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venerdì 26 maggio 2017

E' tutto questione di valori

IL Valore, che cos'è? è una parola difficile da definire e dal concetto ampio. In questo post non faremo un trattato sui valori (lo lasciamo come passatempo a filosofi e benpensanti), perché dovremmo parlarne meno: i valori bisognerebbe soprattutto metterli in pratica. Ma quali valori?

Prima di tutto occorra dire che non esistono i valori tradizionali, che pure per tante persone paiono fondamentali e grazie ai quali sono state create carriere e fortune. La tradizione è qualcosa che creiamo noi, giorno dopo giorno, e spesso non dura da sera a mattina. E’ rassicurante pensare che i nostri sbagli derivino da quelli dei nostri genitori, dei nostri nonni, e ancora più in là, ma prima o poi dobbiamo prenderci le nostre responsabilità e accettare che la tradizione siamo noi, con tutti i nostri limiti.
Non esistano neppure i tanto sbandierati valori della civiltà occidentale, anche questi molto celebrati. Ho perfino qualche remora a definire cosa esattamente sia questa civiltà occidentale, anche se in suo nome stiamo combattendo guerre in diverse parti del mondo. Proviamo a fare qualche esempio banale, preso dalla cronaca di questi giorni. Vietare a una persona di girare per strada armato di un lungo coltello è un modo per difendere questi valori occidentali? No, è semplicemente il criterio per applicare una legge – peraltro di buon senso – che impedisce alle persone di andare in giro armate. Non è un valore, anche perché ad esempio gli Stati Uniti, che possiamo definire un paese occidentale o che comunque si considera tale, quell’uomo potrebbe andare tranquillamente in strada con il suo lungo coltello rituale, così come chiunque altro può tenere armi da fuoco; e usarle perfino. Dobbiamo forse invadere gli Stati Uniti per portare in quel paese il divieto di portare armi? Sembra che per alcuni popoli la forza sia l’unico criterio pedagogico e infatti siamo andati in giro a insegnare la democrazia, ma non credo sia il caso.
E i valori universali? Tendono a cambiare anche questi e quindi è faticoso considerarli tali. Sapete. la Grecia antica ci insegna tantissimo sul nostro backgruond di valori. Viene spesso citato, con tutte le migliori intenzioni, il celeberrimo discorso che Tucidide fa pronunciare a Pericle nell’occasione solenne del ricordo dei caduti ateniesi durante il primo anno della guerra del Peloponneso. Tanti considerano quel discorso un manifesto politico della democrazia. Verissimo, lo è ed è un manifesto della civiltà occidentale da voi tanto decantata, ma vorremmo sommessamente ricordare che per Pericle la schiavitù era una cosa normale. Atene era una democrazia con gli schiavi: una cosa adesso inconcepibile. Non che la schiavitù oggi sia sparita, ma si esercita sotto altre forme.
Sappiamo che adesso molti di voi penseranno che questo è il solito discorso “buonista”, perché finendo per non riconoscere i “nostri” valori finisco per accettare i “loro”, e soprattutto quelli di quegli “altri” là, quelli con cui ci dicono che siamo in guerra. Non ci consideriamo “buonisti”. Anzi vogliamo essere sempre più “cattivi”, ma soprattutto verso di noi, perché a essere cattivi verso gli altri, verso quelli che non conosciamo è piuttosto facile, mentre tendiamo a essere indulgenti verso le cazzate di chi conosciamo.
Facciamo un altro esempio più pedagogico. Condanniamo le società in cui le donne non sono libere di studiare, di lavorare, di esprimere i propri talenti, ma possiamo illuderci che la nostra società, con i suoi supposti valori, sia un modello. Ovviamente  una figlia è meglio che cresca in Europa piuttosto che in Arabia saudita, ma osserviamo con dolore che una società come la nostra in cui una è donna è considerata quasi esclusivamente per il suo aspetto, in cui una ragazza ha meno opportunità di un suo coetaneo maschio, anche quando è più intelligente, in cui il corpo delle donne è uno strumento per vendere e creare ricchezza. Non c'è motivo di combattere per far togliere il velo alle donne musulmane per poi costringerle a una nuova forma di schiavitù, non meno odiosa di quella da cui le potremmo aver liberate.
Certamente un giovane che cresce nella “loro” cultura perde enormi opportunità, conosce un sistema di valori malato, asfittico, per molti versi crudele e ingiusto, ma quando quel giovane arriva qui che valori gli facciamo conoscere? Con che valori cresciamo i nostri figli? Gli insegniamo che l’unico vero valore a cui teniamo davvero è quello di possedere, le cose e le persone, gli insegniamo che una persona vale per quello che consuma e che quando smette di consumare può essere gettato, gli insegniamo che il potere ci vuole sfruttati e consumatori e che anche lui, per essere “occidentale” come noi, dovrà diventare sfruttato e consumatore.

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