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martedì 23 maggio 2017

Strage Capaci: basta con le ipocrite passarelle!

Oggi cade l’anniversario della morte di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Il dottor Falcone e la dottoressa Morvillo, sua moglie, inseparabili sino all’ultimo istante della loro vita, mentre dopo la morte qualcuno si è arrogato l’arbitrio di separarne le salme per motivi di mero interesse personale.. Costoro, il 23 maggio, li vediamo certamente presenti sul palco innalzato per celebrare la ricorrenza di quella infame strage.

Al solito, alto è il clamore mediatico intorno a questa celebrazione, giornali, televisioni, non tutti per fortuna trattano l’evento della strage di Capaci e della morte del giudice Falcone, etichettando Francesca solo come “la moglie”; nessuno la indica doverosamente come il giudice Morvillo.

Così come menzionano i tre agenti semplicemente come “gli uomini della scorta” , senza indicarne nome, cognome, grado e appartenenza alla Polizia di Stato, quasi questi morti non avessero pari valore e dignità, mentre la morte rende tutti uguali.

Ho personalmente partecipato al decimo anniversario della strage di Capaci.

Era il 2002, mi trovavo a Palermo. Lo ritenni un doveroso gesto di rispetto nei confronti del giudice Falcone e del giudice Morvillo, li avevo conosciuti entrambi. Un gesto di rispetto verso Montinaro, Schifani e Dicillo, i poliziotti che avevano sacrificato la loro vita per una società che non so quanto lo meritasse.

La sera precedente, il 22 maggio, mi trovavo nella piazza principale di Mondello, in attesa dell’ora di cena e incontrai due vecchi conoscenti americani, anche loro inviati a Palermo dall’Ambasciata Usa per partecipare alla cerimonia commemorativa in rappresentanza del loro Paese.

Ci recammo tutti a cena a Isola delle Femmine. I due cittadini americani appartenevano all’Fbi, uno attachè d’ambasciata, l’altro agente speciale. Durante la cena il discorso inevitabilmente cadde sulla strage di Capaci e i federali, avendo seguito indagini relative a fatti di mafia accaduti in Sicilia, si dissero stupiti per le tante ipocrisie che farcivano i discorsi commemorativi, stupiti dalle passerelle organizzate a stretto uso e consumo dei politici di turno e confidarono “Quanti conversazioni abbiamo intercettato e ascoltato, quanta gente attaccava Falcone, ne parlava male, mentre ora assistiamo a questa farsesca messinscena”.

Considerato come le cose si sono evolute, o involute, a seconda di come le si guarda, nell’ultimo decennio, posso tranquillamente affermare che anche questo 23 maggio si sono ripetute le stesse scene di passerelle calpestate da ipocriti politici che si sono prodigati nelle solite promesse.

Quando invece, si tratterà di agire concretamente, al contrario, tenteranno di togliere alla magistratura i metodi più efficaci di contrasto alle mafie, uno su tutti le intercettazioni telefoniche. Non si debbono processare le istituzione malate, come si sta faticosamente tentando di fare con il processo Trattativa Stato-mafia, in corso a Palermo.

Si vuole eliminare la possibilità di intercettare vari gruppi affaristici, massoni, politici e para-politici, cambiando le regole del gioco per fermare l’azione giudiziaria della magistratura.

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