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mercoledì 19 aprile 2017

Le sette regole....

Certo mi sembra un po' esagerato, però se nella nostra Costituzione peraltro molto poco seguita, praticamente la snobbano allegramente! Sopratutto per quanto riguarda il rispetto verso i cittadini italiani,.. la prossima volta che desiderate prenderci in giro, ma il nostro pensiero per voi non conta, aggiungere così per sicurezza qualche articolo puramente ed affettuosamente dedicato ai politici,uomini di Chiesa i quali, mi pare, che il “fanciulli venite a me” l'abbiano un po' e schifosamente frainteso, disgraziati che sono...e tutti coloro che con questi loschi figuri trattano..in modo più o meno plateale...

Ecco le 7 ( Il solito magico sette..sette i metalli alchemici..per intenderci) regole da inserire, lo potete fare anche senza buttare soldi in un Referendum, tanto ve ne infischiate.
Così,  tanto per metterci al sicuro e per, forse, potere vedere un po' di luce nel futuro. la famosa luce che in questi ultimi anni vedono solo loro...non so se è la luce prodotta dallo zolfo...certo un inferno noi lo stiamo vivendo e loro non hanno mai alcun cedimento!  ed anche se accolti tra le braccia del Signore, saranno con la loro poltrona ovvero potere sui noi poveretti e forse anche sul guardiano dei cieli!

Riccarda 

Di seguito aggiornamenti da fare alla nostra Costituzione: per Politici, annessi e connessi e uomini di chiesa:
Sette regole per "appendere" il sospettato: 
L'inquisitore e il vescovo possono sottoporre qualcuno alla tortura? In caso affermativo, a quali condizioni? Essi possono ricorrere alla tortura, conforme alle decretali di Clemente V (Concilio di Vienna), a condizione di deciderlo insieme. Non ci sono regole precise per determinare in quali casi si possa procedere alla tortura (Sospensione del condannato con funi e caduta con strappi di corda ). In mancanza di giurisprudenza precisa, ecco sette regole di riferimento.
1. Si tortura l'accusato che vacilla nelle risposte, affermando ora una cosa, ora il contrario, ma sempre negando i capi d'accusa più importanti. Si presume in questo caso che l'accusato nasconda la verità e che, pungolato dagli interrogatori, si contraddica. Se negasse una volta, poi confessasse e si pentisse, non sarebbe considerato un “vacillante” ma come “eretico penitente” e verrebbe condannato.
2. Sarà torturato il diffamato che abbia contro anche un solo testimone. Infatti la pubblica nomea più un testimone costituiscono insieme una mezza prova, cosa che non stupirà nessuno dal momento che una sola testimonianza vale già come un indizio. Si dirà testis unus, testis nullus? Ciò vale per la condanna, non per la presunzione. Una sola testimonianza a carico dunque basta. Tuttavia, ne convengo, la testimonianza di uno solo non avrebbe la stessa forza di un giudizio civile.
3. Il diffamato contro il quale si è riusciti ad accumulare uno o più indizi gravi deve essere torturato. La diffamazione più gli indizi bastano. Per i preti, basta la diffamazione (tuttavia si torturano solo i preti infami). In questo caso le condizioni sono sufficientemente numerose.
4. Sarà torturato colui contro il quale deporrà uno solo in materia di eresia e contro il quale si avranno inoltre indizi veementi o violenti.
5. Colui contro il quale peseranno più indizi veementi o violenti verrà torturato, anche se non si dispone di alcun testimone a carico.
6. A maggior ragione si torturerà colui il quale, simile al precedente, avrà in più contro di sé la deposizione di un testimone.
7. Colui contro il quale si ha solo diffamazione o un solo testimone o un solo indizio non verrà torturato: una di queste condizioni, da sola, non basta a giustificare la tortura...ma buttarlo in galera si.
Tratto da:
Fra Nicolau Eymerich,

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