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mercoledì 31 maggio 2017

Alternanza scuola-lavoro di Renzi è un mostro di sfruttamento spudorato

Non c’è niente da fare: l’Alternanza Scuola Lavoro per il momento si è trasformata in molti casi nell’ennesima occasione persa. E per una volta, l’Italia non sembra divisa in due in merito alla questione, visto che le lamentele di studenti sfruttati e non formati arrivano non solo dal Sud Italia, ma anche dalle regioni centro settentrionali.

Il resoconto che vi sottoponiamo non è opera nostra, né di gruppi di studenti facinorosi in rapporto con ITALIA-LIBERA.NET. Anzi, è prodotto dall’associazione studentesca Uds, che aveva un legame solidissimo – un tempo – con quel partito una volta di sinistra che si è chiamato nel tempo Pci, “cosa”, Pds, Ds e infine Pd. Gente vicina alla logica della “sinistra di governo”, attirata soltanto dal ultraliberismo.

Nello specifico, L’Unione degli Studenti che ha realizzato un’’inchiesta sulla prima esperienza di alternanza scuola lavoro, che ha coinvolto 15.000 studenti delle scuole superiori: il 40% degli studenti che ha risposto al questionario sostiene di avere pagato per fare un’esperienza in azienda.

Tutto questo lo prevedevamo, leggendo gli articoli della riforma chiamata – per supremo sfregio – “buona scuola”. Ora è tutto fotografato, ex post, resocontato proprio da quegli studenti che – forse – avevano pensato che valeva la pena di provare.

Risulta, inoltre, che il 57% degli studenti ha frequentato percorsi non inerenti al proprio percorso di studi: ad esempio nei licei gli studenti hanno fatto solo fotocopie nei comuni o hanno catalogato libri nelle biblioteche.

Nelle scuole tecniche e professionali, gli studenti sono stati mandati in aziende che inquinano i territori o che hanno un gran numero di lavoratori precari.

Nella Legge di Stabilità approvata nel 2016 è stata inserita un’altra norma programmatica: gli studenti che hanno fatto il 30% del monte ore totale obbligatorio di alternanza scuola-lavoro nella stessa azienda possono essere assunti con il “contratto a tutele crescenti” del Jobs Act. Le aziende hanno la possibilità di usufruire di sgravi fiscali fino ad un massimo di 3.250 euro. Il contratto con cui lo studente viene assunto permette di licenziarlo al termine degli sgravi, entro tre anni, come sta già avvenendo a livello nazionale, una volta dimezzata la decontribuzione. Anche questa può essere considerata una “esperienza formativa”: al precariato. Il 40% degli studenti interpellati sostiene di avere visto i propri diritti negati.

Stando ai primi dati sull’alternanza scuola-lavoro, diffusi dal Miur, i risultati del primo anno di attuazione obbligatoria sono i seguenti: gli studenti coinvolti sono 652.641, contro i 273 mila del 2014-15, con una crescita del 139%. L’obiettivo per il secondo anno dell’obbligo è arrivare a 1.150.000 di studenti, 1,5 milioni a regime. L’anno scorso gli studenti delle classi terze coinvolti sono stati il 90,6%. Nei licei l’aumento è stato del 50%.

Gli elementi preoccupanti sono numerosi: l’alternanza ha ancora un carattere occasionale, manca un progetto complessivo. Un ragazzo su 4 è fuori da percorsi di qualità, il 10% ha partecipato solo ad attività propedeutiche, il 14% solo ad esperienze di lavoro. Nell’80% dei casi queste esperienze sono state fatte d’estate, quando l’attività didattica è sospesa. La stragrande maggioranza è nata in modo occasionale e non risponde a una progettazione pluriennale. Il 90% dei giovani è stato ospitato in piccole o microimprese: il 50% fino a 9 dipendenti e il 40% sotto i 50 lavoratori.


L’alternanza  è inutile perché fare i galoppini, rispondere al telefono, fare fotocopie o altre banalità del genere non vedo quali competenze lavorative possano fornire. L’unico elemento significativo che forse lo studente può acquisire è la consapevolezza che quello che sta facendo presso quello studio o quell’azienda, non può essere il suo lavoro, dato che lo fa sentire un emerito idiota, e proprio non riesce a capire perché l’Istituzione scolastica lo stia punendo in quel modo, avvilendolo. Almeno quelle parole: “occasioni formative di alto e qualificato profilo”, ce le potevano risparmiare, tanto per manifestare un po’ di rispetto nei confronti dell’intelligenza altrui. Io leggo sempre una profonda delusione negli occhi degli studenti, al rientro dal loro impegno “lavorativo”, e molti mi domandano quale sia il senso della cosa.

La medaglia allo spreco del tempo va assegnata d’ufficio, direi, e la motivazione è pleonastica, almeno per noi insegnanti, perché interrompere la scuola per un paio di settimane significa, in termini pratici, spezzare un ritmo scolastico e didattico che necessitano di altro tempo per poter essere ripresi, e chi insegna sa quanto possa essere fondamentale, a volte, anche una singola ora di lezione.

