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lunedì 29 maggio 2017

L'Africa derubata e dissanguata

Nel 1943, il Presidente Roosevelt visitò il Gambia. L’assoluta povertà lo portò a descriverla come ‘la cosa più orribile che abbia mai visto nella mia vita’. Quando ritornò negli Stati Uniti, fece delle somme: ‘I Britannici sono stati là per 200 anni: per ogni dollaro che i Britannici hanno messo in Gambia, ne hanno portati fuori 10. E’ soltanto puro sfruttamento di quelle persone.’ Roosevelt aveva ragione.

Come mostra la nuova ricerca di  Honest Accounts 2017, oltre 70 anni dopo e malgrado la fine del colonialismo e decenni di ‘aiuti’, lo sfruttamento del continente africano continua senza sosta.


Il rapporto di Honest Accounts 2017 è stato pubblicato mercoledì 24 maggio, da un gruppo di associazioni  per  lo sviluppo, compreso Global Justice Now, e riferisce che ogni anno esce  più ricchezza dai paesi africani di quanta ne entri.

Oggi, i paesi africani ricevono 162 miliardi di sterline in risorse,  compresi gli aiuti, i prestiti e gli investimenti stranieri. Tuttavia, perdono 203 miliardi di sterline attraverso attività come  flussi finanziari illeciti (per capirci: evasione fiscale), imprese transnazionali che portano fuori i loro profitti (sui quali hanno spesso pagato poche tasse), e i costi imposti dal cambiamento del clima (che l’Africa non ha causato). Nel complesso, un deficit annuale di 41,3 miliardi di dollari.

Se c’è una cosa che fa Honest Accounts 2017, è che rende noto che l’Africa è ricca. Il problema è che sono coloro al di fuori del continente, non gli Africani comuni, che stanno traendo beneficio da questa ricchezza. Mentre i metodi potrebbero essere cambiati, lo sfruttamento che aveva sconvolto Roosevelt rimane. Continuiamo a prendere con una mano molto di quanto possiamo dare con l’altra.

Le conseguenze di questo per le vite dei cittadini africani, sono gravi. Ad oltre il 50% delle persone che vivono nei paesi africani, è negato l’accesso strutture sanitarie moderne. Ci sono in media soltanto 14 operatori sanitari qualificati per ogni 10.000 persone – più di sette volte meno che in Europa. La mancanza di adeguata l’assistenza sanitaria finanziata con denaro pubblico, significa che molte persone in Africa non sono proprio in grado di cercare l’assistenza sanitaria quando è necessaria, mentre 11 milioni sono spinti verso la povertà per pagarsela.

Estrarre la ricchezza

Per molti dei motivi delineati in Honest Accounts 2017, i governi africani spesso non hanno proprio i finanziamenti per fornire assistenza sanitaria adeguata per i loro cittadini.

Mentre le spese per la sanità rispetto alla  percentuale del PIL sono aumentate, restano basse e lo stesso PIL rimane basso, in parte a causa di questa sottrazione di ricchezza.

Uno spaccato di tutto questo è fornito dalla Repubblica Democratica del Congo (RDC), dove si stima che il 95% della popolazione viva con meno di 2 dollari al giorno e dove stiamo attualmente assistendo all’epidemia più recente di ebola. I cittadini della RDC sono tra le persone più povere del mondo, ma il loro paese ha 24 trilioni di dollari di depositi minerali, una cifra  enorme.  La RDC è ricca, ma la gente è povera perché la maggior parte della sua ricchezza fluisce verso l’esterno, lascando milioni di persone senza accesso all’assistenza sanitaria essenziale, all’istruzione o all’acqua potabile.

Nel 2013, la ONG Global Witness e l’Africa Progress Panel, di cui è presidente Kofi Annan, ha esaminato cinque importanti vendite di titoli minerari nella RDC tra il 2010 e il 2102. Hanno scoperto  che le ditte pagavano almeno 1,36 miliardi di dollari al di sotto del valore di mercato – cioè, quasi il doppio di quello che la RDC spende ogni anno per la sanità e l’istruzione messe insieme.

In poche parole: la RDC  esporta più denaro di quanto ne spende per la sua gente.

Tuttavia questa non è una cosa al di là del nostro controllo qui in Gran Bretagna: ogni accordo esaminato da Global Witness comportava ditte collegate a uno dei paradisi fiscali della Gran Bretagna: le Isole Vergini Britanniche*

Il governo britannico è ampiamente coinvolto nel furto delle risorse dall’Africa, e non soltanto tramite il tacito appoggio dei paradisi fiscali: le società transnazionali britanniche sono tra le più attive sul continente; stiamo dando sempre di più del  nostro aiuto sotto forma di prestiti, contribuendo alla imminente crisi del debito: siamo storicamente tra i maggiori “contribuenti” al cambiamento del clima che ogni anno costa al continente 37 miliardi di dollari.

Aiuti: una narrazione fuorviante

Naturalmente, oggi questo non è colonialismo, ma lo sfruttamento delle nazioni africane continua. I modi e i mezzi sono diversi, e la portata del problema è vasta, ma questo è un problema che Roosevelt riconoscerebbe come del tempo in cui era in Gambia.

Sfortunatamente, invece che considerare lo ‘aiuto’ come una forma di compensazione per il danno  che infliggiamo, di recente è stato reso esplicito nella politica britannica  di sviluppo, che lo ‘aiuto’ dovrebbe essere nello ’interesse nazionale, e messo in uso per sostenere gli obiettivi di politica estera e di commercio. Questo ignora le cause alla radice della povertà che dobbiamo affrontare urgentemente.

Che cosa dovremmo fare, quindi? Non possiamo negarlo: non ci sono scorciatoie qui; abbiamo bisogno di un cambiamento radicale nel modo in cui il governo del Regno Unito e altri si comportano verso i paesi africani.

La prima cosa che è dobbiamo fare è riconoscere questo: il solo aiuto non risolverà la povertà. Questo mito rende quasi impossibile avere il tipo di conversazioni che è necessario fare urgentemente. Se possiamo essere d’accordo su questo, allora possiamo cominciare ad affrontare i problemi più ampi che facilitano il trasferimento della ricchezza fuori dall’Africa.

Questo significherà promuovere uno sviluppo equo negoziando accordi commerciali e di investimenti che permettano ai paesi africani di promuovere le industrie nazionali, aiutare ad affrontare il cambiamento del clima e a promuovere lo stato sociale e il lavoro dignitoso. Significa porre fine ai paradisi fiscali e assicurarsi che le società transnazionali paghino tariffe eque di imposta in tutti i paesi dove operano. Significa dare prestiti in modo più responsabile e ristrutturare e cancellare il debito quando è necessario. Significa assicurarsi che gli aiuti siano spesi bene per creare servizi pubblici per tutti. E significa risarcire i paesi africani dei danni causati dal cambiamento del clima.

Ottenere tutto questo non sarà facile, ma agire su questi temi è un passo fondamentale per assicurarsi che le persone comuni in Africa possono trarre beneficio dalla ricchezza del loro continente e acceso alla sanità, all’istruzione e agli altri servizi pubblici di cui hanno necessità. La Gran Bretagna e gli altri paesi che hanno benefici a spese dei cittadini africani, devono smetterla di essere ossessionati da quanto aiuto dare, e devono invece cominciare ad agire circa le cause ultime della povertà, in particolare su quelle per le quali hanno qualche responsabilità.


Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/billions-are-being-pumped-out-of-africa

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