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sabato 4 marzo 2017

VIRGINIA WOOLF, PER LA FESTA DELLE DONNE

Eravamo sedute a prendere il tè, erano le cinque di sera, ed ero molto emozionata, non capita spesso di poter parlare con grandi scrittori.
Poi, Virginia era morta da quasi settanta anni.
Mi aveva dato dieci minuti di tempo, dovevo sbrigarmi, lo sapevo.
Purtroppo ero più impacciata del solito, e maggiormente cercavo di essere seria, più era evidente la mia goffaggine.
 Lei, invece, era impeccabile, posata, ma dentro aveva quel perenne turbamento, che io restavo imbambolata.


"Ciao Virginia, grazie del tempo"
"Ogni volta che ho letto un tuo libro sei stata con me, ti ringrazio doppiamente".
"Devi scusami, al Liceo non ti avevo capita, ammiravo la donna, ma era sfuggente la scrittrice; se non fossi riuscita a capirti avrei commesso un tremendo torno alla mia mente, devi credermi".
"Vorrei dirti tante di quelle cose, che ho paura del tempo".

Secondo me Lei, Virginia, non direbbe una parola, mi guardarebbe con benevolenza, perchè è di un animo immenso, viveva nel 1800 e poi nel 1900, ma anche nel 2000 sarebbe fuori posto; una come lei non ha tempo, ha se stessa, il suo cosmo.
Penso che cercherei di ricordami velocemente i suoi libri, ma non riuscirei a citarle le cose che ho amato, le frasi sottolineate, vorrei dirle che Orlando dovrebbero farlo leggere nelle scuole, dovrebbe essere un inno alla scoperta di se stessi; vorrei dirle che le Onde è uno dei libri più lunghi che io abbia mai letto, ed ha continuato, anche dopo averlo finito a raccontarsi.
Ma no, non riuscirei a lusingarla.
Tutta la vita di una donna in un solo giorno, perchè aveva visto il mondo in un granello di sabbia, e dunque, poteva dire tutto, poteva raccontare tutto il mondo in una sola ora, come se fosse normale.

"Virginia, vorrei dirti che ti sarei stata amica, avrei amato conoscere una donna come te, penso sarei stata notte e giorno a tormentarmi per aspettare un tuo nuovo libro, avrei voluto prendere un tè con te anche duecento anni fa".
"Quando ho afferrato il tuo scrivere mi sono sentita libera, ed anche molto triste, una donna come te, ha subito completamente la sua epoca, tu la capivi più di tutti, avevi compreso benissimo l'alienazione, il finto desiderio di voler essere qualcuno, ma evidentemente era troppo per quelli che in te vedevano solo una donna qualunque".
"Leggerti è così semplice che quando uno pensa di aver sfogliato qualche pagina si ritrova a metà di un libro, il tempo non esiste nei tuoi libri perchè parli della mente, non di quello che accade veramente, ma di quello che la mente fa accade, e sono cose diverse, ci riesci sempre, tre secoli, sembrano pochi anni della vita di una persona".
"Dovrebbero darti così tanto spazio durante le scuole... ma penso non ti importi, non ti interessano queste cose, tu scrivi perchè dentro hai una storia da raccontare, e non a tutti, a chi la vuole disperatamente, come te volevi la verità".

Il tempo passa, penso di aver già sprecato sette minuti dei dieci che mi sono concessi, inizio ad entrare nel panico, vorrei guardare l'orologio, ma sarebbe maleducato, vorrei poterle chiedere altri dieci minuti, ma non posso farlo, chiederle altro tempo, a lei, sarebbe come direle di non aver compreso la sua stessa opera letteraria.
L'offenderei.

"Virginia, penso che a breve svanirai via, ed io berrò il tè da sola, volevo ringraziarti, ti sei tolta la vita, perchè non avresti sopportato ancora una volta l'offesa della reclusione, tu descrivevi luoghi meravigliosi, e loro volevano chiuderti dentro una stanza, cercavi la tranquillità per gestire il tumulto del tuo animo, l'ardita fermezza della tua mente, e loro volevano che tu non scrivessi neanche. Hai lottato tantissimo, penso sempre, l'ho sentito nei tuoi scritti, una donna intrappolata dentro un sistema che ella poteva migliorare."

Sono finiti i dieci minuti, dico le ultime parole, Virginia inizia a svanire, si dilegua come in un sogno, non c'è mai stata, resta solo il tavolino, il tè da finire, ed io. Le persone accanto non hanno notato nulla, perchè nulla vogliono veramente notare, preferiscono i fatti evidenti ai labirinti nasconsti dell'animo umano.
Resto da sola, ma non lo sono, in testa ho racconti miei da voler mettere sui fogli, ed il tempo che passa non mi spaventa, non lo posso afferrare, me ne rendo conto, ma posso eluderlo, perchè se in dieci minuti è accaduto tutto questo, allora devo aver vissuto un altra vita.

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