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martedì 11 aprile 2017

PRIMO LEVI

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.
Questo è uno degli innumerevoli insegnamenti che ci ha lasciato Primo Levi, scrittore partigiano, sopravvissuto alla deportazione nel campo di concentramento di Auschwitz e perciò testimonianza fondamentale per la memoria storica dell’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale.



La vita

Primo Michele Levi nacque a Torino nel 1919 da una famiglia di origini ebraiche. Dopo un’infanzia difficile a causa di numerose incomprensioni con il padre, Levi frequentò sia le superiori che l’università a Torino, iscrivendosi  al corso di laurea in Chimica. Fu proprio durante i suoi anni universitari che in Italia entrarono in vigore le leggi razziali del 1938, che introducevano gravi discriminazioni ai danni dei cittadini italiani che il regime fascista considerava “di razza ebraica”, leggi che provocarono non pochi disagi alla sua vita universitaria. Nonostante ciò, riuscì a laurearsi con pieni voti nel 1941, ma a causa delle discriminazioni sempre più aspre fu difficile per lui trovare un impiego nel settore, così nel 1942 si trasferì a Milano, dove iniziò a lavorare presso una fabbrica svizzera di medicinali e contemporaneamente iniziò la sua carriera letteraria e soprattutto politica, iscrivendosi al Partito d’Azione clandestino, di natura antifascista, e successivamente unendosi al nucleo partigiano operante in Val d’Aosta (la cui esperienza è sempre stata raccontata con molta reticenza).
Per questa sua appartenenza, venne arrestato nel dicembre del ’43 dalla milizia fascista e trasferito dapprima nel campo di Fossoli e poi nel febbraio del 1944 fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz, in Polonia, dove rimase fino al 27 gennaio del 1945. Fu uno dei 20 sopravvissuti dei 650 ebrei deportati con lui.
L’esperienza nel campo di concentramento lo sconvolse sia fisicamente che psichicamente e lo portò a voler mettere nero su bianco l’incubo vissuto da lui e da milioni di altre persone, attraverso memorabili testi come “Se questo è un uomo”, “La tregua” e “I sommersi e i salvati”. Una scrittura terapeutica che però non bastò a fargli dimenticare gli orrori della guerra.
L’11 aprile 1982, Primo Levi morì cadendo dalla tromba delle scale della sua casa di Torino: molti sospettarono che si trattasse di suicidio anche se l’ipotesi non è mai stata confermata.

Le opere

La bibliografia di Primo Levi è molto lunga e copre l’intero periodo della sua carriera da scrittore, senza considerare le numerose opere uscite dopo la sua morte. Una fra tutte è sicuramente “Se questo è un uomo” (De Silva, 1947), romanzo-testimonianza di Levi sul suo periodo vissuto nel campo di concentramento.  Dello stesso filone troviamo “La tregua” (Einaudi, 1963), vincitore del libro Campiello, dove l’autore racconta il suo lungo e non facile viaggio di ritorno dal lager verso l’Italia.
Con lo pseudonimo di Damiano Malabaila viene pubblicato nel 1966 “Storie naturali” (Einaudi), una serie di racconti scientifici e fantascientifici, temi che verranno trattati anche in altre opere, come “Vizio di forma” (Einaudi, 1971) e “Il sistema periodico” (Einaudi, 1975), questa volta però con il suo vero nome.  Quest’ultimo è una raccolta di 21 racconti, ognuno  con il nome di un elemento della tavola periodica, ed è incentrato sulla vita professionale di Levi chimico.
La chiave a stella” (Einaudi, 1978) appartiene al filone della letteratura industriale, in voga in quegli anni e narra le imprese di Libertino Faussone, operaio; il libro gli conferì il Premio Strega nel 1979. Nel 1982 pubblica “Se non ora, quando?” (Einaudi), romanzo che narra le drammatiche vicende dei partigiani ebrei polacchi e russi nella Seconda Guerra Mondiale. Il filone di guerra in vena talvolta autobiografica lo ritroveremo ancora ne “L’ultimo Natale di guerra” (Einaudi, 2000), raccolta di memorie sulla guerra e sul lager, nella raccolta di poesie “Ad ora incerta” (Einaudi, 1984) e ne “I sommersi e i salvati” (Einaudi, 1986), analisi approfondita sull’universo concentrazionario che Levi fa partendo dalla sua esperienza di prigioniero nel campo fino ad arrivare al confronto con situazioni simili, come i gulag sovietici.

Se Questo è un uomo

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