BENVENUTI SU ITALIA-LIBERA

sabato 4 marzo 2017

EUTANASIA

Torniamo a parlarne, perchè sembra inevitabile, tutti, ancora una volta dicono la loro, quindi almeno diamo un punto di vista alla questione.
Tutto questo ricomincia dalla morte di DJ Fabo.

Secondo me, alla fine, anche parlarne suona male, perchè stiamo discutendo di qualcosa che non riguarda la società, ma le singole persone.
Tutte le grandi cose della vita, riguardano sempre i singoli individui, ci sono scelte che dobbiamo fare da soli, perchè, nonostante tutto siamo noi gli artefici della nostra vita.


Credo si, che dovrebbe esserci una legge in merito, così come c'è stata per l'aborto o per il divorzio, credo anche, che poi i singoli individui siano portati a scegliere che cosa fare.
Somiglia molto al quesito della sfinge, questa storia sull'eutanasia, sembra insormontabile, ma credo
sia facilissimo.

Partiamo dall'idea stessa di vita, io ancora non saprei dirvi che cosa sia.
Vivere è scrivere, disegnare, leggere, guardare un film, ascoltare della musica, vedere le stesse, un alba, aspettare il tramonto al mare; bere una birra con gli amici, correre per non perdere l'autobus; vivere consiste nel perseguire tutte quelle esperienze che alla fine ci formano come persone, significa provare emozioni, capirle, mettere in prartica le nostre convinzioni, lottare per loro.
Vivere è piangere, gridare, essere disperati, cadere e continuare a provare, proprio in nome degli ideali e della nostra morale.
Forse, invece, possiamo parlare della vita, quando stiamo andandocene, quando siamo arrivati alla fine e ripercorriamo le nostre scelte, confrontandole con il senso di colpa per le nostre mancanze. In quel momento potremmo dire che cosa sia stata la vita.

Tutta la vita in una sola ora, tutti i pensieri in una sola poesia, tutte le scelte in nome di chi abbiamo amato.

Alcune volte nella vita capita di voler morire, alcuni ci riescono disperatamente, come Sylvia Plath, come Evelyn McHale, come Jeanne Hebuterne, altri ci riescono per preservare la loro stessa dignità di esseri umani, come Socrate.
Non è nella vita tragica la morte, alcuni desiderano vivere nonostante tutto, come  Frida Kahlo.
Il desiderio di morire, per me diventa una scelta logica, una strada a senso unico, quando perdiamo le ragioni stesse che ci portano a vivere.
Per questo non mi sentirei mai di condannare qualcuno che decide di suicidarsi, se fosse un mio caro, proverei rabbia, la sconfitta di sentirne la perdita; cose dei vivi, cose di chi sente ancora un legame con la globabilizzazione del vivere moderno.

Il discorso sull'eutanasia però è ben diverso, non stiamo parlando di persone che vogliono morire, stiamo parlando di persone malate, che non desiderano più il supporto dei macchinari. 
In queste situazioni è normale, ci chiediamo "e se io..." "e se fossi al suo posto?" è normale, è atavico voler trovare la soluzione ad un dilemma di domonio pubblico confrontandolo con la nostra morale.
Molti lo avranno fatto, e siccome il mondo è vario, saremo arrivati a tantissime diverse conclusioni.

Io, dal canto mio, odio gli ospedali, (forse perchè devo sempre averci a che fare) per tanto se dovessi entrare in coma penso che vorrei solo essere lasciata in pace, in pace a morire.
Se, dal canto mio, restassi come Fabo, vorrei veramente poter morire.
Se, dal canto mio, avessi una malattia neurologica, come la SLA, penso combatterei, fino alla fine, perchè non temo il dolore (che tanto ho già provato). Ma poi alla fine, me ne andrei, un giorno, togliendo dal pensiero chi mi sta vicino, nel modo più semplice possibile.

Chi sono io?
(perchè questo ci domandiamo quando stiamo morendo)
Io sono Io; amo restare in silenzio a guardare la pioggia, non amo il mare, ma adoro camminare per boschi, ho 30 anni, ma davanti alle neve, credo di averne appena 5, e rido e corro, e salto, senza potermi fermare.
Sono tutte queste piccole cose e ne sono tante altre e non potrei mai tollerare di avere per corpo una prigione. 
Io penso che l'attuale, sistema stesso in cui viviamo sia una galera, con multinazionali, e gente che comanda sulle disgrazie di miliardi di individui, mi salvo solo quando penso che, posso grossolanamente scegliere alcune cose. 
Quindi no, non vorrei vivere dentro un letto, non vorrei vivere senza poter camminare, senza poter vedere, non vorrei vivere sapenso che qualsiasi mio progetto non lo posso realizzare che, tutto, ogni cosa, diventa impossibile.

Da bambina ho saputo che un mio parente era gravemente ammalato di Parkinson, ricordo che fui sopraffatta dall'orrore, nel vedere quelle mani tremare insasiabilmente; pensavo alle mie matite, ai miei acquarelli, guardavo le mie mani e con terrore pensavo a cosa avrei fatto se non avessi più potuto tenere per mano un pennello... Poi, grazie a Renoir mi calmai, pensai che potevo sempre trovare la forza, un gradino dopo l'altro. Non ho mai più avuto paura.

Eppure, stiamo parlando di Eutanasia.
Ma non vi smebra strano dover vivere per forza? 
Non vi fa paura voler vivere solo per il vivere stesso?
Alcuni pensano che la terra stessa sia l'inferno, altri pensavano che la nostra paura era del tutto infondata, perchè della morte non sappiamo nulla, la disegnamo con vesti bianche, le abbiamo dato una falce, ma nessuno è arrivato dall'altra parte per dirci che cosa succede.
Ci hanno provato le religioni, certamente, ma sono filosofie, non certezze, ed anche se ci crediamo "ciecamente" possiamo solo avvalerci di un interpretazione.

Mi chiedo solo se sia giusto o meno decidere per altre persone, la vita, la nostra, è difficile, così com'è; siamo spesso spaventati, abbiamo desideri nel cuore che perdiamo fra le difficoltà del tempo, gli anni passano, senza poterli affarrare e ci ritroviamo con capelli bianhi e pelle ruvida, la bellezza svanisce, la memoria vacilla.
Per me vivere una sola vita è così difficile, pesante, che mai potrei indossare, anche quella di un altro essere umano.

Facciamola una legge, una vera legge, diamo a medici competenti e non assetati di soldi, il compito di creare un sitema dove, chi non vuole più vivere attaccato ad una macchina possa decidere di morire.
Penso sia l'unica cosa logica da fare.
Lasciare alla persone la libertà di scrivere la loro storia, anche nel finale.
Il discordo sull'Eutanasia, altro non è che un discorso di umanità, su cosa vogliamo per gli altri, Voltaire diceva "Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire" e allo stesso modo, dovremmo abbracciare qualsiasi diatriba sociale sul destino dei singoli individui, fare in modo che tutti possano poter scegliere.
Se si rispetta la vita, si rispetta quella di tutti, non solo la nostra, assoggettata alle nostre idee, sarebbe troppo riduttivo, facile;  alcuni vorranno vivere, grazie all'ausilio dei macchinari e lo potranno fare, senza essere giudicati, senza essere da meno, ma avremmo un paese a misura d'uomo.

Come potete rispettare la vita, senza rispettare l'uomo?
Sembra che siano due cose del tutto separate, non è disumano questo?


0 commenti:

Posta un commento