BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

martedì 18 aprile 2017

Gli alienati dalla modernità, soli e senza emozioni

Lo sviluppo della modernità dominata dalla tecnologia non da progresso per la vita buona per tutti. Questa modernità è contro la POLITICA, dello stare insieme. L’utilizzo di computer, smartphone, tablet, televisori e videogiochi è ormai una costante della nostra vita, che ci permette di vivere esperienze multiple a livello emotivo e razionale. Questi strumenti amplificano la portata delle nostre azioni, 
generando una dimensione parallela della nostra esistenza fisica. 

Ci stiamo trasformando, ci stiamo abituando a uno stile di vita sempre più 2.0. Se fino a 20 anni fa le persone potevano fare tranquillamente a meno del  cellulare, temo che a oggi ci sentiremmo persi senza una connessione internet a portata di mano. Ad attenta riflessione è un tema che spaventa, non tanto per quello che siamo diventati oggi, ma per quello che potremmo diventare domani.


Tuttavia, l’uso smodato di queste diavolerie può creare una sorta di dipendenza e di scollamento tra vita reale (quella offline) e vita virtuale (quella online). Si crea, in altre parole, un distacco tra le persone e la realtà che col passare del tempo potrebbe aumentare in maniera progressiva, destinandoci ad una specie di alienazione tecnologica.
La radice dell’irrefrenabile desiderio di gravitare intorno a tali tecnologie risiede forse nella necessità umana di riprodurre, affermare ed elevare costantemente il proprio io. La nostra vita si sviluppa così attraverso una serie di micro-eventi generati da tecnologie, che rappresentano un’estensione sempre più imprescindibile della nostra esistenza fisica.
Il valore fasullo del successo, inalza persone sui piedistalli all’ammirazione altrui senza confini  nell’invidia degli altri. Ma nessun valore dei valori umani c’è. Non esistiamo. Siamo soli aspettando e vivendo l’estinzione dell’umanità. Siamo soli ci sentiamo soli.Non siamo non esistiamo.
Nelle tribù indie si vive ancora insieme.
Un malessere che colpisce soprattutto i giovani, in particolar modo gli adolescenti: circa l’80 per cento di chi ne soffre rientra nella fascia d’età che va dai 13 ai 24 anni, quelli che oggi chiamiamo i nativi digitali, nati e cresciuti con le nuove tecnologie. Ma immuni non sono neppure gli adulti, per lo più maschi di mezza età, anche se rappresentano una minoranza. Ma mentre quest’ultimi sono coscienti della loro dipendenza da internet, fatta per lo più dal gioco online e dalle videochat porno, nei più giovani questa consapevolezza è completamente assente. Gli adolescenti vivono in una realtà senza tempo. Il computer rappresenta per loro un rifugio della mente: si staccano dal reale per approdare in una dimensione virtuale che dà loro sicurezza. Non a caso a soffrire di questa patologia sono ragazzi accumunati dall’incapacità di esprimere le proprie emozioni, in difficoltà a relazionarsi con l’altro, a mettersi in gioco, a rischiare. Soli davanti a un computer, invece, si sentono liberi, vincenti, protetti, provano euforia ed eccitazione. E ci passano intere giornate, rinunciando ad andare a scuola, a fare sport, a uscire. Offline, al contrario, non provano alcun piacere. 
C’è l’estinzione come destino, perché non vogliono la barbarie del sistema del vivere nell’alienazione modernità del progresso, nel fasullo benessere del capitalismo, che costruisce solo alienati-matti per il successo e nel successo.
Perché non facciamo pena a nessuno? 
Ma gli alienati matti per il successo ragionano?

0 commenti:

Posta un commento