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mercoledì 10 maggio 2017

La legge della paura

Non ne abbiamo ancora parlato, ma la legge approvata alla Camera sulla legittima difesa sia profondamente errata, perché, al di là di quello che c’è effettivamente scritto e su cui dovremo ancora confrontarci, lancia un segnale molto preciso. Basta guardare i titoli dei due quotidiani e vedrete che sono praticamente identici: entrambi enfatizzano sulla licenza di sparare di notte. La legge naturalmente non è così esplicita, ma questo è il messaggio che si sta facendo strada, messaggio che peraltro arriva non solo a chi dovrebbe difendersi, ma anche ai delinquenti, che probabilmente da oggi saranno più risoluti, magari più pronti a sparare loro per primi, sapendo che potrebbero subire loro stessi un attacco con armi da fuoco. E rischiamo quindi che una legge che è nata – anche con le migliori intenzioni – per garantire maggiore sicurezza, finisca per farla diminuire.

Ci sono due aspetti della legge che lasciano molto perplessi.
Il primo è quello di avere introdotto una sorta di criterio oggettivo, ossia quello dell’ora: in pratica se si sorprendono i ladri di notte è quasi automatico far scattare la legittima difesa. A tutta prima sembra un criterio di buonsenso, ma riflettendoci credo sarà un elemento su cui i giudici si troveranno spesso a dibattere. Cosa ci fa davvero paura? La notte o il buio? Le due cose non sono esattamente uguali: ci sono notti in cui le luci ci permettono di vedere molto bene e di capire se qualcuno è armato o meno, e ci sono giorni in cui è impossibile distinguere cosa una persona ha in mano. Penso a certe giornate di nebbia della nostra pianura: sfido a capire perfino chi avete davanti, figurarsi se ha in mano una pistola.
Poi curiosamente questo criterio si applica anche quando vengono derubati uffici e negozi, che di notte dovrebbero essere chiusi e dove non dovrebbero esserci, specialmente a quelle ore, le persone a cui teniamo di più. Forse allora la questione non è difendere le persone, ma la roba.
L’altro elemento che non mi convince è il criterio soggettivo, ossia quello del “turbamento psicologico”. Non deve essere facile per un giudice capire quanto ciascuno di noi può rimanere turbato. Personalmente non ho mai posseduto un’arma né vorrò mai. Perché il turbamento è qualcosa che ciascuno di noi sente in maniera diversa e che cambia, nel tempo e a seconda delle circostanze esterne. Pensate alle persone che vivono nella campagna tra Bologna e Ferrara, che da un mese vivono con la costante presenza di un latitante, che ha già ucciso, che non si fa scrupoli a uccidere; lì il turbamento è qualcosa di palpabile, di molto concreto. Ma il turbamento si può anche costruire, creare dal nulla. Non è poi così difficile, bastano alcuni titoli a effetto sui giornali, ripetuti giorno dopo giorno, bastano un po’ di servizi in televisione e qualche bel dibattito nei talk show pomeridiani e il gioco è fatto: si crea isteria, si diffonde paura. E quanto questa paura creata, indotta ad arte, può condizionare un giudice, oltre che creare turbamento tra i cittadini?
In sostanza questa legge non ci piace perché è essa stessa che alimenta la paura e la paura fa commettere errori, anche gravi, anche irreparabili. Abbiamo sul tema un’idea molto radicale: io credo che le persone “normali”, quelle come noi, non potrebbero per nessuna ragione possedere armi, e che le armi dovrebbero essere usate soltanto dalle persone che hanno titolo per farlo, dai rappresentanti delle forze dell’ordine o comunque, anche quando usate da “civili”, in contesti molto definiti, ad esempio in un poligono per attività sportiva. Sappiamo che è una proposta che a molti di voi non piacerà, che va nella direzione opposta a quella verso cui tende anche questa nuova legge, ossia al riconoscere ai cittadini un sempre maggiore diritto a difendersi, in ogni modo, quando vengono attaccati. Magari è un pensiero banale, ma siamo convinti sia meno sicura una società in cui molte persone possano sparare, di giorno e di notte (USA docet).

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