La medaglia al valor di sfruttamento gliela farei consegnare direttamente dalle mani del Presidente di Confindustria, che costringerei a salire su una sedia e spiegare agli studenti di turno per quale ragione quelle prestazioni lavorative non debbano essere retribuite, e persino con una doverosa maggiorazione, dato che sono assolutamente stupide e incomprensibili, altro che ponte tra Scuola e mondo del lavoro! L’unico messaggio che gli studenti possono recepire è che, una volta terminati gli studi, essi dovranno accettare l’idea di lavorare gratis, magari perché secondo l’ottica del datore di lavoro, viene data loro l’opportunità di apprendere, di formarsi, e poi magari si vedrà. D’altra parte sappiamo tutti che nel mondo del lavoro c’è anche questo, perché ci sono giovani che sono costretti a lavorare rimettendoci persino in termini economici, nella speranza di arricchire il curriculum, ovvero avere una buona lettera di presentazione, magari con su scritto: “Ve lo raccomando, tanto questo stupido lavora persino gratis”.

La medaglia al valor d’inganno ha la motivazione appena espressa, ma la voglio assegnare comunque, dato che ormai l’inganno è imprescindibile ai tempi nostri, vuoi in politica, vuoi anche in ogni altro settore, basti pensare all’Europa, ad esempio, che tanto prometteva, ma che ha solo tolto, ad iniziare dalla libertà e dai diritti. Quello che ha dato è solo ricchezza ai ricchi. Noi insegnanti di inganni ce ne intendiamo, e potremmo scrivere un trattato intero, cominciando dall’autonomia scolastica, che è servita solo a farci mancare i fondi persino per far funzionare le scuole in modo almeno decente, stavo per dire dignitoso, ma temo che molti non capiscano il termine, anche tra i colleghi. Non sono forse ingannevoli le Associazioni Sindacali, che per decenni venivano a timbrare il cartellino alle Assemblee, a dirci come eravamo ridotti, come se non lo sapessimo da soli, e subito dopo firmavano di tutto, cercando di convincerci che avevano ottenuto il massimo, avendo ricevuto un’elemosina di aumento, barattata puntualmente con leggi che ci mortificavano ulteriormente? Non è forse un inganno la competizione tra scuole, per reperire studenti trasformati in clienti, nella logica perversa della Scuola-azienda e della truffaldina autonomia scolastica? Non sono stati ingannevoli tutti i Ministri che si sono susseguiti, almeno da Berlinguer in poi, pronti a dire, scandalizzati, al momento dell’insediamento, che meritavamo di essere trattati diversamente, a cominciare dalla retribuzione, ma che poi puntualmente, nessuno escluso, hanno solo dato il personale contributo all’opera di demolizione della Scuola pubblica, con perizia scientifica? Non è un enorme inganno, il più grande, la legge 107, beffardamente battezzata Buona, la definitiva pietra tombale? Non è forse un inganno vergognoso l’istituzione del Comitato di Valutazione, che, convincendo chi è al di fuori della Scuola, ma non solo, prometteva di premiare i “meritevoli”, ma che è servito solo a dare retribuzioni aggiuntive a chi collabora col DS per perseguire l’aziendalizzazione della Scuola, ma anche per sopperire alla miserevolezza del Fondo d’Istituto, con una trattativa delle RSU? Ormai tutto nella Scuola italiana è un inganno: assunzioni per categorie, concorsi beffa, eccetera eccetera.

E infine la coppa all’idiozia, la cui motivazione, oltre che rappresentare la summa, vuole premiare la stoltezza di chi obbedisce alla logica del mercato e del Potere, piegandosi all’imbroglio di chi finge di convincerci che le aziende non funzionano perché glielo impedisce lo scollamento delle Scuole dal mondo del lavoro. Se il mondo del lavoro non funziona è solo colpa degli imprenditori, ma anche delle politiche economiche errate, del liberismo e del miope e/o truffaldino rigore impostoci di un’Europa al servizio della Germania. Se in Italia il 40% dei giovani è disoccupato non lo si deve di certo a colpe della Scuola, come forse vorrebbero farci intendere, e chi non trova lavoro non lo trova sicuramente per sue incapacità, ma solo perché mancano i posti di lavoro.

L’alternanza Scuola-lavoro è insensata, inutile e deleteria. La Scuola non deve sottostare al mondo del lavoro, né accogliere alcuna direttiva o suggerimento da esso. La Scuola non deve formare dei lavoratori, perché a questo ci devono pensare le imprese. Ci sono specifiche scuole professionali che preparano a questo: per diventare elettricisti, idraulici, falegnami e quant’altro, ma non la Scuola, perché il suo compito è quello di dare cultura in senso lato, formare le menti, fornire strumenti critici, rendere gli studenti consapevoli di avere coscienza civica, arricchirli umanamente, anche alfabetizzarli emotivamente, abituarli alla collaborazione, al dialogo, al rapporto sociale. Questo deve essere la Scuola, non un apparato di Confindustria.

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