tra i primi fruitori, comunicatori e erogatori di pensiero in rete. Per ovvie ragioni.
Quindi, non investire a breve termine.
Non abbassare il volo. Non fare lo stanziale.
Ci sono già caduti in trappola in molti di quelli del PD e del PDL su questa buccia di banana (republic).

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