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mercoledì 26 aprile 2017

Ong taxi controproducenti per i migranti: alimentano razzismo e odio

Le Ong  spesso fanno quello che i governi non fanno. La loro azione è spesso utile, umanitaria, a fin di bene. Ma non sempre. Nel Canale di Sicilia ad esempio, andando incontro ai migranti fin quasi a dar loro appuntamento appena hanno lasciato la costa libica, fanno danno all’Italia su cui indiscriminatamente sbarcano come se la società italiana potesse accogliere, integrare, reggere senza limiti quantitativi. Sono controproducenti, purtroppo non è un paradosso, anche ai migranti. Aiutando, facilitando, organizzando la raccolta in mare e scaricandoli in Italia più che si può, le Ong preparano un pessimo futuro agli stessi migranti.


Quello che è stato ribattezzato 'servizio-taxi' dove alcune navi di alcune Ong organizzano finisce per essere un servizio di allevamento di razzismo in Italia. Che cresce, monta, si fa coraggioso di se stesso. Ed è razzismo puro che trova alimento, nutrimento, perfino una qualche giustificazione nello sbarcare, sbarcare, sbarcare. Va detta la verità, al di là della ipocrisia ufficiale: le scene nei telegiornali con i migranti che sbarcano da tempo non alimentano più commozione o compassione per i profughi e il loro dramma. Al contrario generano fastidio e intolleranza.

Le Ong, non tutte, che fanno programmaticamente da taxi ai migranti (andandoli a prendere appena al largo della Libia e non a caso mai portandoli a Malta) danno una robusta mano all’impianto e fioritura del razzismo in Italia, oggi. E preparano lager per domani. Lager non è parola grossa stando ai fatti. Già si può vedere meeting politici che celebrano la festa del chi spara meglio al ladro (quasi sempre straniero) che ti entra in casa, con relativa gioiosa sfilata-esibizione dei migliori tiratori. Già si può vedere che il consenso al’ammazza quello che viene da fuori a rubare in casa mia è ben più vasto dell’adunata leghista.

Si può vedere, e non ci vuole il microscopio, il formarsi e il disporsi di una opinione pubblica sempre più disponibile a fare “qualcosa” (qualunque cosa?) contro quelli che sbarcano. Quindi, per garantire a quelli che sbarcano di non finire in lager prima sociali e poi materiali, va diminuito, contenuto il numero di quelli che sbarcano. E aumentato il numero di quelli rimpatriati.

Diminuire gli sbarchi, aumentare i rimpatri è l’unica per tenere a bada e a catena il razzismo che ormai ringhia in Italia. Riempire a più non posso l’Italia di immigrati e migranti è la via migliore e sicura per fare, più prima che poi, dell’Italia una Ungheria mediterranea riguardo ai “neri”.

Le Ong non lo capiscono o non vogliono capirlo, quelle oneste ribattono che se non li si va a prendere appena al largo (e infatti ormai partono con gommoni sgonfi, sicuri della raccolta) ne affogherebbero molti di più. Va loro replicato con nettezza che raccogliere e imbarcare, se non dare appuntamento, oltre la zona di alto mare segnata sulle mappe internazionali come area di azione di recupero e soccorso è incentivare il traffico di carne umana e anche il rischio che affoghino.

Le Ong non capiscano quel che stanno facendo tutti i sostenitori di fatto della accoglienza senza limiti e contro misure: la sinistra politica sempre un passo indietro rispetto alla realtà e il mondo cattolico sempre restio a considerare le cose di questo mondo come prioritarie. Non capiscono che per poter accogliere decine di migliaia salvando la loro e la nostra dignità civile e umana occorre che non ne arrivino centinaia di migliaia. Non capiscono che centinaia e centinaia di migliaia e sbarcarne il più possibile significa preparare loro un futuro di schiavi e per noi quello di un paese razzista sempre meno timoroso e imbarazzato nell’esserlo.

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